LA STRUTTURA DEL NUOVO GOVERNO

I VICEMINISTRI E I SOTTOSEGRETARI

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 1 novembre la lista dei vice ministri e dei sottosegretari del governo. I vice ministri sono: Esteri Edmondo Cirielli (Fdi), Giustizia Francesco Paolo Sisto (Fi), MEF Maurizio Leo (Fdi), Mise Valentino Valentini (Fi), Ambiente Vannia Gava (Lega), Infrastrutture e Trasporti Galeazzo Bignami (Fdi) Edoardo Rixi (Lega), Lavoro e Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci (Fdi). Gava è stata già sottosegretaria al Mite con il governo Draghi e all’Ambiente con il Conte 1. 

Questa la lista dei sottosegretari: Esteri Giorgio Silli e Maria Tripodi; Interni Emanuele Prisco, Wanda Ferro e Nicola Molteni; Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, Andrea Ostellari; Difesa Isabella Rauti e Matteo Perego; Economia Lucia Albano, Federico Freni e Sandra Savino; Mise Fausta Bergamotto, Massimo Bitonci; Mite Claudio Barbaro; Agricoltura Patrizio La Pietra e Luigi D’Eramo; Infrastrutture e trasporti Tullio Ferrante; Lavoro e politiche sociali Claudio Durigon; Istruzione Paola Frassinetti; Università e ricerca Augusta Montaruli; Cultura Gianmarco Mazzi, Lucia Borgonzoni e Vittorio Sgarbi; Salute Marcello Gemmato; Rapporti con il Parlamento Giuseppina Castiello e Matilde Siracusano; sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alessio Butti (Innovazione) Giovanbattista Fazzolari (Attuazione del programma) Alberto Barachini (Editoria) Alessandro Morelli (Cipe).

LA MANOVRA ECONOMICA

Almeno 21 miliardi di risorse in deficit, oltre 15 miliardi per tutelare le famiglie e le imprese dall’emergenza energia, ma anche revisione del Superbonus e del Reddito di cittadinanza. La manovra economica per il 2023 comincia a prendere forma. Con il tema delle bollette che resta in cima alle priorità. Nonostante il calo delle tariffe del gas deciso dall’Autorità per l’energia, la crisi energetica infatti non è superata, il 2023 sarà ancora un anno difficile: il governo lo sa e per questo ha deciso di impostare il lavoro per il prossimo decreto di aiuti e poi per la manovra all’insegna di una “grande prudenza”. Prudenza che si riflette anche nelle nuove stime della Nota di aggiornamento al Def, che arriva oggi sul tavolo del consiglio dei ministri insieme alla Relazione del Governo al Parlamento sull’aggiustamento di bilancio. 

In queste ore nel governo si studia anche un provvedimento sulle trivelle e non è escluso che possa essere presentato già oggi. Nella Nadef, che l’esecutivo ha aggiornato con il quadro programmatico (il governo Draghi aveva fornito solo il tendenziale, senza gli effetti delle politiche economiche), il Pil 2023 verrebbe confermato al +0,6% (lo stesso dato indicato dal precedente governo). Una stima dunque cauta, nonostante la crescita superiore alle attese (+0,5%) del terzo trimestre di quest’anno. Un dato che invece per il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco potrebbe condurre a una revisione in meglio sulle stime per il 2023, grazie ad un effetto-trascinamento (la Banca d’Italia nello scenario base prevede un -0,5%). 

Per quanto riguarda invece l’indebitamento netto l’asticella verrebbe portata al 4,5% del Pil: considerato che la stima tendenziale è al 3,4% (ma non è escluso che anche questo dato possa essere rivisto), si aprirebbe uno spazio per il prossimo anno di oltre 21 miliardi. Risorse in deficit che saranno la base di partenza della manovra, vero banco di prova del governo, che ha davanti meno di due mesi per approvarla, pena l’esercizio provvisorio. 

“Stiamo correndo contro il tempo con la legge di bilancio”, ammette nella sua prima uscita internazionale a Bruxelles la presidente del consiglio Giorgia Meloni. Che non smette di ripetere la centralità dell’emergenza bollette. Dalla crisi infatti non si uscirà prima del 2024: il governo si aspetta che il 2022 e il 2023 siano gli anni più complicati sul piano dell’emergenza energetica e per questo l’approccio del ministro dell’economia è improntato ad una grande prudenza. Proprio all’energia sarà destinata in manovra una somma non inferiore ai 15 miliardi. Per cercare di raggranellare nuove risorse, intanto, si lavora ad una revisione del Superbonus 110% e del Reddito di cittadinanza. Altre risorse potranno arrivare anche dai fondi di coesione non spesi: si dovrebbe trattare di 4-5 miliardi, ancora oggetto di trattativa in Europa, che potranno essere usati per il caro energia. 

Dalla Nota al Def è attesa anche un’indicazione più chiara sul ‘tesoretto’ di minor deficit che consentirà in parte di finanziare il prossimo pacchetto di aiuti per tutelare famiglie e imprese fino alla fine dell’anno, provvedimento atteso in consiglio dei ministri la prossima settimana. È probabile che lo spazio di 9,4 miliardi lasciato dal precedente governo si ampli con una dote aggiuntiva di 5-9 miliardi (il deficit tendenziale per il 2022 è al momento fissato al 5,1%, ma potrebbe scendere al 4,6-4,8%, a fronte del 5,6% autorizzato col Def). Alla luce di questa dote, il governo chiederà l’autorizzazione all’utilizzo delle risorse alle Camere, che voteranno la prossima settimana (il Senato potrebbe esprimersi il 10). Al decreto aiuti dovrebbero andare 7-10 miliardi, necessari per prorogare fino a fine anno i crediti di imposta per le imprese energivore e lo sconto benzina (in scadenza il 18 novembre): altre misure sono allo studio, dal rafforzamento del bonus sociale allo uno scudo per chi non riesce a pagare le bollette. 

