Policy focus – 10 febbraio 2025

POLICY FOCUS – ITALIA 
▪️Novità sul dossier Api-IP. Dopo la notizia del mandato a UniCredit per studiare opzioni per un riassetto del gruppo (v. Staffetta 24/01), occhi puntati sulle raffinerie di Trecate e Falconara. A quanto appreso dalla Staffetta, due operatori si sono interessati al dossier. In particolare, nei giorni scorsi rappresentanti di Gunvor hanno fatto visita all’impianto Sarpom di Trecate (Novara) e nei prossimi giorni è atteso analogo sopralluogo da parte della compagnia dell’Azerbaigian Socar. Entro fine mese potrebbero arrivare le offerte di acquisto.

▪️Sembrava avviarsi verso un calo della conflittualità il rapporto tra gestori e compagnie, dopo la mano tesa da Faib, Fegica e Figisc su accordi di colore e riforma della rete (v. Staffetta 03/02), quando ieri si è aperto improvvisamente un nuovo fronte. Dopo che Unem ha comunicato di aver fatto ricorso contro il decreto Mit sulle gare per le concessioni delle aree di servizio autostradali (v. Staffetta 06/02), le associazioni dei gestori Faib, Fegica e Anisa hanno convocato un’assemblea telematica per il 13 febbraio per denunciare una situazione “insostenibile”. Il ricorso Unem, sottolinea la nota, riguarda “il piano allegato al decreto interministeriale del 5 luglio 2024 per la parte del punto 11.1” sulla continuità gestionale nel passaggio da una compagnia all’altra.

▪️Come già lo scorso novembre aveva messo in luce la Staffetta, Fabio Rampelli (FdI) nell’intervento al convegno “Ambiente ed energia: contro le eco-follie per un futuro realmente sostenibile”, ha affermato che converrebbe “essere l’avanguardia planetaria sulla fusione, piuttosto che la retroguardia sul nucleare da fissione che sta 10-20-30 anni avanti a noi negli altri Paesi”, confermando il suo ruolo di controcanto alla posizione implicita della premier sullo stesso tema. Quando la Meloni parla di nucleare si riferisce infatti sempre alla fusione, “una posizione che per inciso è anche quella dell’Eni, del cui vertice Meloni ha sponsorizzato la riconferma e con cui collabora su altri punti cardine del programma di governo sull’energia” (“Maggioranza spaccata sul nucleare”, v. Staffetta 22/11/24). Il mio apprezzamento per la perspicacia della Staffetta (un autentico scoop) era però accompagnato da un passaggio che mi aveva lasciato perplesso: questo giudizio sul nucleare era attribuito alla volontà della Meloni di restare coerente con il programma elettorale di FdI, in cui il nucleare non era nemmeno menzionato. Il successo alle elezioni del 2022 e il consenso alla premier, tuttora in crescita malgrado il modesto aumento del Pil, dovuto principalmente al contributo dell’overtourism, e le difficoltà in cui versa la produzione industriale, sono infatti dovuti alla capacità di sacrificare alla Realpolitik qualsiasi sua precedente opinione. Ed è proprio in questo pragmatismo, praticato con destrezza, che a mio avviso va ricercata la sua contrarietà a impegnarsi in un rilancio dell’opzione nucleare, sostenuta invece dagli altri partiti con cui governa il paese.

▪️È stata avviata a Fiumetorto, nel Comune di Termini Imerese (PA), la prima fase della posa del cavo sottomarino del ramo est del Tyrrhenian Link, il maxicavo che collegherà Sicilia e Campania. Lo fa sapere Terna in una nota.

