Depositi fiscali: Agenzia Dogane, 237 autorizzati, recupero 1mld l’anno. GdF: venga salvaguardato impianto antifrode. MEF: decreto ADM per criteri prosecuzione 1 anno

“Il tema dei depositi fiscali è collegato al processo e alla facoltà di denaturazione che consente l’estrazione di carburante dal deposito con aliquote di accisa ridotta o esente. Laddove non vi sia esigenza di una denaturazione è più logico avere il deposito commerciale perché non ci si sottopone alla disciplina più stringente tipica del deposito fiscale. Il tema del deposito fiscale è comune a tutta Europa. In ambito nazionale è la legge del 2016 che ha introdotto requisiti più stringenti per il rilascio e il mantenimento dell’autorizzazione. Su cui poi è innestata la normativa per il contrasto alle frodi“. Lo hanno detto i rappresentanti dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, in audizione davanti alla commissione Finanze del Senato, sull’autorizzazione all’esercizio dei depositi fiscali di prodotti energetici.

Rispetto al 30% nel periodo 2006-2016 è stato ritenuto un limite più che proporzionato. Al momento attuale – hanno aggiunto – il numero complessivo dei depositi fiscali di prodotti energetici autorizzati è pari a 237. Di essi il numero dei depositi fiscali di carburante autorizzati è pari a 120. Si vede chiaramente la mappa di chi dichiara di avere un’esigenza di denaturazione. L’azione sinergica dell’Agenzia delle accise, delle dogane e dei monopoli, della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle entrate ha portato a ridurre le frodi fiscali e più o meno abbiamo recuperato di oltre 1 miliardo di euro l’anno. In questa prospettiva vanno valutate le autorizzazioni revocate, che sono aumentate di 5 unità”. “Il mio ufficio predisposizione normativa ha ricevuto una serie di ipotesi di lavoro per superare la formulazione originaria che per noi mantiene importanti profili di criticità . Abbiamo ricevuto proposte in senso abrogativo ma anche una proposta che invece riformula la norma creando un margine di manovra amministrativo ulteriore, con un provvedimento direttoriale dell’Agenzia, su cui abbiamo espresso parere favorevole – hanno concluso – perché consente una regolamentazione ulteriore dell’Agenzia e un margine di manovra maggiore per valutare le casistiche di cui si parla”. 

I rappresentanti della Guardia di finanza hanno poi osservato che “il mercato dei carburanti è particolarmente sensibile e interessato da diversi anni da fenomeni di evasione dell’Iva e delle accise anche con il coinvolgimento della criminalità organizzata che ha visto in questo mercato un’occasione di business. Gli ultimi dati ricordano che il tax gap delle accise relativo ai prodotti energetici è cresciuto in modo costante negli ultimi anni, attestandosi nel 2019 a 1,9 miliardi. Avevamo raggiunto un picco nel 2017 di oltre 2 miliardi. Un andamento in controtendenza rispetto a quello più generale del tax gap, che negli ulimi anni ha conocsciuto un importante arretramento. La Guardia di finanza ha a cuore che venga salvaguardato l’impianto antifrode e non vengano vanificati gli sforzi del legislatore e degli operatori in direzione di un’incisiva di contrasto alle frodi ai carburanti“, hanno aggiunto.  

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha dichiarato che “l’ordinamento nazionale e unionale parte dal presupposto che l’accisa non si applica sui carburanti nel momento in cui entrano nel territorio fisico dell’Ue, ma l’obbligo c’è nel momento in cui avviene l’immissione in consumo. Inevitabilmente si deve costruire un sistema fiscale che operi attraverso gli operatori, che devono essere attori del sistema del fisco. Questo è attuato con l’istituto del deposito fiscale e dal regime della sospensione di imposta. Il sistema dei depositari autorizzati a operare in regime di sospensione di imposta è l’architrave del fisco in questo ambito. Il sistema vive nella continua tensione tra l’esigenza dello Stato a tracciare tutto il carburante e l’esigenza degli operatori di essere assoggettati solo ad adempimenti funzionali secondo il principio di proporzionalità dell’onere ammninistrativo – ha aggiunto. Per contemperare le esigenze il legislatore è intervenuto con questa norma, che sembrava assistita da paletti tali da assicurare le ragioni del fisco. L’Agenzia delle dogane dice però che può essere il grimaldello su cui fanno leva gli evasori. Per provare a trovare un equilibrio tra queste due esigenze contrapposte possiamo immaginare un provvedimento, con decreto direttoriale del direttore dell’Agenzie delle dogane, che stabilisca preventivamente i parametri in base a cui si esercita la discrezionalità. La determinazione dei criteri e dei presupposti al ricorrere dei quali può essere esercitato il potere discrezionale di autorizzazione alla prosecuzione di un anno è meglio collocato nell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, prima di tutto perché il decreto è piu agile rispetto al decreto del ministro e quindi si potrebbe intervenire in modo piu flessibile, ma soprattutto e lì che ci sono le competenze per stabilire i presupposti“.