AUDIZIONE DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA SUL PNRR

Le Commissioni Bilancio, Finanze e Politiche UE di Senato e Camera, riunite, hanno svolto stamattina l’audizione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, nell’ambito dell’esame del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). 

Assopetroli-Assoenergia ha seguito l’audizione in diretta, di seguito i principali passaggi di interesse:

  • Il Piano rappresenta una priorità per il Governo e per il Paese. Questo è il primo incontro, spero sia l’inizio di un dialogo durevole e intenso.
  • Il progetto Next generation Eu è un passaggio storico nel processo di integrazione europea e un passo in avanti significativo nel processo di un Bilancio europeo comune.
  • Visti i tempi di esame dei Pnrr nazionali da parte di Commissione Ue e Consiglio Ue, le risorse europee saranno disponibili alla fine dell’estate.
  • In Italia ci sono diverse disparità che riguardano il sud, i giovani, la disprità di genere. Questi divari riflettono una molteplicità di cause storiche. Va detto che questo Piano ci offre l’opportunità di dare una risposta a questi problemi.
  • Serve un cambio di passo nel modo di utilizzare le risorse che anche in passato l’Ue ha messo a disposizione. Nell’utilizzo dei fondi del Pnrr dobbiamo muovere su tempi molto più rapidi con un deciso rafforzamento delle strutture tecniche e operative deputate.
  • La piena e trasversale condivisione del Piano è necessaria per la sua piena attuazione in questa e nella prossima legislatura. Come ha ribadito Draghi le linee guida del Parlamento saranno di fondamentale importanza nella preparazione della versione finale.
  • Il Governo metterà a disposizione delle Camere le bozze delle note tecniche sulle misure da finanziare con il Pnrr sottostanti al piano presentato il 12 gennaio, su cui tutti i ministeri stanno lavorando.
  • Orientamento del Governo è di confermare le sei missioni del Programma presenti nella bozza del Pnrr predisposta dal Governo Conte II. E’ tuttavia necessario rafforzare alcune parti: va predisposto un capitolo sulla governance. Occorre poi tarare il valore dei progetti sulle risorse effettivamente disponibili. E infine alcuni progetti vanno completati.
  • Nella redazione del Recovery Plan dovremo riflettere sull’utilizzo delle risorse tra progetti a legislazione vigente e nuovi progetti e decidere se modificarne il bilanciamento. Così come il nuovo Governo farà una riflessione su eventuali affinamenti sull’entità delle risorse derivanti da Fsc per finanziare i nuovi progetti contenuti nel Pnrr.
  • Solo il coinvolgimento del territorio rende possibile selezionare progetti veramente utili ai cittadini. ll Governo ha incardinato la governance del Pnrr presso il Mef con compito di coordinamento e indirizzo. La responsabilità primaria su progetti e uso delle risorse resta dei singoli ministeri. Il Mef svolgerà un ruolo di coordinamento e darà pieno sostegno ai singoli ministeri nello sviluppo dei progetti. Insieme al Mef sono coinvolti altri tre ministeri: per l’Innovazione tecnologica per tutti i progetti che riguardano la digitalizzazione; il ministero della Transizione ecologica; il ministero per il Sud e la coesione territoriale per assicurare la coerenza complessiva del piano con la riduzione dei divari territoriali.
  • Stiamo continuando l’analisi dei contenuti della bozza di Pnrr, oltre che l’opportuno disegno delle riforme più urgenti. Tale attività sarà costantemente accompagnata dal confronto con le istituzioni, a partire dal Parlamento. Sarà per noi importante, tramite le risoluzioni, avere i risultati di sintesi che il Parlamento vorrà svolgere. Le risoluzioni ci aiuteranno nelle scelte e ad affinare il testo.
  • Nella selezione dei progetti del Pnrr serve dare grande attenzione alla possibilità che questi progetti siano realizzati entro i prossimi 6 anni. Per quanto riguarda i tempi, sono molto stretti. Occorre pertanto una governance robusta e articolata. È evidente che la sfida è ambiziosa. Abbiamo meno di due mesi per finalizzare il piano, per questo non può subire battute d’arresto.
  • Stiamo organizzando un modello con due livelli di governance, strettamente connessi. Stiamo considerando la costituzione di una struttura centrale presso il Mef a presidio della efficace attuazione del Piano. Questo organismo centrale sarà affiancato da una entità di Audit indipendente. A livello di ciascun ministero si considera la creazione di presidi di monitoraggio e controllo che avranno il compito di interagire con i soggetti attuatori e si interfacceranno con la struttura centrale del Mef.
