Banca d’Italia: Relazione annuale sul 2020, considerazioni finali del Governatore

Nella giornata di ieri, lunedì 31 maggio 2021, il Governatore Ignazio Visco ha presentato le Considerazioni finali, in occasione della diffusione della Relazione annuale sul 2020.

In tale occasione, sono stati pubblicati sul sito della Banca d’Italia i seguenti documenti:

In particolare, per quanto concerne l’andamento dell’economia italiana, nella sua Relazione annuale, la Banca d’Italia ha rilevato come l’anno scorso il PIL italiano abbia registrato il calo più pesante dalla Seconda guerra mondiale (-8,9 per cento). 

La contrazione del prodotto è stata eterogenea, con un più rapido recupero nell’industria e un andamento nei servizi che si è nuovamente indebolito negli ultimi mesi dell’anno. A livello territoriale, ha riguardato tutte le aree geografiche, ma è stata più accentuata al Nord, colpito più duramente dalla prima ondata di contagi.

consumi (scesi del 10,7 per cento) hanno risentito dei provvedimenti di restrizione all’attività economica, mentre le imprese hanno interrotto i piani di accumulazione, determinando una flessione degli investimenti fissi lordi del 9,1 per cento, soprattutto nella componente dei beni strumentali.

L’effetto della pandemia sulle esportazioni è stato forte, ma temporaneo: dopo un brusco calo nel primo semestre, le vendite all’estero hanno ripreso slancio, tornando nei mesi finali dell’anno sui livelli precedenti la diffusione del contagio.

Le ricadute sul mercato del lavoro sono state pesanti, ma il ricorso agli ammortizzatori sociali esistenti e a quelli straordinari introdotti durante la crisi ha contribuito ad attenuarle in misura sostanziale. Alla forte caduta delle ore lavorate ha corrisposto una riduzione molto più moderata del numero di occupati. La perdita occupazionale è stata concentrata tra i lavoratori autonomi e tra quelli con contratto a termine, specie nei servizi, penalizzando in particolare giovani donne. Pertanto, le conseguenze dell’emergenza sanitaria potrebbero ripercuotersi anche sulle tendenze demografiche della popolazione nei prossimi decenni, influenzando sia la natalità, sia i flussi migratori.

Le nuove ondate di contagi hanno mantenuto debole l’attività anche nel primo trimestre del 2021; il prodotto è diminuito dello 0,4 per cento, con una crescita nell’industria e una riduzione nel terziario. Tuttavia, le informazioni ad alta frequenza danno segnali di recupero; il diffondersi delle vaccinazioni e il marcato miglioramento del quadro economico globale hanno rafforzato le aspettative di una ripresa robusta nella seconda metà dell’anno. Le prospettive restano comunque soggette a rischi e dipenderanno dal successo della campagna vaccinale nel contenere l’epidemia, dal mantenimento delle politiche espansive e dall’avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

La politica di bilancio si conferma espansiva anche nell’anno in corso, per fare fronte all’emergenza sanitaria e prorogare le misure di sostegno al sistema produttivo. Nei programmi del Governo nel 2021, il rapporto fra il debito e il PIL toccherà il 159,8 per cento e si ridurrà a partire dal 2022. La velocità di convergenza verso i livelli pre-crisi dipenderà anche dalla capacità di tradurre le riforme e gli investimenti definiti nell’ambito del PNRR in effettivi guadagni di produttività e di crescita. Come noto, il Piano prevede un’ampia varietà di interventi, che perseguono una complessiva strategia di ammodernamento del Paese. In particolare, fornisce un forte stimolo alla transizione digitale ed ecologica delle imprese e delle Amministrazioni pubbliche e delinea un articolato programma di riforme per risolvere alcune debolezze strutturali dell’Italia.

In merito alla finanza pubblica, l’emergenza sanitaria ed economica ha avuto un impatto profondo sui conti pubblici del 2020 e sulle prospettive per gli anni seguenti.

Secondo i programmi presentati nel Documento di economia e finanza 2021 (DEF 2021) dello scorso aprile – che tengono conto anche dell’impatto delle misure incluse nel PNRR – l’indebitamento netto raggiungerà quest’anno l’11,8 per cento del PIL, per scendere gradualmente nel successivo triennio (al 3,4 per cento nel 2024). Il Governo si propone di ricondurre il rapporto tra il debito e il PIL ai valori pre-crisi entro la fine del decennio, anche operando i necessari interventi di bilancio. Le simulazioni riportate nel DEF 2021 mostrano che il raggiungimento di questo obiettivo dipenderà dalla capacità della politica economica di assicurare il ritorno a una crescita stabilmente più elevata e un miglioramento adeguato del saldo primario quando le condizioni macroeconomiche lo consentiranno. Il PNRR, recentemente trasmesso alla Commissione europea, mobilizza tra il 2021 e il 2026 risorse che ammontano a oltre 235 miliardi di euro, e circa il 70 per cento di questi fondi è dedicato a nuovi progetti.

Rispetto agli intermediari creditizi e gli investitori istituzionali, la loro attività, nel 2020, è stata fortemente condizionata dalle conseguenze della pandemia. Le banche hanno soddisfatto l’aumento della domanda di finanziamenti da parte delle imprese, alimentata dal fabbisogno di liquidità, che ha fatto seguito alla sospensione delle attività produttive e dalla propensione ad accumulare riserve precauzionali.

La disponibilità di credito è stata favorita dalla possibilità di avvalersi di garanzie pubbliche sui prestiti e dall’ampio ricorso al rifinanziamento presso l’Eurosistema.

Il rafforzamento patrimoniale consente agli intermediari italiani di affrontare il probabile deterioramento della qualità del credito da una posizione di maggiore solidità. La pandemia non ha, infatti, rallentato i piani di dismissione delle esposizioni deteriorate, di cui è proseguita la diminuzione.

Il flusso di nuovi crediti deteriorati si è ridotto nell’anno, nonostante la contrazione dell’attività economica, ma ha registrato una moderata crescita dall’ultimo trimestre del 2020; le banche hanno aumentato in modo marcato la quota di finanziamenti in bonis classificati allo stadio 2, ossia caratterizzati da un peggioramento del rischio di credito. La crescita delle perdite attese ha comportato un deciso aumento delle rettifiche di valore sui crediti, che ha inciso sulla redditività; gli effetti derivanti dal peggioramento congiunturale si sono aggiunti alle difficoltà strutturali già esistenti prima della pandemia.

È proseguito il processo di riorganizzazione della rete distributiva, in particolare per le banche di maggiore dimensione, attraverso la riduzione del numero degli sportelli e dei dipendenti. Le restrizioni alla mobilità hanno favorito un più elevato ricorso ai canali distributivi digitali, incentivando gli investimenti nello sviluppo di progetti per l’innovazione tecnologica applicata all’offerta di servizi finanziari. Come in passato, una quota rilevante della raccolta delle compagnie di assicurazione è stata effettuata attraverso il canale bancario.

Testo del comunicato

01/06/2021