Policy focus – 10 novembre 2025

POLICY FOCUS – ITALIA 
▪️L’associazione reseller e trader di energia – Arte – insieme ad alcune società del settore e con il supporto giuridico dello studio legale Sani Zangrando, ha presentato ricorso al Tar contro l’Allegato A.61 del Codice di rete Terna – Regolamento del sistema delle Garanzie, pubblicato il 5 agosto 2025. Il ricorso contesta le modifiche introdotte da Terna alle definizioni di “SBILNEG”, “%Sbipre4mesi”, “%SbiIMM4mesi”, “%SbiUPSA4mesi” e “%SbiU4mesi”, parametri che determinano gli importi richiesti alle società che operano come dispacciatori a titolo di garanzia per gli oneri di sbilanciamento. Secondo Arte, si legge in una nota, “il nuovo sistema si discosta dalle versioni precedenti e introduce un calcolo basato sull’intensità percentuale degli sbilanciamenti negativi, con effetti discriminatori nei confronti degli operatori”.

▪️L’estensione del meccanismo Ets potrebbe costare alle aziende italiane circa 9 miliardi di euro l’anno, pari a circa il 10% del fatturato dei settori cui l’Unione europea vuole ampliare la misura, ovvero raffinerie e distributori di carburanti, importatori di combustibili fossili e fornitori di gas naturale. L’Ets2, che il Consiglio dell’Unione europea vorrebbe rimandare di un anno, dal 2027 al 2028 (v. Staffetta 05/11), interessa infatti 150 milioni di tonnellate di CO2 in Italia, che, al prezzo attuale di 60 euro a tonnellata, si traducono in 9 miliardi di euro di costo annuo dei permessi di emissione. Lo ha calcolato la società di consulenza Arthur D. Little nel nuovo rapporto dedicato al tema, in cui si sottolinea come il nuovo Ets può rappresentare non solo un costo per le aziende italiane, ma anche un’opportunità di innovazione e di passaggio ad attività a basse emissioni.

▪️Spesso, nel denunciare i ritardi dell’Italia in vari campi – e da ultimo anche sulla transizione energetica – a finire nel mirino è la burocrazia. Iter farraginosi, tempi incerti, normativa mutevole. Tutte circostanze che, come tutti i luoghi comuni, hanno un fondo di verità – anche se negli ultimi anni è innegabile in molti campi un’accelerazione rilevante.Ci sono tuttavia un paio di elementi che, in questo contesto, vengono spesso trascurati, e che sono venuti in evidenza in occasione del convegno sulle valutazioni ambientali svoltosi in settimana a Ecomondo (v. Staffetta 05/11).Il primo riguarda l’effettiva comprimibilità dei tempi e i limiti delle semplificazioni. In un territorio molto antropizzato come l’Italia, con una densità di popolazione rilevante e un tessuto industriale tra i più sviluppati al mondo, intervenire con nuovi impianti e infrastrutture non è mai operazione banale – anche a prescindere dal nostro atavico campanilismo. A maggior ragione nel momento in cui si pongono obiettivi di transizione a tappe forzate: non si può trascurare il fatto che i sistemi hanno un’inerzia, e che accelerare non si può a piacimento, soprattutto a saldi invariati.E qui veniamo al secondo punto. Se il legislatore – italiano o europeo – decide, per dirne una, di dimezzare i tempi delle valutazioni ambientali da parte dell’apparato pubblico, deve contestualmente raddoppiare le risorse. Altrimenti l’iniziativa è del tutto velleitaria.Ne è un caso preclaro il finanziamento di Ispra. Da tempo l’Istituto, cui vengono demandati molti dei compiti tecnici relativi alle valutazioni ambientali dei progetti (energetici e non solo), è in attesa della convenzione economica con il Mase prevista dagli articoli 8 e 28 del Codice dell’Ambiente. Convenzione che dovrebbe indirizzare ai tecnici le risorse versate dagli operatori al momento della presentazione dei progetti. Un tassello mancante che rischia di inceppare il meccanismo.

▪️Tra non molto per le imprese interessate alla patente di consumatori di energia elettrica verde la vita potrebbe farsi decisamente più difficile. Almeno se entrerà in vigore nella forma oggi proposta l’aggiornamento dello standard Scope 2 messo in consultazione lo scorso 20 ottobre dal Ghg Protocol, l’organismo riconosciuto come autorità sui criteri dei meccanismi volontari per la misurazione delle emissioni.