▪️ Il Tribunale di Torino, con una recente sentenza (v. Staffetta 04/02), si è espresso sulla inapplicabilità del contratto di appalto nella rete distributiva, con riferimento al rapporto negoziale tra un gestore ed una società petrolifera.Va fatta una considerazione di premessa: il voler a tutti i costi sussumere un contratto tipico regolamentato dal codice civile è cosa ardua, forse impraticabile.La non piena efficacia e praticabilità dei tentativi precedenti ha già riguardato tipicamente il contratto di comodato, quello di commissione e dunque attualmente il contratto di appalto.Tutti tentativi che notoriamente hanno lasciato lasciano “zone grigie” sia interpretative che applicative.La questione è legata forse alle posizioni di interesse diretto (in senso legittimo e comprensibile), che vede dietro ogni suggerimento di contratto articolazioni commerciali.Ma la regolamentazione giuridica è altra cosa e di essa va tenuto conto con fermezza interpretativa.Un modello contrattuale “ibrido”, o meglio atipico, forse riuscirebbe a far fronte in maniera convergente alle tutele ed agli interessi delle parti, in considerazione delle diverse esigenze che derivano da fattori di eterogeneità di ruoli ma anche di territori ed ambientale (in senso commerciale).Il Tribunale di Torino si è limitato a tener conto del contenuto tipico di un contratto di appalto, in ogni sua sfaccettatura, ed a ritenerlo non idoneo.Va chiarito succintamente che il contratto di appalto, come definizione propedeutica ed essenziale, è regolamentato all’articolo 1655 del codice civile, che ne mette a fuoco i requisiti oggettivi e soggettivi. La fonte normativa richiamata stabilisce: “L’appalto è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di una opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro”.In sintesi, come regolamentazione tipica, l’appalto è quel contratto di cui è parte un soggetto, imprenditore, che con l’organizzazione dei propri mezzi assume l’obbligazione del compimento di un’opera a fronte di un corrispettivo in denaro.Si tratta dunque di un contratto di risultato e non di attività. Inoltre, si distingue dal contratto d’opera in quanto l’appaltatore non deve personalmente occuparsi del compimento delle opere commissionate, ma servirsi della propria organizzazione e gestirla a tal fine. Tale contratto può avere ad oggetto tanto il compimento di un’opera quanto essere un appalto di servizi.Forse già dalla lettura della norma si evince la non piena conformità alle esigenze delle parti ed in particolare alla convergenza del ruolo e della operatività del gestore rispetto ai paletti contrattuali che definiscono il contratto di appalto.La questione non è applicare questo o quel contratto tipicamente regolamentato che, come sappiamo, a tutt’oggi non ha soddisfatto pienamente i soggetti interessati, ma forse la soluzione è quella di convergere sulle esigenze delle parti nell’ottica di una regolamentazione più elastica.La sentenza di Torino sul punto è ancora più incisiva, sottolineando che nei contratti di appalto vi è la sostanziale assenza di spazi di autonoma organizzazione e decisione in capo all’appaltatore.Un rapporto, quello in questione, che non presenta le caratteristiche di un contratto di appalto, ossia l’organizzazione dei mezzi da parte dell’appaltatore, aggirando, a parere dell’organo giudicante, di fatto la contrattualistica di settore. Il Tribunale non si è limitato a dichiarare l’inapplicabilità del contratto di appalto ai rapporti in questione ma, chiaramente, ne ha definito l’identità, ravvisando la figura della operatività del gestore quella tipica di lavoratore dipendente.Non è poca cosa. È di tutta evidenza che questa prima sentenza, se dovesse essere quella definitiva (e le sentenze di grado superiore essere di identico contenuto), darebbe, con riferimento ai rapporti di lavoro pendenti, un forte scossone al settore; ciò in quanto aver identificato nel rapporto di lavoro dipendente quello tipico del rapporto tra compagnie petrolifere e gestori e dunque definendolo tale in ogni caso, potrebbe forse coinvolgere, con identiche iniziative, anche gli altri tipi di rapporto attualmente praticati, seppure diversi da quello di appalto.
POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO
▪️La Commissione europea vorrebbe esentare più dell’80% delle aziende importatrici dal meccanismo Cbam. Si tratterebbe delle aziende più piccole, responsabili solo del 5% della CO2 importata. Secondo il meccanismo Cbam, ricordiamo, dal prossimo anno le aziende di sette settori, tra cui l’alluminio, l’acciaio, il ferro e i fertilizzanti, dovranno pagare ai prezzi dell’Ets europeo i costi della CO2 emessa per produrre la merce importata da Paesi extraeuropei. Lo ha detto al Financial Times Wopke Hoekstra, commissario europeo all’Energia con delega per la tassazione ambientale, che vorrebbe far rientrare la modifica al Cbam nel pacchetto di semplificazioni Omnibus recentemente annunciato dalla Commissione (v. Staffetta 29/01). La Commissione aprirà una consultazione su questa modifica.