IL DL ACCISE NELL’AIUTI TER

Con un emendamento presentato ieri dal governo, il decreto-legge 153/2022 che proroga il taglio delle accise fino al 18 novembre è stato inserito nel decreto-legge 144/2022 Aiuti ter. Il DL Aiuti ter è attualmente all’esame della commissione speciale della Camera per l’esame dei provvedimenti urgenti. Il testo dell’emendamento non è stato ancora pubblicato.

RIASSETTO DEI MINISTERI 

Sono ancora in corso i lavori sul riordino e la ridenominazione dei ministeri. Dalla bozza di decreto-legge emergono alcune novità in tema di energia. La prima è un potenziamento del ruolo del ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimi, già ministero dello Sviluppo economico) all’interno del Cite, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica. Il testo prevede infatti che il Comitato possa essere presieduto, oltre che da Palazzo Chigi e dal Mite (che diventerà ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica), anche dal Mimi. Il presidente del Consiglio potrà delegare il Mimi “qualora si tratti di materia concernente la politica industriale”. Il “Piano per la transizione ecologica”, principale documento programmatico del Cite, diventa “Piano per la transizione ecologica e per la sicurezza energetica”, mentre il Comitato lavorerà anche su misure di incentivazione nazionale ed europea, sostegno e sviluppo delle imprese in materia di produzione energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili e dell’idrogeno e sicurezza energetica. Infine, il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili ritorna a essere ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

IL NODO DELLE COMMISSIONI 

Dopo aver archiviato la partita del sottogoverno anche il Parlamento si appresta a completare il suo iter di formazione. Mercoledì 9 novembre sia alla Camera che in Senato, sono state convocate le commissioni permanenti che, dopo l’indicazione dei componenti da parte dei gruppi parlamentari, andrà ad eleggere i rispettivi presidenti. Al centrodestra, come coalizione di maggioranza, il compito di risolvere il risiko, tenendo presente le quote che spettano per numero di parlamentari ad ogni partito che lo compone. Al FdI andranno 5 presidenze del Senato e 7 della Camera, alla Lega 3 e 4, mentre a Forza Italia 2 e 3. I capigruppo sono al lavoro, sotto l’attento sguardo del ministro per i Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani, ma le caselle non sono state ancora riempite. “Il tempo c’è per trovare un accordo con tutti gli attori in campo”, viene spiegato, anche se l’elezione dovesse “slittare di qualche giorno”. Intanto si è trovata la quadra per la commissione Esteri della Camera potrebbe essere guidata da Giulio Tremonti o Maurizio Lupi. In Senato confermata la presidenza a Stefania Craxi (Fi), mentre in vista della presentazione della legge di bilancio (che partirà proprio da Montecitorio) la commissione Bilancio sarà affidata a Roberto Pella (Fi), mentre quella di Palazzo Madama andrà a Nicola Calandrini (Fdi). 

Per le commissioni Finanze si pensa a Andrea De Bertoldi (Fdi) o Alberto Gusmeroli alla Camera, mentre in Senato non sarebbero ancora stati sciolti i nodi. Per l’ex ministro leghista Massimo Garavaglia si aprirebbe, dunque, la porta di Attività produttive. Sempre a palazzo Madama, Alberto Balboni (Fdi) dovrebbe approdare agli Affari costituzionali, mentre a Montecitorio confermato Igor Iezzi (Lega). Marcello Pera potrebbe essere riservato alla futura commissione bicamerale sulle Riforme, che tratterà la modifica costituzionale del presidenzialismo. A Federico Mollicone, uscito dalla rosa dei sottosegretari, dovrebbe invece andare la Cultura di Montecitorio. Per la Lega di Matteo Salvini confermata Giulia Bongiorno per la Giustizia. A Montecitorio dovrebbe avere la Difesa, con Paolo Formentini o Eugenio Zoffili. L’Agricoltura del Senato potrebbe essere spartita tra Fdi e Forza Italia, pronta a schierare l’ex sottosegretario Francesco Battistoni. Per la Sanità si fa invece il nome di Francesco Zaffini (Fdi). Su tutte le altre caselle una quadra ancora non è stata trovata. La sfida è tutta interna ai partiti della maggioranza visto che le quote di suddivisione della coalizione non sembrano essere in discussione.

Bisognerà aspettare invece per le bicamerali che saranno convocate per fine novembre. Alle opposizioni spettano il Copasir per legge e per prassi le due Giunte per le Autorizzazioni e la Vigilanza Rai. Per il Comitato per la Sicurezza della Repubblica il candidato è Lorenzo Guerini, seguito da Enrico Borghi, mentre una delle due Giunte dovrebbe andare al Terzo polo, l’altra ad Alleanza Verdi. È tuttavia la Vigilanza Rai a poter riservare le maggiori sorprese. M5S la rivendica con Stefano Patuanelli, con Italia Viva tentata nel fare lo sgambetto e mettere, con il supporto di qualche componente del centrodestra, Maria Elena Boschi.