G20, INTESA SUL CLIMA ASPETTANDO LA CINA. IN CORSO A GLASGOW COP26

I leader mondiali riuniti a Roma per il G20 hanno trovato un’intesa sul clima, all’interno di un documento di 17 pagine piene di propositi. Dal clima, appunto, alla stabilità finanziaria. Niente di strabiliante, a dire il vero. Vengono ribaditi impegni già presi in precedenza, come l’obiettivo degli accordi di Parigi per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi e limitarlo a 1,5 gradi rispetto al periodo pre industriale. Per farlo però servono “azioni effettive e l’impegno di tutti i Paesi”, seppure nella “diversità d’approccio”, attraverso lo sviluppo di percorsi nazionali che abbiano degli obiettivi a breve e medio periodo.

L’obiettivo sottoscritto dai leader del G20 è quello di accelerare “le nostre azioni” con investimenti mirati, sapendo che l’obiettivo finale è il raggiungimento della carbon neutrality per la metà del secolo. Non è tuttavia stata indicata una data precisa, anche perché la Cina, come noto, ha idee diverse su quando raggiungere l’obiettivo. D’altronde la Cina nel 2019 ha emesso il 27 per cento del totale dei gas serra prodotti a livello globale. Poi ci sono gli Stati Uniti con l’11 per cento. L’Unione Europea è ferma al 6,4 per cento.

“La lotta al cambiamento climatico è la sfida decisiva dei nostri tempi”, ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi durante l’incontro sul ruolo del settore privato nella lotta contro il cambiamento climatico, all’interno della due giorni del G20 a Roma. “O agiamo ora, affrontando i costi della transizione e riuscendo a portare la nostra economia su un percorso più sostenibile, oppure rimandiamo l’azione, pagando un prezzo molto più alto in seguito e rischiando di fallire. L’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici mostra che dobbiamo effettuare riduzioni immediate, rapide e sostanziali alle emissioni per evitare conseguenze disastrose. Alcuni di noi si chiedono perché stiamo portando il nostro obiettivo climatico da 2 gradi a 1,5 gradi. Come mai? Perché lo dice la scienza”.

Quindi, ha detto Draghi, “dobbiamo ascoltare gli avvertimenti provenienti dalla comunità scientifica globale; affrontare la crisi climatica in questo decennio; e onorare l’Accordo di Parigi e l’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030. Il passaggio all’energia pulita è fondamentale per ottenere le necessarie riduzioni delle emissioni di gas serra. Non possiamo più rimandare tutto questo. Questa transizione richiede uno sforzo significativo e i governi devono essere pronti a sostenere i propri cittadini e le imprese attraverso di essa, ma offre anche opportunità per stimolare la crescita, creare posti di lavoro e ridurre le disuguaglianze”.

Sia il settore pubblico che quello privato devono fare la loro parte, ha detto ancora il presidente del Consiglio italiano. “I governi possono fissare obiettivi a breve e lungo termine e garantire stabilità politica, finanziaria e normativa, ma non possono fare tutto. Le aziende private accelerano la diffusione delle tecnologie pulite, promuovono l’innovazione e promuovono la produzione su larga scala. Il finanziamento pubblico aiuta ad attrarre finanziamenti verdi e a ridurre i rischi per gli investimenti del settore privato. I partenariati pubblico-privati uniscono le due realtà. Dobbiamo sostenere le iniziative private che inseriscono priorità sociali e ambientali nei loro modelli di produzione, come l’iniziativa di Sua Altezza Reale, il Principe Carlo d’Inghilterra, sui mercati sostenibili. La Presidenza italiana del G20 vuole rilanciare la crescita economica e renderla più sostenibile. Lo dobbiamo ai nostri cittadini, al nostro pianeta e alle generazioni future”.

Intanto, nell’ambito della Cop26 in corso a Glasgow gli Stati Uniti, l’Unione europea e i partner hanno formalmente lanciato il ‘Global Methane Pledge’, un’iniziativa per ridurre le emissioni globali di metano e mantenere l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi Celsius a portata di mano. Un totale di oltre 100 Paesi che rappresentano il 70% dell’economia globale e quasi la metà delle emissioni di metano antropogenico hanno firmato l’impegno. I Paesi che aderiscono al Global Methane Pledge si impegnano a raggiungere l’obiettivo collettivo di ridurre le emissioni globali di metano di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030 e a muoversi verso l’utilizzo delle migliori metodologie di inventario disponibili per quantificare le emissioni di metano, con particolare attenzione alle fonti di emissioni elevate. I Paesi sottoscrittori rappresentano tutte le regioni del mondo e includono rappresentanti di nazioni sviluppate e in via di sviluppo.

Le filantropie globali hanno impegnato 328 milioni di dollari in finanziamenti per sostenere l’aumento di scala di questi tipi di strategie di mitigazione del metano in tutto il mondo. La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca europea per gli investimenti e il Fondo verde per il clima si sono impegnati a sostenere il Pledge attraverso l’assistenza tecnica e il finanziamento di progetti.  L’Agenzia internazionale per l’energia servirà anche come partner di implementazione. La realizzazione del Global Methane Pledge ridurrebbe il riscaldamento di almeno 0,2 gradi Celsius entro il 2050, fornendo una base fondamentale per gli sforzi globali di mitigazione del cambiamento climatico. Inoltre, secondo il Global Methane Assessment della Climate and Clean Air Coalition (Ccas) e del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), raggiungere l’obiettivo del 2030 eviterebbe oltre 200.000 morti premature, centinaia di migliaia di visite al pronto soccorso legate all’asma e oltre 20 milioni di tonnellate di perdite di raccolto all’anno entro il 2030.

05/11/2021

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