Il Presidente Andrea Rossetti intervistato da OIL&nonOIL

Razionalizzazione, lotta all’illegalità, cooperazione: presente e futuro del settore carburanti nell’intervista ad Andrea Rossetti, presidente Assopetroli Assoenergia, a cura di OIL&nonOIL del 18 ottobre 2015.

Da tempo Assopetroli Assoenergia chiede un tavolo di lavoro con gli altri operatori e gli organi di controllo (Agenzia delle Entrate, Dogane e Guardia di Finanza), sul tema “illegalità e frodi Iva”. Avete avuto riscontri?

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Dott. Andrea Rossetti, Pres. Assopetroli Assoenergia

Come giustamente ricorda, la nostra organizzazione si è mobilitata da tempo per richiamare la necessità di un’azione di contrasto più decisa contro la diffusa illegalità che si è andata manifestando negli ultimi anni.
La distribuzione carburanti rimane purtroppo, per sue caratteristiche intrinseche, a partire dal peso abnorme della fiscalità sui carburanti, esposta ad un rischio elevato, senza eguali in altri segmenti del commercio.
In questa azione abbiamo evidenziato numerosi problemi vecchi e nuovi. Dalla grave insicurezza dei nostri punti vendita stradali esposti al rischio di aggressione furto e rapina, alle varie forme di contrabbando, per finire con le frodi IVA sulla commercializzazione dei prodotti energetici che, nella nostra percezione, rappresentano la fattispecie più insidiosa di alterazione della concorrenza.
Nei contatti che intratteniamo con le Agenzie e gli organi preposti rappresentiamo la necessità non solo di intensificare ma anche di rendere più selettivi i controlli per aumentare la presa sui fenomeni specifici. In particolare gli acquisti di carburanti in evasione d’IVA da parte di presunti esportatori abituali, spesso sedicenti broker estranei al settore, che si interpongono nel mercato con finalità illecite.
Quest’ultima patologia è sfuggita ai normali presidi di controllo concepiti soprattutto per vigilare sulle accise, ed ha assunto un profilo molto ramificato e preoccupante.
In generale i riscontri che abbiamo avuto sono più che incoraggianti. Dal lato delle istituzioni la ricerca di collaborazione è stata apprezzata e addirittura caldeggiata. A valle di questo, la cronaca segnala azioni positive sul piano della repressione che vanno però consolidate. A ciò auspichiamo si accompagni, in particolare per l’IVA, una revisione delle procedure per l’acquisto in esenzione che ostacolino le malversazioni a livello sistemico. Nel lavoro impostato con l’Agenzia delle Entrate sono emerse proposte specifiche che speriamo trovino rapida attuazione.
Infine nel mondo della rappresentanza del settore, in particolare Unione Petrolifera e le principali organizzazioni dei gestori, registriamo una diffusa consapevolezza della necessità di agire coralmente contro queste alterazioni. E questo è un fatto molto positivo.

Altro punto dolente è quello relativo al tema “ecoreati”. Cosa vi preoccupa in particolare?

Nel complesso il settore distributivo dei carburanti detiene un rischio elevato, frazionato e particolarmente esteso. Oltre ai depositi abbiamo 23.000 distributori stradali che possono potenzialmente ricadere nelle maglie della legge anche per inquinamento accidentale.
locandina_convegno_29ott15_9-30La norma è troppo recente per capire fino in fondo gli effetti reali che dispiegherà sul settore. Ma certamente non rassicura il rischio di possibili sanzioni pecuniarie, interdittive e detentive severe come quelle contenute nel provvedimento che rischiano di tradursi in una misura punitiva per le imprese. A nostro giudizio la punibilità dei reati ambientali dovrebbe essere del tutto esclusa se la bonifica delle contaminazioni avviene su iniziativa dell’operatore, soprattutto laddove il danno si è prodotto in modo non intenzionale.
Proprio per approfondire questi aspetti e fare il punto sull’attuazione della legge abbiamo organizzato un importante convegno in collaborazione con Oil&nonoil che si svolgerà il prossimo 29 ottobre a Roma dal titolo “Ecoreati e gestione del rischio aziendale”. Grazie al contributo di prestigiosi esperti e del Sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, tenteremo una riflessione critica sul provvedimento anche in rapporto all’adeguamento dei modelli di gestione della responsabilità aziendale.

Assopetroli Assoenergia è fautrice, insieme alle associazioni dei gestori e all’Unione Petrolifera, del cosiddetto “accordo unitario” sulla razionalizzazione della rete. Accordo che è stato per ora recepito per intero tramite emendamento al ddl concorrenza. Sinteticamente, quali sono i punti di forza del testo?

