E-G: Partono i riscaldamenti. Proposta Assopetroli: usiamo il gasolio auto

L’idea di Assopetroli per abbattere lo smog è di riabilitare i combustibili liquidi. L’Unione petrolifera si dice pronta

Mentre con l’autunno si avviano gli impianti di riscaldamento e ricominciano a salire i valori di inquinanti nell’aria, continua la battaglia tra le diverse posizioni sul fronte del riscaldamento. Sul banco degli imputati, come già lo scorso anno nel caso dello studio Enea commissionato da Assogasliquidi, ci sono le biomasse. Ma in questo caso l’obiettivo è anche, se non soprattutto, quello di riabilitare i combustibili liquidi (anche nei confronti del gas) e di lanciare un’idea che sembra l’uovo di Colombo: sostituire il gasolio “risca” (cioè da riscaldamento) con il gasolio auto, che è molto meno impattante sotto diversi punti di vista.
L’iniziativa è di Assopetroli, che ha commissionato a Innovhub – Stazione sperimentale per i combustibili uno studio per confrontare le caratteristiche e le prestazioni di gasolio risca e gasolio auto.

I risultati dello studio sono stati presentati in occasione del convegno “Qualità dell’aria e combustibili: rispetto dell’ambiente, tutela della concorrenza, sostenibilità economica“, organizzato da Assopetroli nell’ambito della manifestazione Oil&nonOil che si è svolta a Verona.
A introdurre i lavori è stato il presidente dell’associazione Andrea Rossetti, che ha sottolineato le contraddizioni di politiche energetiche e andrea-rossetti.jpgambientali dirigistiche che, oltre ad allocare le risorse in modo inefficiente, spesso ottengono risultati che si annullano. Come nel caso della riduzione delle emissioni di particolato ottenuta grazie alle politiche ventennali su trasporti e carburanti, e poi completamente annullata dagli incentivi alle biomasse per riscaldamento.
Un paradosso ben illustrato da Gabriele Migliavacca di Innovhub: le emissioni di particolato di 100 impianti a gasolio si azzererebbero quasi se se ne convertissero 99 a gas naturale, ma tornerebbero al livello originario se l’unica restante fosse convertita a biomassa.
Questo il motivo per cui Rossetti ha parlato di “politica strabica“, come nel caso del Lazio, dove sono stati messi al bando tutti i combustibili liquidi per riscaldamento (compresi biodiesel ed emulsioni) e dove “si è sottratto un volume di affari di circa 300 milioni di euro l’anno a un settore economico per trasferirlo a un altro per via amministrativa”, senza che questo avesse un effetto positivo sulla qualità dell’aria. Le aziende rappresentate da Assopetroli hanno perso nel solo Lazio il 75% del proprio volume di affari. Tutto questo a fronte del fatto che la Regione non ha ancora adempiuto all’obbligo di istituire il catasto degli impianti termici e non può dunque sapere se effettivamente le caldaie a gasolio siano state sostituite da impianti a gas (come le regole indicavano) o a biomassa.

Ecco dunque la proposta di Assopetroli di riabilitare i combustibili liquidi e di sostituire il gasolio risca (con tenore di zolfo 1000 ppm) con il gasolio auto (10 ppm), che consentirebbe “di abbattere in un giorno le emissioni di zolfo di 100 volte”. Un passaggio per il quale “industria e distribuzione sono pronte” e per il quale “è solo necessario trasformare la facoltà in obbligo”, senza che questo comporti cambiamenti per i consumatori né per le aziende.
Possibilità confermata da Franco Del Manso, di Unione Petrolifera, che ha sottolineato che già adesso il gasolio auto in alcuni casi viene usato per il riscaldamento. “L’industria è pronta”, ha detto. Si tratta di 2-3 milioni di tonnellate di risca. “Certo – ha aggiunto – per qualche raffineria è ancora importante disporre della flessibilità di poter distribuire il 1000 ppm. Ma sono problemi risolvibili”.
Una visione sposata da Sergio Gatteschi dell’Agenzia Fiorentina per l’Energia, presidente di Amici della Terra Toscana. “La vera bestialità – ha detto – è stata la diffusione delle caldaiette singole a gas quando tutto il mondo sta andando verso il teleriscaldamento. E poi è stato fatto un errore nella valutazione dei combustibili. Questo va riconosciuto e comunicato”. Senza contare, ha chiosato Del Manso, che oltre a perdere efficienza passando da caldaie centralizzate a impianti familiari, si sono aumentate le emissioni di ossidi di azoto passando dal gasolio al metano.

Pubblicato da E-gazette il 17 ottobre 2016

18/10/2016