6 proposte al Parlamento della XVII Legislatura e al futuro Governo

Per l’Italia del domani, più giusta, più equa e più solidale.

Assopetroli – Assoenergia ha analizzato le serie di dati storici sui prezzi dei carburanti e ne offre, alla valutazione dei partiti e dei movimenti politici candidati alla guida del Paese alle prossime elezioni politiche, i risultati e le proprie considerazioni.

1,04 euro a litro di tasse ! Una mostruosità tutta italiana non più sostenibile

Il dato impressionante che salta all’occhio dalle variabili che compongono il prezzo finale della benzina, è che il peso fiscale che grava su di essa è passato da 0,81 centesimi di euro/litro nel gennaio 2011 a 1,04 euro gennaio 2013, con un rincaro per le tasche degli automobilisti di ben 23 centesimi di euro!

La quotazione Platt’s della benzina (cioè il costo del prodotto già raffinato franco raffineria) è passata da 49,4 cent di euro a 58,8 con un rincaro di 9,4 centesimi dovuto principalmente alla congiuntura internazionale che ha determinato la variazione del costo del greggio e di conseguenza dei prodotti influenzato anche dal cambio euro/dollaro.

Abbiamo ridotto il nostro margine di 6,2 euro/cent. al litro per far fronte alla crisi, solo 12,4 euro/cent. litro è il peso reale di tutta la filiera della distribuzione, dai cancelli della raffineria al serbatoio della Tua auto

E’ un dato significativo che va evidenziato – il ricavo industriale (cioè la quota che permette a tutta la filiera a valle della raffinazione di sopravvivere con la capillarità della distribuzione italiana che è un modello unico in Europa, con oltre 24000 impianti) si è ridotto da 18,6 centesimi del gennaio 2011 a 12,4 centesimi a gennaio 2013 con una contrazione di ben 6,2 centesimi. Il che vuol dire che il comparto della distribuzione ha fatto fronte alla crisi e ai rincari dell’accisa e dell’IVA imposti dallo Stato, riducendo sensibilmente il proprio margine – anche per effetto della concorrenza che non solo esiste ma è sempre più forte – generando un contenimento del costo finale della benzina a tutto vantaggio dei Consumatori. Tutto ciò, nonostante l’inasprirsi del costo del lavoro ed una perdita secca del 10,5% delle vendite di carburante nel 2012 rispetto all’anno precedente, che pure aveva già segnato un sensibile calo delle vendite. Infatti la variazione del prezzo industriale complessivo (prezzo del prodotto più ricavo industriale) rispetto al 2011 è di soli 3,2 centesimi (l’aumento della quotazione Platt’s di 9,4 centesimi è stato contenuto dalla diminuzione del ricavo industriale di 6,2 centesimi) il resto dell’incremento complessivo del prezzo della benzina lo si deve alla pressione fiscale che è la più alta d’Europa e, riteniamo, del Mondo.

Troppe tasse sui carburanti e il blocco del Paese è garantito!

A dicembre 2012 lo Stato incassa un – 7,2% dalle accise e nel 2013 si prevedono – 2,6 miliardi di euro all’Erario

Assopetroli Assoenergia, da sempre chiede ai Governi che si sono succeduti, di rivedere il sistema delle accise che non è più sopportabile e che ha generato, con il crollo delle vendite, un minor gettito di accisa per l’erario del 7,2% (effetto Laffer). Se continua così alla fine del 2013 – bene che vada – lo Stato incasserà in accise 2,6 miliardi di euro in meno dai carburanti, ma nel frattempo senza una riduzione del peso fiscale gli italiani avranno lasciato la macchina in garage definitivamente con tutto quello che ne consegue, non solo per il comparto della commercializzazione dei carburanti ma per tutto il Sistema Italia che si sta via via fermando.

Defiscalizzare i consumi è la soluzione giusta per rilanciarli!

Occorre a nostro giudizio un atto di coraggio da parte del Governo che verrà, una poderosa defiscalizzazione dei consumi per rilanciare l’economia e con essa gli introiti dello Stato.

Assopetroli – Assoenergia quindi, alla luce di quanto sin qui esposto, nel raccogliere le istanze e le proposte delle oltre mille aziende del commercio dei carburanti e dei prodotti energetici associate, ha messo a punto 6 proposte che offre alle forze politiche e ai movimenti che si candidano alla guida del Paese, perché ne facciano tesoro affinché possano tradurle in azioni concrete per la ripresa economica del nostro Paese.