▪️“Le recenti aperture della Commissione Ue sui biocarburanti fanno ben sperare. Ci auguriamo che, a queste parole, segua la revisione delle regole. La filiera è pronta a dialogare e a fare massa critica”. Lo ha detto Carlotta Trucillo, segretario del gruppo e vicedirettore di Assitol, all’evento organizzato a Ecomondo con i principali protagonisti dell’automotive.

▪️Nel rapporto 2025 sul consumo di suolo dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra), citato nell’articolo “Far West rinnovabili? Partire dai numeri”, uscito sulla Staffetta dello scorso 31 ottobre, la Tabella 1 suddivide il consumo in tre categorie: permanente, reversibile e altre forme non incluse, in quanto non significative, tra cui gli impianti fotovoltaici a bassa densità, mentre quelli ad alta densità rientrano tra gli insediamenti il cui consumo del suolo è reversibile, perché, come è noto, per essere autorizzati, tutti gli insediamenti di fonti rinnovabili, tra cui il fotovoltaico, devono sottoscrivere una fideiussione, garanzia di tipo bancario o assicurativo, che include l’obbligo di smaltimento dell’impianto a fine vita.

▪️Il ministero delle Imprese e del made in Italy ha pubblicato la “Strategia per l’attrazione degli investimenti esteri nei data center”. Il documento è stato elaborato “grazie a un ampio confronto” con amministrazioni centrali (Mase, Mur, Dipartimento per la trasformazione digitale) e territoriali, associazioni di categoria e operatori industriali. La strategia, si legge in una nota, “mira a rafforzare il ruolo dell’Italia come hub digitale europeo e mediterraneo, promuovendo uno sviluppo diffuso delle infrastrutture di data storage e cloud a servizio di imprese, pubblica amministrazione e cittadini”.Nel documento, il Mimit “evidenzia tra i principali punti di forza del sistema Paese la presenza diffusa di aree industriali dismesse (siti brownfield), che saranno mappate, già urbanizzate e immediatamente disponibili per nuovi insediamenti produttivi, riducendo così sensibilmente il consumo di suolo. A questi si aggiungono una rete energetica stabile e capillare, un accesso in costante crescita all’energia da fonti rinnovabili e una connettività digitale ad altissima velocità, garantita dalla diffusione delle reti in fibra ottica e ultra-broadband su tutto il territorio nazionale e dalla presenza di numerosi cavi sottomarini che atterranno nel Paese”.Tra le raccomandazioni, anche “sostenere gli investimenti nella produzione di energia rinnovabile e nello stoccaggio” e “tenere sotto controllo i prezzi dell’energia”.Quanto agli aspetti energetici, nel documento finale è stata corretta l’inesattezza presente nel documento di consultazione sul fabbisogno di energia e sull’effettivo numero di data center presenti in Italia (v. Staffetta 16/07). Attualmente, si legge nel documento finale, “in Italia insistono 146 data center in Italia per una potenza installata di 287 MW. A luglio 2025 la domanda energetica (non quindi la capacità installata) delle varie iniziative connesse allo sviluppo dei DC (quindi anche non avanzate direttamente dagli operatori di DC) si attesta intorno ai 55 GW di potenza con più del 70% della richiesta concentrata tra Lombardia e Piemonte ma in netta crescita in altre Regioni come Lazio e Puglia. Questo dato – sottolinea il ministero – fa riflettere sull’attuale hype del settore”.
POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO
▪️Ieri la Commissione europea ha pubblicato il rapporto sullo stato dell’Unione sull’energia e il rapporto sul progresso dell’azione climatica per il 2025. Il rapporto segnala una diminuzione delle emissioni nel 2024 del 2,5% rispetto al 2023. Le emissioni sono diminuite del 37,2% rispetto ai livelli del 1990 (e dovranno diminuire ancora, ricordiamo, del 55% entro il 2030, del 90% entro il 2040 e del 100% entro il 2050). Nello stesso periodo il prodotto interno lordo è cresciuto del 71%. Nel 2024 sono stati installati 77 GW di nuova capacità rinnovabile, mentre la quota di rinnovabili nel mix elettrico ha raggiunto il 47%. I consumi di energia finale sono diminuiti con un -3% rispetto al 2022, dovuto in particolare alla riduzione nel settore residenziale. La dipendenza dalla Russia è diminuita, con il gas russo che pesa per il 12% delle importazioni ad agosto 2025. Tra il 2021 e il 2023, sottolinea il rapporto, i cittadini europei hanno risparmiato 100 miliardi di euro grazie all’elettricità generata dai nuovi impianti solari ed eolici.

