Policy focus – 12 gennaio 2026

POLICY FOCUS – ITALIA 
▪️Tra i buoni proposti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per il 2026 c’è l’abbassamento dei prezzi dell’energia e portare a breve in Consiglio dei ministri il nuovo decreto apposito. Meloni, durante la conferenza stampa di inizio anno organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione stampa parlamentare, ha risposto tra l’altro sui piani economici dell’esecutivo: “Sicurezza e crescita sono i due focus principali per me. Penso che la crescita può essere dell’1%, così come stimato anche per gli anni a venire, poi sappiamo che la nostra crescita dipende anche dalla debolezza della Germania. Per favorire la crescita credo che si debba puntare su tre cose: favorire l’occupazione, abbassare i prezzi dell’energia e favorire gli investimenti, e per me il modello principale è quello della Zes da cui partire e vale per tutto il territorio nazionale”. Interpellata ancora una volta sulla ricetta riguardo i costi dell’energia, Meloni ha ribadito: “Diversi miliardi sono stati spesi da questo governo, l’ultimo decreto è stato sei mesi fa circa, tre miliardi, e ne abbiamo un altro che portiamo in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane”.Una domanda è stata posta sui problemi dell’automotive, e la premier ha replicato che “sono figli soprattutto di scelte che io ho contestato a livello europeo e che anzi lavoro per correggere e che grazie all’impegno italiano si cominciano a correggere, abbiamo visto le innovazioni e le decisioni delle ultime settimane”. A questo ha aggiunto: “Poi possiamo discutere del tema culturale: noi siamo stati cresciuti in un mondo in cui l’auto era il principale strumento che definiva lo status symbol delle persone. Oggi non è più così, ci sono varie questioni che vanno considerate ma sicuramente i provvedimenti che sono stati assunti, in particolare nell’ambito del green deal sulle auto, hanno contribuito a una parte significativa di queste crisi industriali”, ha concluso. Al momento comunque Meloni è soddisfatta delle prime modifiche europee, con l’annullamento di fatto dello stop al motore a combustione nel 2035: “Sul tema del Green deal abbiamo ottenuto risultati importanti, e ambisco a fare una cosa simile A quello che abbiamo fatto per il tema migratorio. Quando al consiglio Ambiente abbiamo discusso della definizione dei target intermedi, 2030, 90 per cento, abbiamo messo insieme i paesi che la pensavano come noi, likeminded, e siamo arrivati a un passo dal costituire una minoranza di blocco”. Un metodo di lavoro che vuole stabilizzare e “che può anche crescere”, e forse sulle materie legate “alla transizione verde si riuscirà ad avere un approccio più pragmatico e meno ideologico”.  Sul fronte internazionale, hanno chiesto a Meloni se dopo le recenti mosse di Donald Trump abbia intenzione di criticare o fare qualche appunto agli Usa, visto che al momento l’Italia continua a comprare Gnl statunitense da una parte, e dall’altra vede bloccati i crediti in Venezuela di Eni. Meloni non ha risposto, se non specificando che tiene al diritto internazionale e “quando non sono d’accordo lo dico, lo dico a lui, e se parlaste con i miei partner lo sapreste bene”. Per quanto riguarda la Groenlandia si dice invece scettica su un’escalation: “Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei, non converrebbe a nessuno. L’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stato escluso da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia ponendo l’attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia per suoi interessi e per la sua sicurezza”, un tema che all’Italia deve interessare “all’indomani del cambiamento climatico”. L’Italia, ha detto più avanti, ha intenzione di presentare un piano sull’Artico che agevoli imprese e studio. Per quanto riguarda l’Africa, nessuna novità sul Piano Mattei. La premier ha solo annunciato che, a due anni della conferenza Italia-Africa a Roma, la prossima si svolgerà quest’anno in Etiopia.

▪️È atteso in Aula alla Camera nel pomeriggio di martedì prossimo 13 gennaio il disegno di legge di conversione del decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, recante misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili. Il DL Transizione è stato approvato ieri dal Senato e trasmesso alla Camera dove ha assunto il numero 2758.