1 La logistica italiana dei carburanti in un quadro di regole europee: garantire una sostanziale parità di accesso ai sistemi di stoccaggio dei prodotti petroliferi in ingresso nel Paese a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie per vincere la sfida e favorire una ancor maggiore concorrenza, rispetto a quella in atto.

Perché lo chiediamo: Perché in Italia la rete della distribuzione dei carburanti è liberalizzata ma i sistemi di stoccaggio dei prodotti petroliferi in ingresso nel Paese non sono sufficientemente aperti. I depositi di stoccaggio in ingresso nel paese, infatti, sono nella quasi totalità di proprietà delle compagnie petrolifere che operano in un regime di oligopolio. Tale sistema, che non è in condizione di garantire una sostanziale parità di accesso ai depositi di stoccaggio, a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie agli operatori indipendenti non integrati e rappresenta il perno centrale che ancora oggi blocca lo sviluppo competitivo a monte del sistema distributivo. In Italia, al sud, si registra una sostanziale impossibilità di accesso ai depositi di stoccaggio per gli operatori indipendenti non integrati, mentre al nord, pur essendovi limitate possibilità di accesso in termini di “spazio deposito”, le compagnie petrolifere proprietarie applicano prezzi così onerosi da scoraggiare e/o impedire il ricorso a canali di approvvigionamento ad esse alternativi, “impedendo” de facto, ai soggetti terzi, di acquistare il prodotto sul mercato in ambito internazionale. Anche una vera concorrenza nei sistemi di stoccaggio dei carburanti può contribuire al contenimento dei prezzi, ponendo le condizioni per il futuro di una logistica petrolifera indipendente, accessibile a tutti e separata rispetto alla filiera produttiva e distributiva.

2 il peso fiscale sui prodotti energetici è il vero freno a mano dello sviluppo competitivo del Paese: defiscalizzare i prodotti energetici per ripartire

Perché lo chiediamo: Perché il Sistema Paese Italia si sta fermando. Lo Stato ha tirato il freno a mano sullo sviluppo delle imprese e sul diritto alla mobilità dei Cittadini: non è più possibile sostenere oltre il 60% di prelievo fiscale sui carburanti e prodotti energetici. Occorre rimuovere questo blocco se si vuole far ripartire il Paese restituendogli dinamismo, competitività e fiducia nel futuro. Per questo chiediamo di ridurre il livello di tassazione dei carburanti e dei prodotti energetici entro i limiti della media dei Paesi della UE, attraverso una concreta defiscalizzazione e revisione del sistema in accordo con i Paesi membri della UE. Un esempio drammatico della voracità dello Stato è, ad esempio, la tassazione sul gasolio da riscaldamento – un bene di primaria necessità – che in Italia è 4-5 volte la media europea: la sperequazione sociale tra zone metanizzate e non, tra Cittadini di serie A e Cittadini di serie B, è lampante! E’ giunto il momento di attuare una politica economica seria, che non abbia più come unico punto di riferimento sempre e solo il bancomat delle accise sui carburanti.

3 Biocarburanti: fermare l’aumento delle immissioni in consumo, i motori delle vetture possono subire gli effetti del non perfetto sviluppo tecnologico

Perché lo chiediamo: Perché si condividono le perplessità sulle prospettive di sviluppo dei biocarburanti ‘convenzionali’, per i quali il bilancio complessivo di riduzione delle emissioni, la potenziale conflittualità con gli usi alimentari e gli elevati costi sono oggetto di riflessione nello stesso ambito comunitario per una revisione della Direttiva Europea in materia. Questo senza contare i possibili malfunzionamenti derivanti dal non perfetto sviluppo tecnologico degli attuali biocarburanti che possono verificarsi sui mezzi da trasporto. A tal fine andrebbe sospeso l’aumento delle percentuali di immissione in consumo – mantenendo l’attuale livello (4,5%) – in attesa di nuovi prodotti derivanti dallo sviluppo tecnologico e dalla ricerca in materia. Anche perché desta preoccupazione la previsione governativa che valuta il differenziale di costo per la quota di biocarburanti con un impatto, al 2020, che potrebbe ammontare a circa 1 miliardo di euro l’anno. Inoltre, nell’interesse delle imprese del sistema della distribuzione, va uniformato il sistema di calcolo dell’obbligo di immissione di biocarburanti nel nostro Paese a quanto già avviene negli altri Paesi europei.