▪️Cresce il pressing del settore automobilistico su Bruxelles. Non sono bastate le rassicurazioni della Commissione europea sulla presentazione di un piano di azione il prossimo 5 marzo a rassicurare l’associazione dei costruttori. L’Acea ha infatti chiesto alle autorità europee di intervenire prima di quella data sulla questione delle sanzioni previste per il 2025 per chi non rispetta gli obiettivi sulle emissioni.Acea ha sollevato un tema finora apparso secondario in ambito automotive, cioè quello degli obiettivi fissati per il comparto dei veicoli commerciali leggeri. L’associazione ha chiesto maggiore flessibilità all’Ue, data la scarsa penetrazione dei furgoni elettrici nel mercato, con l’introduzione di un regime transitorio per il 2025 e il 2026 e di un meccanismo di compliance media per gli anni 2025-2029.“Le proposte riguardano la flessibilità e non sono un’inversione a U nella politica di decarbonizzazione. Non si può tornare indietro sulla transizione: più di 250 miliardi di euro di investimenti da parte dei produttori di veicoli in tecnologie a emissioni zero ne sono la migliore testimonianza”, ha assicurato il direttore generale di Acea, Sigrid de Vries.
POLICY FOCUS – MERCATI
▪️Si conclude con un nuovo picco una settimana di rialzi sui mercati all’ingrosso del gas: il Ttf front month, contratto di marzo, dopo aver chiuso ieri a 54,6 €/MWh oggi a ridosso della chiusura era a un soffio da 56 (55,98). Per l’Italia l’IG Index del Gme, dopo i 56,64 € della valutazione di ieri per oggi, in quella per lunedì tocca un nuovo picco a 57,46 €/MWh

▪️A gennaio la domanda italiana di gas è rimasta stabile ai livelli più bassi del ventennio, con consumi industriali in ulteriore leggero calo e domanda civile contenuta per le temperature medie più miti, fattori che hanno più che compensato la maggior domanda termoelettrica. In calo intanto per il secondo mese consecutivo le erogazioni dagli stoccaggi, il cui livello di riempimento è tornato ora ai livelli di un anno fa e sopra le medie pluriennali. 

▪️Anche in gennaio per l’elettricità si è ripetuto il copione degli ultimi mesi del 2024, con l’aumento delle quotazioni del gas che ha trainato i prezzi al rialzo, amplificato dalla ridotta offerta rinnovabile e col contributo stavolta anche di una frenata delle importazioni nette e di un deciso rimbalzo dei prezzi dei permessi di emissione di CO2, il tutto in un contesto di consumi poco mossi. E’ quanto emerge dai dati disponibili di Terna e Gme elaborati dalla Staffetta.

▪️Mercato internazionale. Negli ultimi sette giorni monitorati, le quotazioni di greggi e prodotti sono diminuite, a fronte dell’imminente guerra commerciale avviata dagli Usa. In particolare i dazi sul greggio canadese avrebbe aperto la possibilità che lo stesso venga considerato appetibile dalla Cina. Nella settimana monitorata, il Paniere Opec, composto da 12 greggi diversi, è sceso a 76,45 dollari al barile (-2,93), il Light crude a 70,61 (-2,12), il Brent a 74,29 (-2,58). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è scivolata a 754,38 $/t (-2,25), del gasolio 10 ppm a 707,75 (-9,75), del risca 0,1% a 695,88 (-8,13) del Btz è salita a 511,88 (+39,63), dell’Atz a 452,88 (+4,13). In particolare sul mercato Cif di Rotterdam la quotazione del diesel 10 ppm presenta oscillazioni che vanno da un minimo di 706,75 ad un massimo di 707,25 dollari tonnellata, quelle della benzina da 762,5 a 763.Mercato interno. Settimana di forti aumenti di benzina e gasoli in avvio con scivolone sul finale. Il denso Btz ha presentato un trend rialzista con 3 pesanti rincari giornalieri. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina ha lasciato sul terreno 5-6 euro per mille litri, il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) 6, il gasolio risca 0,1 invece ne ha incamerati 2 e il denso Btz ben 49 euro per mille chili. Questa mattina la benzina e i gasoli sono scivolati di 15 euro e il denso Btz di 7. Per lunedì la benzina recupererà 8 euro, i gasoli 2 e il denso Btz 6. In aumento la media settimanale del Gpl miscela (uso comb), a seguito della pubblicazione dei prezzi contratto di febbraio.

Per approfondire le informazioni del Policy Focus puoi trovare dettaglio su: StaffettaQuotidiana, QE, AGEEI