▪️Ieri sera poco prima delle 20 una fuga di gas in un paese in provincia di Teramo ha provocato uno scoppio in una palazzina col bilancio di un ferito grave e circa 70 palazzine evacuate. Lo riportano il quotidiano il Centro e RaiNews, spiegando che secondo i vigili del fuoco la fuga di gas, avvenuta a Sant’Egidio alla Vibrata, è stata provocata durante uno scavo per la posa della fibra ottica, eseguita con tecnologia Toc (Trivellazione orizzontale controllata). La testa di perforazione teleguidata avrebbe danneggiato la tubazione della media pressione del metano, provocando una fenditura da cui è fuoriuscito il gas, accompagnato da un forte sibilo, avvertito in tutta la zona. Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, il gas si sarebbe poi infiltrato nella rete fognaria fino a raggiungere le abitazioni servite e anche la palazzina coinvolta dall’esplosione, distante alcune centinaia di metri. L’uomo ferito, un 47enne di origini thailandesi, è stato traferito in gravi condizioni all’ospedale Mazzini di Teramo, con ustioni di terzo grado su mani, volto e testa. Interdetto il traffico veicolare sulla strada di collegamento con la provincia di Ascoli Piceno. Sul posto sono intervenuti tecnici di Italgas e dell’azienda acquedottistica Ruzzo Reti anche per individuare eventuali atmosfere esplosive nei pozzetti della rete fognaria. L’Enel ha interrotto l’erogazione di corrente elettrica in almeno cinque isolati della zona.

▪️Newcleo, sviluppatore europeo di tecnologie nucleari avanzate, ha annunciato oggi due nomine ai vertici: la promozione della cofondatrice Elisabeth Rizzotti a vice amministratore delegato e la nomina di Jon Stranske a direttore finanziario del Gruppo.

▪️Il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha convocato per venerdì 30 gennaio alle ore 10:00, a Palazzo Piacentini il tavolo nazionale sul settore automotive. Lo comunica il Mimit in una nota.La riunione, si legge, avrà la finalità di condividere con le parti il ruolo attivo dell’Italia nel processo di revisione del regolamento europeo sulle emissioni CO2, di esaminare la recente proposta di modifica della Commissione Ue, con particolare focus su flotte aziendali e veicoli pesanti, e di approfondire le misure di politica industriale per i prossimi anni. Al tavolo sono stati invitati a partecipare le Regioni coinvolte nella produzione di veicoli, le imprese, i rappresentanti delle associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali.

▪️Domanda ferma e prezzi in rialzo, trainati dalle quotazioni del gas, che tornano a salire in media annuale, e dalla corsa della CO2. Questo in sintesi il quadro che emerge dai dati preliminari del sistema elettrico italiano nel 2025.Più nel dettaglio, nell’anno appena concluso la media del Pun Index è stata di 115,32 €/MWh, in aumento del 6,3% rispetto alla media del 2024, in un contesto di prezzi europei anch’essi in rialzo: +6,5% anche la Francia, tuttavia a un valore assoluto pari a quasi la metà di quello italiano (61,8 €), e +18,4% la Germania a 93,47 €.A sostenere le quotazioni del MWh sono stati in primo luogo due fattori, il primo dei quali è il prezzo del gas, tornato a salire nel 2025 su base annua, pur non tornando ai livelli del 2023. La media del Psv italiano day ahead è aumentata del 6,9% a 38,7 €/MWh circa (rilevazioni Alba Soluzioni) allungando le distanze con il Ttf olandese, benchmark per l’Europa continentale, in rialzo di un 6% a 36,4 € circa, per un delta medio Italia-Olanda di oltre 2,3 € contro meno di 1,9 nel 2024. Il secondo fattore è stato la corsa al rialzo dei prezzi dei permessi di emissione di CO2 nel sistema Ets: l’aumento medio nell’anno è stato di oltre un 13% a circa 75 € per tonnellata.Nessuna variazione di rilievo invece sul fronte dei consumi, che come previsto (v. Staffetta 18/12/25) hanno chiuso il 2025 senza variazioni di rilievo, anzi in lieve calo.