4 Efficientamento energetico del Paese: rafforzare il modello ESCo, mantenere le detrazioni fiscali e abbattere l’IVA sui servizi energetici

Perché lo chiediamo: Perché lo sviluppo dei modelli competitivi di efficientamento energetico del Paese passa anche per il rafforzamento del modello ESCo, tramite l’introduzione di criteri di qualificazione, lo sviluppo e la diffusione di modelli contrattuali innovativi per il finanziamento tramite terzi e la creazione di fondi di garanzia dedicati. Occorre poi rendere strutturali le detrazioni fiscali (55%) con un’estensione nel tempo delle misure, prevedendo altresì le opportune correzioni e miglioramenti per renderle più efficaci ed efficienti in termini di costo-beneficio. Il risparmio energetico e gli strumenti che lo realizzano devono essere posti al centro dell’azione governativa poiché costituiscono la nostra prima vera fonte energetica, con un costo veramente vantaggioso e capace di sostenere una filiera tutta italiana. Infatti, in considerazione del particolare momento di crisi economica che sta attraversando il Paese e per dare una mano alle famiglie, oltre alle agevolazioni incentrate sul risparmio fiscale ai fini dell’efficientamento energetico, riteniamo sia necessario ripristinare l’aliquota IVA agevolata al 10% per i contratti di Servizio Energia c.d “Plus”, disciplinati dal D.Lgs. 115/2008, con l’obiettivo di incidere sull’efficienza energetica secondaria alla riqualificazione, associando l’uso efficiente dell’energia attraverso la gestione qualificata degli impianti termici, con ritorni in termini di minori consumi, minori emissioni nocive, maggiore sicurezza e con i conseguenti vantaggi, oltre che per il sistema, per il Consumatore.

5 Ritardi nei pagamenti nelle transazioni tra imprese, e tra imprese e pubblica amministrazione: attuare le norme e renderle cogenti

Perché lo chiediamo: Perché anche il credito e la tutela del credito per le imprese sono importanti per un sano sviluppo del Paese. Non basta aver recepito la normativa europea (Dir. 2011/7/UE) sui tempi di pagamento con il d. lgs 192/2012, ora è necessario rafforzarne le previsioni attraverso norme capaci di imprimere una cogenza più stretta per le parti contrattuali, anche, con la previsione di sanzioni in caso di inadempienza. Parallelamente occorre da parte dello Stato un’azione forte di moralizzazione e normalizzazione dei pagamenti da questi dovuti come passaggio ineludibile per una nuova fase di crescita e sviluppo del Paese. Una fase che deve essere improntata alla ritrovata fiducia delle imprese nei confronti delle Istituzioni e nei rapporti tra privati, sia sotto il profilo della certezza del diritto che, a maggior ragione, della certezza e garanzia dei crediti. Una economia e sana forte si fonda su regole certe e attuabili.

6 la tassazione per le imprese energetiche: la ROBIN HOOD TAX, una imposta iniqua , anacronistica e profondamente incostituzionale che va rimossa

Perché lo chiediamo: Perché l’addizionale IRES, nata nel 2008 per colpire gli extra profitti dell’industria petrolifera, finisce per colpire anche le PMI commerciali del settore energetico, assimilandole ai grandi operatori petroliferi. Il controllo del divieto di traslazione del maggior onere fiscale sui Consumatori è esercitato dall’AEEG, attraverso misure tarate sui grandi operatori energetici che, sulle piccole e medie imprese, provocano un aggravio insostenibile di costi sottraendo risorse all’attività d’impresa e che sono causa di contenzioso. La burocrazia antitraslazione costa alle PMI più dell’imposta! Nel 2011 si è imposto addirittura un ulteriore inasprimento dell’addizionale IRES che è passata addirittura al 10,5%, un peso economico che sottrae alle Aziende preziose risorse che potrebbero essere impiegate in modo da favorire la crescita e lo sviluppo e, in periodi di crisi, garantire il mantenimento dei livelli occupazionali. Questo senza contare che la ROBIN HOOD TAX è profondamente incostituzionale perché colpisce solo alcune imprese e non altre. Per tali motivi va abolita.

20/02/2013

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