Il Sole 24 Ore – Smog: in Lombardia le stufe a pellet la prima causa di Pm10

di JACOPO GILIBERTO

La prima causa di inquinamento da Pm10 nell’aria della Lombardia non è il traffico. Sorpresa: sono le stufe a pellet o a legna, quelle che molti definiscono ecologiche. In cifre: la voce “combustione di biomasse legnose” rappresenta il 45% di tutte le polveri fini che respirano gli abitanti della regione, certificano le analisi dell’Arpa Lombardia. Il traffico, certamente, contribuisce; inquinano anche gli impianti di riscaldamento a gasolio, certo. Ma i fumi dei motori diesel sono il 14% delle polveri inquinanti che intasano i polmoni lombardi; se ai fumi dei tubi di scappamento si somma anche la polvere generata dallo sfregamento delle gomme sull’asfalto e dalle pastiglie dei freni (un altro 13% delle particelle Pm10), l’intero traffico arriva a produrre appena il 27% di tutte le polveri fini contro il 45% di stufe e caminetti.

CHI INQUINA L’ARIA DELLA LOMBARDIA
Le fonti che producono le polveri fini Pm10 (Fonte: Arpa Lombardia)

La prima causa di inquinamento per ammoniaca e altri composti precursori dello smog? Ecco un’altra sorpresa: in Lombardia è l’agricoltura, quella che molti reputano ecologica. Sono i concimi azotati, è il letame prodotto dagli allevamenti. Il 98% delle emissioni lombarde di ammoniaca viene dal segmento agricolo, il quale produce anche il 6,7% delle Pm10. Ci pensa poi la brezza a concentrare questi inquinanti verso le città, a impolverare i bronchi e a intossicare bambini e vecchi.

Com’è naturale, questi dati sono medie regionali, dalle montagne dei Grigioni fino alla Bassa più profonda del Mantovano. Per esempio a Milano, dove sono dense le strade trafficate e i condomìni giganti, le prime cause di inquinamento sono il traffico e la combustione di gasolio e metano, mentre le stufe a pellet tipiche delle villette a schiera sono una rarità.

I dati dell’Arpa e quelli, non troppo diversi, elaborati dall’Enea o dall’Istituto superiore di sanità sono stati usati per una competizione avviata da un settore che subisce la concorrenza dei pellet, cioè l’industria del Gpl. Le aziende aderenti all’Assogasliquidi hanno osservato più volte che il riscaldamento con le palline di legno o con il “cippato”, combustibili spesso importati da paesi lontani, è meno ecologico del gas in bombola. In effetti un gran numero di case indipendenti, come le villette tipiche della Lombardia, viene riscaldato non più con il Gpl bensì con combustibili di origine vegetale. Il costo del riscaldamento a pellet o cippato è competitivo, il combustibile è di utilizzo facile e sicuro, vi sono incentivi che ne favoriscono il ricorso. La competizione fra i due combustibili è molto diretta.

Il combustibile vegetale, se bruciato in impianti ad alto rendimento, può avere efficienze importanti ed emissioni assai contenute, e inoltre la tipologia di combustibile potrebbe configurarsi a bassa emissione di anidride carbonica se proviene da legname a chilometro zero. Condizioni che, purtroppo, accadono raramente.

Secondo un primo censimento (ancora incompleto) al 31 gennaio 2016 la Lombardia era arrivata a contare 16.500 impianti a biomassa legnosa. Per completare il censimento serviranno ancora anni.

Nel mondo — è la stima dell’Ocse — le morti premature da smog e polveri sottili sono pari a 3 milioni nel 2010 e aumenteranno fino a 6-9 milioni l’anno. «Il numero di vite stroncate dall’inquinamento è già terribile, e la crescita potenziale nei prossimi decenni è terrificante», ha detto l’altro giorno Simon Upton, direttore Ambiente dell’Ocse.

I dati dell’inquinamento lombardo studiati dall’Arpa Lombardia sono stati presentati dall’assessore lombardo all’Ambiente Claudia Maria Terzi durante una seduta di giunta in cui è stato discusso il nuovo censimento dell’inquinamento dell’aria previsto dal piano regionale Pria.

Ed emerge un altro elemento che per qualcuno sarà una sorpresa: l’aria lombarda sì è inquinata, ma l’inquinamento è in calo. «Il trend emissivo e di qualità dell’aria dei principali macroinquinanti è in continuo miglioramento negli ultimi anni. Viene confermato il ruolo delle combustioni delle biomasse legnose che sono responsabili di circa il 45 per cento delle emissioni del Pm10 regionale primario, delle motorizzazioni diesel per le emissioni di NOx
(57%) e del settore agricolo che rappresenta ad oggi la prima sorgente di produzione di ammoniaca in Lombardia (maggiore del 98%)», dice l’assessore Terzi. Lo stato delle conoscenze sulle emissioni dei principali inquinanti è stato migliorato nel 2015 grazie al contributo dell’Arpa Lombardia e del Politecnico di Milano e grazie anche all’avviamento di una nuova sezione del catasto unico regionale degli impianti termici (il catasto delle caldaie si chiama Curit) dedicata agli impianti per la combustione della biomassa legnosa, cioè legna e pellet.
Secondo Terzi, «gli strumenti messi in atto dalla Commissione Europea sono risultati ampiamente insufficienti e carenti non esistendo un’efficace regolamentazione per la corretta valorizzazione della combustione della biomassa legnosa e per il contenimento dell’ammoniaca prodotta dagli allevamenti nel settore agricoltura. In quest’ultimo settore, in particolare, ci aspetteremmo dalla Ue una posizione aggiornata e coerente allo sviluppo di una vera e propria economia circolare, in grado di dare una risposta al problema della gestione dei reflui zootecnici per i problemi che pone per i comparti aria e acque, e valorizzando al contempo le risorse e le energie che da essi si possono ricavare».

Pubblicato da Il Sole 24 Ore il 15 giugno 2016

16/06/2016