  • Il Recovery Fund per l’Italia prevede fondi a disposizione del nostro Paese per il 2021-2026 per circa 196 miliardi a prezzi correnti, 69 sotto forma di trasferimenti, 127 sotto forma di prestiti. Nella finalizzazione del piano occorrerà tenere conto dei dati economici più agiornati che tengono conto del fatto che il regolamento europeo emanato a febbraio prende in riferimento il reddito nazionale lordo del 2019. Questo porterà a una stima dell’entità delle risorse è di circa 191,5 miliardi, leggermente inferiore a quella indicata nel piano a gennaio. Occorre poi precisare che queste cifre sono inoltre soggette a un ulteriore margine di variabilità: solo il 70% dei trasferimenti è allocato in base a parametri già noti.
  • Con il Recovery Plan stiamo lavorando a due riforme: una è quella della Pubblica amministrazione sulla quale stiamo lavorando col ministro Brunetta che domani credo esporrà in audizione una serie di importanti innovazioni; vi è poi la riforma della giustizia della quale vi dirà la ministra Cartabia. Una terza area molto importante di riforma riguarda gli interventi di semplificazione normativa trasversale.
  • Il Pnrr costituisce uno strumento di apprendimento senza precedenti per le istituzioni, richiede un rafforzamento delle strutture tecniche delle amministrazioni. Auspicabilmente ci consegnerà un Paese più giusto, più prospero, con una P.a. più efficiente e un contesto regolamentare più favorevole alla crescita economica. Se il progetto avrà successo segnerà un passaggio importante nel processo di integrazione economica europea e contribuerà a rafforzarlo,
  • Noi abbiamo circa 50 giorni davanti. I ministri che come me si sono trovati a far parte di questo Governo hanno cercato in queste settimane a guardarsi il precedente piano e a entrare nel merito di ciò che va confermato perché fatto bene e ciò che va integrato e sviluppato. Stiamo cercando di proseguire in questo lavoro. Fondamentale è sentire tutti i singoli ministri che stanno lavorando sui singoli capitoli per capire cosa sarà confermato e su cosa si sta lavorando.
  • Ci sarà una fase concitata ad aprile in cui noi il Parlamento sarà informato sul Piano definitivo, ma non so darvi oggi una risposta sul come perché non abbiamo ancora pianificato una strategia sul punto. Sicuramente sarà una fase molto veloce.
  • La riforma fiscale è una delle priorità di questo Governo. Questo è un tema che non può essere affrontato in questo contesto ovvero nel contesto del Pnrr, ma certo il Piano non riguarda la riforma del sistema fiscale, anche se questa è importantissima.
  • Dobbiamo impostare una politica di reimmissione di persone giovani nella P.a. Il quesito è come e quali persone. Nell’arco delle prossime settimane la nostra sfida è preparare uno schema per prevedere delle immissioni in tempi relativamente brevi.
  • Penso che la percentuale del 34% di risorse del Pnrr per il sud debba essere perseguita e che anzi occorrerebbe anche andare oltre.
  • La questione dei giovani è una questione dolente nel nostro Paese. Abbiamo un deflusso continuo e significativo di giovani che è un depauperamento del capitale umano a favore di altri Paesi. Questo è uno dei punti importanti che in qualche modo dovremmo riuscire ad affrontare con questo Piano, e non solo. La questione demografica è fortemente legata a questo tema.
  • Sul decreto sui sostegni non vorrei entrare oggi. Ci stiamo lavorando, contiamo di chiudere il testo del decreto nei prossimi giorni e poi informeremo il Parlamento.
  • Per quanto riguarda la consulenza di McKinsey, la polemica mi porta a pensare che vi è molta fiducia nella dirigenza statale. Detto questo, come Mef nel fine settimana abbiamo prodotto un comunicato, che ribadisce che nessuna struttura privata prende decisioni o ha informazioni privilegiate. Tutte le riunioni importanti e tutte le decisioni vengono fatte e prese tra soggetti pubblici. Quindi questo contratto, già aperto, riguarda produzione di cronoprogramma, aspetti metodologici, aspetti più editoriali. Non c’è insomma alcuna intromissione nella scelta. L’importo d’altronde è coerente con un lavoro di questo tipo. Questo perché le strutture pubbliche hanno spesso bisogno di imput specialistiche su determinati lavori., come ad esempio presentazioni in slide. 
  • È essenziali potenziare le strutture decisionali e tecniche pubbliche. Al Mef abbiamo cercato di farlo rapidamente. Abbiamo 50 funzionari che si dedicano al piano, e il numero andrà probabilmente crescendo. Abbiamo detto anche a tutti gli altri ministri di dotarsi in tempi rapidi di strutture che aiutino in questa fase e in quella successiva, in cui occorrerà monitorare, seguire, se del caso correggere.
08/03/2021