▪️Tempi incerti sul se e il quando di una revisione della normativa primaria e ancora lunghi DM di revisione della disciplina vigente: questo in sintesi il quadro esposto dal Mase alla Corte dei Conti a metà dicembre in una replica all’ultimo di una lunga serie di rilievi della magistratura contabile sull’attuazione del Fondo nazionale di efficienza energetica (v. allegato). L’11 dicembre scorso, in particolare, il Mase ha scritto alla Corte dei conti che ”in considerazione del fatto che lo schema di decreto legislativo in argomento non è stato posto all’esame del Cdm entro la data di scadenza dell’esercizio della delega dell’11 ottobre 2025, questa Direzione, con nota del 29 ottobre 2025, prot. 201481, (all. 1) ha trasmesso agli Uffici di diretta collaborazione del Ministro una proposta normativa recante i principi e i criteri di delega di recepimento delle Direttive (UE) 2023/1791 e (UE) 2024/1275, unitamente alle relazioni illustrativa e tecnica, ai fini dell’inserimento nel provvedimento del disegno di legge di delegazione europea 2025, attualmente all’esame del Parlamento”.
POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO
▪️La direzione Concorrenza della Commissione UE ha dato via libera all’acquisizione da parte di Axpo Italia e Canarbino, attraverso la loro jv Energia Pulita, del controllo congiunto su RA Lumina, società del gruppo Europam attiva nella vendita di energia elettrica e gas al mercato finale. L’operazione era stata notificata a inizio dicembre (v. Staffetta 15/12/25).

▪️Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea serie C del 9 gennaio sono pubblicate tre comunicazioni della Commissione europea relative a rinnovabili, reti e relativi oneri, e batterie.Si tratta in particolare degli “Orientamenti relativi alla creazione delle zone per le infrastrutture di rete e di stoccaggio necessarie a integrare l’energia rinnovabile nel sistema elettrico in conformità dell’articolo 15 sexies della direttiva sull’energia da fonti rinnovabili”, degli “Orientamenti sulle tecnologie innovative e le forme innovative di diffusione delle energie rinnovabili” e degli “Orientamenti relativi agli oneri di rete adeguati alle esigenze future per ridurre i costi del sistema energetico”.Le tre comunicazioni fanno riferimento al recente Piano d’azione per le infrastrutture di rete (v. Staffetta 10/12/25), al patto per l’industria pulita (v. Staffetta 26/02/25) e al piano d’azione per un’energia a prezzi accessibili (v. Staffetta 26/02/25).
POLICY FOCUS – MERCATI
▪️A decorrere da lunedì prossimo 12 gennaio Ludoil Energia (Gruppo Ludoil) “assumerà la gestione commerciale dei prodotti petroliferi per carichi via terra presso la Raffineria Isab di Priolo Gargallo”. Lo comunica la società guidata da Donato Ammaturo in una comunicazione datata 8 gennaio.

