Articolo SQ – La scomparsa di Silvano Calvetti

Con Silvano Calvetti, morto a Roma nei giorni scorsi all’età di 93 anni, scompare una delle grandi figure di Assopetroli accanto a quelle di Giovanni Spantigati, Giuseppe Del Bo e Ivano Becchi, figure che hanno lasciato un’impronta particolare in una storia vicina ormai al traguardo dei 70 anni. Aveva raccolto il testimone della presidenza nel luglio 1985 da Del Bo (che era rimasto in carica per ventun’anni) e nel febbraio 2002 l’aveva trasmessa, dopo averla tenuta a sua volta per oltre sedici anni, a Enrico Risaliti. Alle spalle una lunga esperienza nel settore petrolifero, maturata prima nel settore dell’impiantistica poi per vent’anni dal 1949 al 1969 nel settore del riscaldamento e infine dal 1953 al 1984 nella rete carburanti come amministratore unico della Clar, e nella stessa Assopetroli come presidente della commissione carburanti e, per dodici anni, come vice presidente.

Un periodo segnato da lunghe battaglie sulla ristrutturazione delle rete carburati, per la liberalizzazione dei prezzi e la difesa dei margini dei rivenditori e dei restisti, contro i ripetuti tentativi di contenimento dei consumi nel settore del riscaldamento sulla scia della progressiva metanizzazione del mercato domestico, ma caratterizzato anche da una costante difesa di una linea di leale concorrenza e competitività delle imprese. Auspicando, nel momento del passaggio delle consegne a Risaliti, una legge che potesse favorire lo sviluppo di una morale commerciale e un migliore equilibrio tra produttori e distributori, per evitare, scrisse, comportamenti “predatori” e il formarsi di posizioni dominanti e per garantire la lealtà delle transazioni commerciali (v. Staffetta 26/02/02). Lamentando che la legislazione italiana fosse in quel momento, sotto questo aspetto, molto carente.

Una presenza multiforme quella di Silvano Calvetti in Assopetroli, fin che ha potuto ospite assiduo delle assemblee annuali, cercando sempre, per carattere e formazione culturale, di ispirare il suo comportamento a favorire il dialogo tra le diverse componenti della filiera petrolifera e con le istituzioni.

Quando, come nel caso di Calvetti, si muore oltre i 90 anni, il rischio è spesso di essere dimenticati. Spetta ai giovani tramandarne la memoria, perché, come scrisse lui stesso prima di lasciare la presidenza, “il ricordo del passato è la base per costruire il futuro”.

Di Giorgio Carlevaro

31/01/2017