▪️“La prossima settimana all’Ecofin ci sarà una discussione grossa sulla direttiva sulla tassazione dell’energia che è nata nel 2021, in un mondo molto diverso da oggi, e quella impostazione ucciderebbe radicalmente l’industria italiana perché aumenta la tassazione sul gas naturale che è la principale fonte su cui lavoriamo: l’Italia farà la guerra su questa impostazione se non vengono offerti margini di flessibilità”. Lo ha detto ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo alle domande dei parlamentari nel corso dell’audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. La proposta di direttiva Etd (Energy Taxation Directive) è l’unico provvedimento del pacchetto Fit for 55 su cui non c’è ancora accordo (v. Staffetta 10/12/24). per l’approvazione da parte del Consiglio serve l’unanimità dei 27.

▪️Mentre si allunga la lista delle case automobilistiche che rallentano sulle strategie di elettrificazione – questa settimana è toccato a Bentley e Honda –, il commissario europeo per l’industria, Stephane Sejourne, ha aperto a una revisione del regolamento che prevede lo stop alla vendita di auto a combustione interna nel 2035. Un passo indietro, secondo il commissario, necessario per difendersi dall’avanzata dei modelli cinesi in Europa e del calo delle vendite di auto nel Continente.Questo “nuovo protezionismo” potrebbe però diventare sempre più complesso da gestire per le case automobilistiche europee, chiamate a difendere il mercato domestico dalla Cina ma da una posizione sempre più dipendente proprio dall’industria automobilistica di Pechino. Questa settimana l’esempio emblematico viene dalla francese Renault: per garantire un prezzo accessibile alla prima auto made in Europe ha deciso di fare ricorso alle ben più economiche batterie made in China. Contemporaneamente, per competere anche su importanti mercati esteri come quello del Brasile, ha deciso di allearsi con la cinese Geely (da cui dipende anche la sostenibilità finanziaria di un’altra storica casa europea come Volvo).Secondo il nuovo ceo di Renault, François Provost, “il problema non è il 2035 ma il prezzo delle auto”. Una posizione diametralmente opposta a quella del ceo di un’altra grande casa fortemente ancorata all’Europa come Stellantis, Antonio Filosa, secondo cui i nuovi investimenti del gruppo nell’area dipenderanno proprio dalla gestione del “ban”.
POLICY FOCUS – MERCATI
▪️C’è anche la Shell Trading, parte del colosso anglo-olandese degli idrocarburi, tra i soggetti che stanno guardando al dossier della raffineria di Priolo Gargallo, in Sicilia, in vista di una possibile cessione da parte dell’azionista Goi Energy. Lo apprende la Staffetta da fonti vicine al dossier.

▪️Mercato internazionale. Sui circuititi elettronici internazionali sembra ci sia un surplus di scorte galleggianti, che stanno creando lo strano fenomeno di prezzi del petrolio in discesa e quotazioni dei prodotti in aumento. Nella settimana monitorata, il Paniere Opec, composto da 12 greggi diversi, è sceso a 65,51 dollari al barile (-0,95), il Light crude a 59,43 (-1,22), il Brent a 63,38 (-1,62), il Murban a 65,29 (-1,22). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è salita a 716,75 $/t (+3,5), del gasolio 10 ppma 767,13 (+30,75), del risca 0,1% a 716 (+4,44) del Btz a 400,13 (-16), dell’Atz a 376,13 (-23,13). In particolare sul mercato Cif di Rotterdam la quotazione del diesel 10 ppm presenta oscillazioni che vanno da un minimo di 762,75 ad un massimo di 763,25 dollari tonnellata, quelle della benzina da 722,75 a 723,25.Mercato interno. Altra settimana di forti aumenti per i prezzi d’acquisto, soprattutto la corsa del gasolio autotrazione sta penalizzando i rivenditori. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina è rincarata di 5 euro per mille litri, il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) di 31, il gasolio risca 0,1 di 12, mentre il denso Btz è arretrato di 7 euro per mille chili. Questa mattina la benzina ha incamerato 2 euro, i gasoli autotrazione e agricolo 19, il risca 10, mentre il denso Btz è sceso di 2. Per lunedì la benzina dovrebbe ripiegare di 2 euro, i gasoli autotrazione e agricolo rincarare di 1 e il denso scivolare di 12. Invariato il risca. In ribasso la media settimanale del Gpl miscela (uso comb) a seguito della pubblicazione dei prezzi di contratto di novembre.

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