Innanzitutto il realismo. In secondo luogo la capacità di fare sintesi al di la di visioni particolari. Alla base vi è l’assunzione universale dello squilibrio strutturale dal lato dell’offerta e della crisi di redditività profondissima del settore.
Di qui la necessità di un intervento straordinario di riequilibrio con la chiusura programmata di alcune migliaia di punti vendita. Non solo ovviamente quelli incompatibili o insicuri, che con questo intervento andranno a chiusura definitivamente, ma soprattutto dei molti improduttivi.
In base ai dati dell’Agenzia delle Dogane si stimano circa 3.000 impianti in crisi gestionale conclamata che rimangono aperti inerzialmente, nella maggior parte dei casi solo per rinviare gli oneri di dismissione e bonifica dei terreni che implicano costi ingenti, spesso imprevedibili, che si tende a rinviare in un momento così difficile.
OilnonoilIl punto più qualificante della proposta si concentra proprio su questo: abbassare la barriera all’uscita dal settore. Non certo a costo dell’ambiente, ma come si è fatto in passato, differendo l’attività di dismissione da quella di bonifica da realizzare al momento del riutilizzo dell’area. E’ una proposta logica sia dal punto di vista economico che ambientale: non è certo interesse della collettività tenere in vita strutture spesso obsolete, antieconomiche e potenzialmente inquinanti. Ma al contrario bisogna favorirne la chiusura in tempi brevi concedendo una finestra facilitata di uscita dal mercato. Per questo la razionalizzazione è stata approvata dalla Camera nell’ambito del DDL Concorrenza e speriamo completi il suo iter legislativo senza stravolgimenti.

Come sta evolvendo il ruolo degli indipendenti rispetto al graduale ritiro delle compagnie petrolifere e ai nuovi soggetti che entrano nel settore? Siete pronti a raccogliere la sfida?

Operare nel nostro mercato in questo frangente è molto complicato. Ciononostante tra le nostre aziende si registra un certo dinamismo e una predisposizione alla crescita che possono trasformare la crisi in opportunità. Nel downstream molte attività sono ormai troppo poco remunerative e troppo complesse dal punto di vista gestionale – date anche le difficili condizioni del fare impresa in Italia – per essere attrattive per le major petrolifere. Su questo terreno la flessibilità operativa e la capacità di adattamento delle PMI possono rappresentare un valore strategico. Ma giocare un ruolo significativo richiede spesso la capacità di aggregarsi per mettere a fattore comune attività e competenze. E’ un passaggio non banale per aziende tipicamente a struttura e controllo familiare. Ciò implica anzitutto un’evoluzione di mentalità. Il ruolo di un’associazione storica come la nostra ritengo possa essere anche favorevole a questa evoluzione per valorizzare le eccellenze individuali che operano nel settore.

Come pensa che stia evolvendo la figura imprenditoriale dei vostri soci a mano a mano che le energie non fossili accrescono il loro peso?

slide_relatori_1_9-30Rappresentiamo anche imprese che si occupano prioritariamente di energia, sia da fonti convenzionali che alternative. Tra queste certamente le rinnovabili, ma soprattutto il risparmio energetico che consideriamo da sempre l’enorme giacimento potenziale a disposizione del Paese, con margini di sfruttamento ancora consistenti. La lunga attività su questo versante ci ha portato a focalizzare i processi di produzione e utilizzo razionale dell’energia termica, in particolare nel settore residenziale. Sulle proposte che da tempo avanziamo è necessario conquistare l’agevolazione fiscale dell’IVA al 10%, indispensabile per potenziare gli strumenti in mano ai consumatori per il risparmio. L’obiettivo a cui guardiamo è di un sistema edificio-impianto moderno che incorpori le migliori soluzioni per l’uso razionale dell’energia. Non solo tecniche costruttive improntate all’efficienza, ma anche gestione professionale degli impianti e integrazione con fonti rinnovabili. Su questo il margine di azione è ampio e vi sono opportunità da cogliere.

Rispetto alla rete, sulla extrarete pesa ancora una serie di problemi non risolti. Ci spiega nel dettaglio? Le nuove tecnologie e forme di comunicazione possono dare un nuovo slancio al settore?