▪️Il mondo è inondato di petrolio, perlomeno questa è la fotografia ufficiale: la domanda petrolifera cresce, ma l’offerta la supera abbondantemente, mentre le scorte sono sui massimi degli ultimi quattro anni. Un surplus così non si vedeva da anni, e arriva in una fase di tensioni geopolitiche e transizione energetica incompiuta.Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, contenuti nell’Oil Market Report di dicembre, in media la domanda petrolifera mondiale nell’anno appena trascorso si è attestata a 103,68 milioni di barili giorno (mil. b/g), con i consumi dei paesi Ocse in calo e quelli dei paesi non Ocse in aumento. La crescita è infatti geograficamente e qualitativamente frammentata: il grosso dei consumi arriva dall’Asia e dipende dalla petrolchimica. Sempre secondo l’Aie, nel 2026 la domanda petrolifera mondiale dovrebbe salire a 104,4 mil. b/g, per una crescita di circa 700.000 b/g.Dal canto suo, la produzione mondiale di petrolio è ben al di sopra di queste stime: in novembre l’offerta petrolifera è stata pari a 107,51 mil. b/g, in rallentamento rispetto ai mesi precedenti di ottobre (108,12 mil. b/g) e settembre (109,02 mil. b/g). Il surplus sta rimpinguando le scorte, sia quelle su terra ferma sia quelle galleggianti. In ottobre le scorte petrolifere hanno superato gli 8 miliardi di barili, per un accumulo medio di 1,2 mil. b/g nei primi dieci mesi dell’anno.Se nel 2025 si è registrata un’inondazione di petrolio, nel 2026 il fenomeno dovrebbe proseguire, se non accentuarsi. La divisione energia di S&P, in una recente nota, indica un aumento delle scorte globali di greggio pari a 1,4 mil. b/g nel primo trimestre del 2026, pur lasciando invariata a 60 dollari al barile la previsione del prezzo medio del Brent. Previsioni che, peraltro, tengono conto degli ultimi sviluppi in Venezuela, il cui impatto dovrebbe essere più evidente sul mercato dei greggi pesanti e acidi, poiché il paese rappresenta attualmente solo l’1% della produzione globale di greggio, ma circa il 9% dei 9 mil. b/g di produzione mondiale di greggi pesanti.Questo tipo di petrolio è strategico perché alcuni impianti di raffinazione negli Usa e in Cina non possono alimentarsi con altre qualità. S&P sottolinea che attualmente i mercati globali dei greggi pesanti e dei feedstock residui pesanti sono in equilibrio molto stretto, e questo spiega come mai il petrolio venezuelano sia finito nell’occhio del ciclone.Ma come si è arrivati a questa “inondazione”? È aumentata sia l’offerta Opec sia quella non Opec, in un contesto di commercio mondiale sempre più multipolare e opaco. A partire da marzo 2025, gli otto paesi leader dell’OpecPlus, ovvero Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman, hanno avviato un programma concordato di aumento produttivo, con l’obiettivo di riportare sul mercato 2,2 mil. b/g di greggio entro il successivo mese di settembre (per poi rilanciare subito dopo con un ulteriore aumento di 1,65 mil. b/g, tuttora in corso seppur congelato). È iniziata quindi nel 2025 una guerra per contendere quote di mercato tra produttori OpecPlus e produttori non OpecPlus.Nel frattempo, infatti, le istanze di sicurezza energetica hanno spinto le International Oil Company ad allontanarsi dai loro piani per una maggiore sostenibilità ambientale e a darsi da fare per mettere a segno nuove scoperte petrolifere, come ad esempio il maxigiacimento di ExxonMobil in Guyana, nella regione dell’Essequibo, tuttora contesa con il Venezuela. Nuove sanzioni petrolifere alla Russia da parte dell’Europa e degli Usa completano il quadro, rendendo le rotte petrolifere sempre più imprevedibili e frantumando le sacche di domanda.Con riflessi sui greggi di riferimento, che si vanno moltiplicando a seconda dell’area geografica. Il 2025 è stato anche l’anno dell’ascesa del Murban di Abu Dhabi, uno dei sette emirati che formano gli Emirati Arabi Uniti, che è prodotto dalla Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc), a discapito dei benchmark più noti come Brent e WTIe a dimostrazione della crescente importanza del mercato fisico rispetto a quello finanziario. Il Murban è un greggio leggero e dolce con un contenuto di zolfo dello 0,78% e una densità Api di 39,9 gradi, che fa parte del paniere Dubai. Nel 2021, Abu Dhabi lanciò i futures Ifad (Ice Futures Abu Dhabi) sul contratto di punta per il greggio Murban, con consegna fisica. Le negoziazioni dei futures Murban hanno registrato un vero e proprio boom nel 2025, infrangendo ogni trimestre nuovi record.Questo surplus di greggio nel mondo porterà quest’anno prezzi più bassi per i carburanti autotrazione e per l’aviazione? Non necessariamente, purtroppo. Se domanda e produzione di petrolio abbondano, non si può dire altrettanto della capacità di raffinazione, che subisce anche i contraccolpi della guerra tra Russia e Ucraina, con molti impianti strategici colpiti da droni. Questo deficit di capacità di raffinazione si traduce in margini degli impianti su livelli record e prezzi dei prodotti petroliferi più alti di quanto sarebbero in un mondo perfettamente globalizzato, con investimenti adeguati nel downstream. Un discorso che vale principalmente per l’Europa, dove chiusure e conversioni in bioraffinerie sono all’ordine del giorno, mentre è sempre più evidente che il vero collo di bottiglia non è il petrolio, leggero o pesante che sia, ma la sua trasformazione.

Per approfondire le informazioni del Policy Focus puoi trovare dettaglio su: StaffettaQuotidiana, QE, AGEEI