PIANO PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA, STATO DELL’ARTE

Il Presidente del Consiglio dei ministri, in data 2 agosto 2021, ha trasmesso la richiesta di parere parlamentare sul provvedimento in titolo. La richiesta è stata assegnata alla Commissione Ambiente del Senato, che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 7 ottobre 2021.

Il Piano nazionale di transizione ecologica risponde agli obiettivi indicati dall’Unione europea con il Green Deal: assicurare una crescita che preservi salute, sostenibilità e prosperità del pianeta con una serie di misure sociali, ambientali, economiche e politiche. I suoi principali obiettivi sono azzerare entro metà secolo le emissioni di gas serra per stabilizzare il pianeta entro i limiti di sicurezza dettati dagli Accordi di Parigi, rivoluzionare la mobilità fino alla sua completa sostenibilità climatica e ambientaleminimizzare per la stessa data inquinamenti e contaminazioni di aria, acqua e suolo, contrastare i fenomeni di dissesto idrogeologico, di spreco delle risorse idriche e l’erosione della biodiversità terrestre e marina, disegnare una strategia verso una economia circolare a rifiuti zero e un’agricoltura sana e sostenibile.

Il Piano di transizione ecologica si sviluppa a partire dalle linee già delineate dal Piano di ripresa e resilienza (PNRR) proiettandole al completo raggiungimento degli obiettivi al 2050. Il Piano presenta la cornice legislativa europea e nazionale entro la quale trovano fondamento i macro-obiettivi da perseguire nei prossimi 30 anni e le leve economiche e politiche per renderla possibile. Di seguito vengono sintetizzate le principali misure:

  • decarbonizzazione: le tappe della decarbonizzazione italiana sono “net zero” al 2050 e riduzione del 55% al 2030 delle emissioni di CO2 (rispetto al 1990). Contestualmente il Piano affronta un problema diffuso di povertà energetica, reso più evidente dalla pandemia e che interessa il 13% delle famiglie. Il sistema energetico è interessato da una profonda trasformazione, in termini di minori consumi finali, indotti da crescita di efficienza concentrata in particolare sul patrimonio edilizio pubblico e privato e sui trasporti. Per quanto riguarda il contributo delle energie rinnovabili, questo dovrà raggiungere almeno il 72% al 2030 e coprire al 2050 quote prossime al 100% del mix energetico primario complessivo. Nei settori industriali a più alta intensità di emissioni l’utilizzo di idrogeno, bioenergie e cattura dei gas climalteranti servirà ad avvicinare gli obiettivi di decarbonizzazione. Un’attenzione particolare andrà rivolta inoltre al settore agricolo e forestale vista la loro importanza determinante per l’economia nazionale e la loro potenzialità in termini di stoccaggio di carbonio nei suoli e di riduzione delle emissioni;
  • mobilità sostenibile: i trasporti sono responsabili del 30% del totale delle emissioni e sia la Strategia europea che le misure nazionali coincidono nel riportare la mobilità all’interno di un quadro sostenibile, con almeno 30 milioni di veicoli elettrici in Europa e 6 milioni in Italia al 2030. Di rilievo in prospettiva anche l’obiettivo “net zero” per trasporto navale ed aereo e la spinta su alta velocità e traffico merci su rotaia. Il PNRR rappresenta un cambio di passo verso la mobilità sostenibile, con investimenti nel periodo 2021-26 per circa 38 miliardi di euro nelle Missioni 2 e 3 focalizzate su rete ferroviaria nazionale (alta velocità/capacità) e regionale, trasporto intermodale e mobilità elettrica, ciclabile e pedonale, trasporto pubblico e più di 31 mila punti di ricarica elettrica per veicoli. Nel periodo successivo al 2030, per centrare l’obiettivo di decarbonizzazione completa almeno il 50% delle motorizzazioni dovrà essere elettrico. Un peso analogo dovranno avere idrogeno, biocarburanti e carburanti sintetici ad impatto zero. In un quadro coordinato a livello europeo i sussidi ai combustibili fossili dovranno essere progressivamente eliminati;
  • miglioramento della qualità dell’aria: il Piano predispone una serie di misure per rispettare gli obiettivi di riduzione degli inquinanti al 2030 stabiliti dalla Direttiva National Emission Ceilings (NEC) e le ambizioni poste dal Piano Toward Zero Pollution della Commissione europea. Un’attenzione particolare viene riservata all’impiego di biomasse e bioenergie e a una progressiva riduzione delle emissioni del settore agricolo (es. ammoniaca);
  • contrasto al consumo di suolo e al dissesto idrogeologico: l’obiettivo del Piano è arrivare a un consumo zero netto entro il 2030, sia minimizzando gli interventi di artificializzazione, sia aumentando il ripristino naturale delle aree più compromesse, quali gli ambiti urbani e le coste. Frane, smottamenti e fenomeni alluvionali riguardano il 90% dei Comuni, con quasi un quinto del territorio a rischio medio-alto. Il Piano prevede di mettere in sicurezza il territorio rafforzando la governance e un sistema di monitoraggio avanzato che diano coerenza a un programma nazionale di prevenzione e contrasto; 
  • tutela delle risorse idriche e delle relative infrastrutture: entro il 2026, gli interventi previsti dal PNRR, per 4,3 miliardi di euro, intendono potenziare infrastrutture di approvvigionamento idrico primario, reti di distribuzione, fognature e depuratori, soprattutto nel Meridione; digitalizzare e distrettualizzare le reti di distribuzione; ridurre del 15% le dispersioni in 15.000 km di reti idriche (oggi pari al 42%), e ottimizzare i sistemi di irrigazione nel 12% delle aree agricole. Per la stessa data, sono previste riforme per rafforzare il Piano nazionale degli interventi nel settore idrico e rendere più efficiente la gestione delle acque con la formazione di consorzi pubblico-privato a livello sovracomunale. Entro il 2040 si prevede il completamento dei lavori di potenziamento e rinnovo e aumento di qualità ed efficienza delle principali infrastrutture idriche;
  • ripristino e il rafforzamento della biodiversità: si prevede un potenziamento delle aree protette (dal 10 al 30%), l’adozione di “soluzioni basate sulla natura” per il ripristino degli ecosistemi degradati e una forte spinta nel monitoraggio a fini scientifici su habitat e specie a rischio. I parchi nazionali e le aree marine protette verranno digitalizzati entro il 2026 per monitorare pressioni e stato delle specie, semplificare le procedure amministrative e migliorare i servizi ai visitatori. Le foreste coprono il 40% della superficie del Paese e contribuiscono in modo cruciale alla decarbonizzazione e allo stato della biodiversità: pertanto, il Piano promuove una loro tutela attiva attraverso forme di gestione sostenibile, una loro espansione in aree residuali e degradate e la valorizzazione nazionale del legname quale duraturo stoccaggio di carbonio. Il Piano prevede inoltre il rafforzamento della biodiversità nelle 14 aree metropolitane attraverso un programma di forestazione urbana (con la piantagione di 6,6 milioni di alberi) e di ripristino degli habitat degradati. Anche i fiumi verranno interessati da massicci interventi di rinaturalizzazione, a partire dal Po;
  • tutela e lo sviluppo del mare: i provvedimenti del PNRR investono nelle attività di ricerca e osservazione dei fondali e degli habitat marini. Obiettivo delle ricerche è avere il 90% dei sistemi marini e costieri mappati e monitorati, e il 20% restaurati. Gli obiettivi di conservazione prevedono di portare al 30% l’estensione delle aree marine protette, di cui il 10% con forme rigorosa di protezione entro il 2030. Altre misure al 2030 riguardano il contrasto della pesca illegale, azioni coordinate con altri Paesi per la minimizzazione dei rifiuti marini (marine litter) e la promozione del turismo sostenibile;
  • promozione dell’economia circolare, della bioeconomia e della agricoltura sostenibile: entro il 2022 sarà pubblicata la nuova “Strategia nazionale per l’economia circolare”, in cui verranno definiti nuovi strumenti amministrativi e fiscali per potenziare il mercato delle materie prime seconde, la responsabilità estesa del produttore e del consumatore, la diffusione di pratiche di condivisione e di “prodotto come servizio”. L’obiettivo è di promuovere una economia circolare avanzata e di conseguenza una prevenzione della produzione di scarti e rifiuti (-50%) entro il 2040. La Strategia punta anche al potenziamento della bioeconomia circolare, in particolare alla valorizzazione delle biomasse vegetali e della frazione organica dei rifiuti, delle colture non alimentari e delle colture in secondo raccolto per la produzione di energia, di bioprodotti e di biocarburanti.  Parallelamente verrà portata a termine l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti su tutto il territorio nazionale avviata dal PNRR (potenziamento della raccolta differenziata, ammodernamento e realizzazione di nuovi impianti per il riciclo dei rifiuti) per rispettare gli obiettivi europei al 2030-40 per imballaggi, plastica, tessuti, carta, alluminio, rifiuti da demolizione, rifiuti elettrici ed elettronici e per ridurre lo spreco di acqua e alimenti

Link al testo

10/09/2021

ARTICOLI CORRELATI