Il comparto extrarete è alimentato dalla domanda di consumatori professionali di settori quali l’autotrasporto, l’agricoltura, la marina, l’industria e la Pubblica Amministrazione. E’ una tipologia di clienti che pone un problema fondamentale di gestione del credito, perché le dilazioni di pagamento che concediamo al sistema produttivo sono diventate un polmone finanziario di cui il sistema non può fare a meno. Negli anni della crisi questo ruolo di sussidio finanziario si è accentuato e con esso, drammaticamente, i rischi correlati. Ritardi di pagamento e insolvenze hanno ancora un impatto gravissimo sul risultato dei rivenditori. E’ un rischio tipico del commercio, ma nel nostro caso ha effetti particolarmente preoccupanti, per via del carico fiscale sui prodotti e della bassa marginalità del business.
Nuove tecnologie e forme più avanzate di comunicazione possono essere di supporto. Ad esempio, va potenziata la capacità di leggere con tempestività l’evoluzione del merito di credito della clientela. Che va valutata non più solo attingendo a banche dati ufficiali ma guardando alle concrete esperienze di pagamento. Conoscere come un cliente paga i fornitori è oggi il più importante indice per comprendere il suo stato di salute. E questo andamento va monitorato costantemente in chiave predittiva con gli strumenti più avanzati dell’informazione e della comunicazione.

La stessa trasparenza e velocità di comunicazione può migliorare la possibilità delle imprese di accedere al credito di banche e fornitori per sostenere il notevolissimo impegno finanziario della loro attività.

slide_relatori_2_9-30Ma l’extrarete ha bisogno soprattutto di modifiche legislative sostanziali che rafforzino la tutela normativa sul rischio di credito: tempi di pagamento più certi e cogenti, ristoro effettivo degli interessi moratori, corsie preferenziali per il recupero giudiziale, norme meno penalizzanti su concordato e fallimento. Indico ad esempio quanto proposto recentemente dalla Sen. Anna Cinzia Bonfrisco con un emendamento al disegno di legge n. 2021 di conversione del decreto-legge in materia fallimentare. Se l’emendamento fosse stato approvato avrebbe consentito ai rivenditori il rimborso dell’accisa esattamente con le modalità del recupero dell’Iva, indipendentemente dalla consistenza economica del fallimento. Essendo del tutto equo che in questi casi il danno resti allo Stato e non al rivenditore che sulle accise ha solo l’onere di anticiparle e sulle quali non percepisce alcun aggio. Sarebbe stata una boccata di ossigeno in un momento di crisi ancora grave, ma purtroppo l’iniziativa è caduta e dovremo individuare nuovi veicoli legislativi.

Intanto però i confini tra rete ed extrarete si stanno indebolendo sempre di più. Su questo fronte, come vedete il mercato dei carburanti tra qualche anno?

L’eccesso di offerta globale consente di prevedere prezzi dei carburanti tendenzialmente bassi per un periodo non breve. Ciò sostiene la ripresa della domanda interna che finalmente da cenni di miglioramento dopo il crollo costante degli ultimi anni. In questa fase è essenziale non aggravare il prelievo fiscale sui carburanti e vanno perciò trovate coperture alternative al fabbisogno statale, diverse dalle varie clausole di salvaguardia sulle accise che sono pronte a scattare.
Sulla ripartizione della domanda tra rete ed extra-rete sono molte le variabili influenti ed è difficile fare previsioni. In questa fase i due mercati tendono a somigliarsi in alcuni aspetti essenziali come il livello comparabile dei prezzi e il dinamismo dell’offerta.
Per i rivenditori indipendenti proseguirà certamente il processo di integrazione tra i due segmenti distributivi che è ormai necessario tenere insieme per rafforzare il posizionamento delle imprese e raggiungere l’equilibrio economico e finanziario.

Una delle soluzioni per uscire dalla crisi economica, e al contempo far fronte a nuove richieste, potrebbe essere quella di costituire dei consorzi. E’ un ragionamento aperto?

oilnonoil_2Aggregare l’offerta in società o consorzi è una risposta possibile alle sfide del mercato che la nostra associazione indica da tempo. Tra i nostri associati non mancano esperienze positive. E’ un processo che può ulteriormente avanzare con l’evoluzione dei mercati energetici; ad esempio con la creazione di una infrastruttura distributiva del GNL che interesserà anche l’Italia, piuttosto che l’avanzamento delle piattaforme logistica ed oil del GME Gestore dei Mercati Energetici.
Al di là di questi esempi Assopetroli Assoenergia continua a offrire ai suoi associati il supporto necessario per le iniziative spontanee che saranno intraprese, con l’obiettivo di migliorare il posizionamento dei rivenditori nella filiera distributiva.

Fonte: www.oilnonoil.it

22/10/2015