Policy focus – 18 maggio 2026

POLICY FOCUS – ITALIA 
▪️Le opposizioni parlano di una delega “troppo in bianco” ma ormai, dopo che mercoledì in Senato Giorgia Meloni ha dettato i tempi, il Ddl Nucleare è quasi pronto per l’approvazione dell’Aula della Camera. 
Come anticipato dalla Staffetta, martedì 19 maggio le commissioni Ambiente e Attività produttive si riuniranno con l’intenzione di chiudere il disegno di legge delega sull’energia nucleare e conferire il mandato ai relatori. Il presidente della commissione Ambiente Mauro Rotelli (FdI), al termine della seduta di giovedì, ha pianificato attentamente i tempi, mentre il presidente della commissione Attività produttive, Alberto Gusmeroli, si è rivolto ai giornalisti: “Ci tengo a ringraziare tutti, maggioranza e opposizione”.


▪️ La prossima riunione del consiglio dei ministri è in programma venerdì prossimo 22 maggio. È l’ultimo giorno di vigenza dello “sconto” sulle accise, per cui il governo sarà chiamato a decidere se e come prorogare la norma. Ma potrebbe non essere l’unico argomento petrolifero all’ordine del giorno della riunione. A quanto si apprende, infatti, il ministero delle Imprese avrebbe dato una decisiva accelerata sul dossier della “riforma” della distribuzione carburanti, sul tavolo ormai da tre anni. La contesa tra le articolazioni della filiera sarebbe infatti arrivata a un punto di sostanziale accordo, accordo che il ministero avrebbe recepito nel testo.


▪️ Il Fondo italiano per il clima, che è la principale fonte di finanziamento del Piano Mattei per l’Africa, fatica a decollare. Lo scrive la Corte dei conti nella relazione dedicata al fondo, approvata con delibera 45/2026/G e diffusa lunedì scorso. Il Fondo clima, ricordiamo, è stato istituito con la legge di bilancio 2022 e dotato di 840 milioni di euro annui tra il 2022 e il 2026. Il 70% delle risorse è stato poi destinato al Piano Mattei, per i progetti di cooperazione legati all’energia e al clima nei Paesi africani.


▪️ La giunta regionale, su proposta dell’assessore al Governo del territorio, Marco Zecchinato, e dell’assessore alle Politiche energetiche, Massimo Bitonci, ha approvato il Documento preliminare e il Rapporto ambientale preliminare propedeutici alla Valutazione ambientale strategica del nuovo Piano di individuazione delle zone di accelerazione terrestri. Lo fa sapere la giunta con una nota.
POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO
 ▪️47mila posti di lavoro a rischio o 50mila da salvare? Nella stessa giornata, la ong ambientalista T&E e l’associazione che rappresenta l’industria automobilistica tedesca Vda hanno pubblicato le rispettive stime sull’occupazione nel quadro del dibattito sulla revisione del regolamento CO2. Con conclusioni opposte.
Per T&E, se passassero le richieste dei costruttori la produzione europea di Bev si dimezzerebbe nel 2030 a 3,7 milioni di unità, mettendo a rischio 34 gigafactory e fino a 47.000 posti di lavoro nella filiera delle batterie. Il paradosso, secondo l’organizzazione, è che l’indebolimento dei target avverrebbe proprio mentre l’UE sta costruendo una propria industria delle batterie: la produzione locale di catodi potrebbe coprire oltre due terzi del fabbisogno europeo entro il 2030, ma solo se le norme restano stringenti. Allentarle significa consegnare quel mercato alla Cina.
Vda risponde però che senza una maggiore apertura tecnologica la Germania perderà altri 125.000 posti entro il 2035 rispetto ai livelli attuali – 35.000 in più rispetto alle previsioni di soli due anni fa – perché le nuove fabbriche legate alla transizione non si costruiscono più in Germania, ma altrove. Considerando i 100.000 posti già persi dal 2019 ad oggi, il totale arriverebbe a –225.000 rispetto ai livelli pre-pandemia.
Un mix di powertrain che includa ibride plug-in, range extender e motori termici a carburanti rinnovabili secondo l’industria automobilistica tedesca potrebbe salvare circa 50.000 posti. Il problema, secondo Vda, non è la direzione della transizione ma la velocità imposta per legge e le condizioni di competitività di un paese in cui energia, tasse e burocrazia rendono ogni nuovo investimento meno conveniente che altrove.
Un confronto a distanza che arriva nelle settimane in cui si sono fatte sempre più insistenti le voci relative al forte interessamento dei gruppi cinesi alle fabbriche europee sottoutilizzate. Dopo le indiscrezioni relative all’impianto tedesco di Dresda di Volkswagen della scorsa settimana, nuove conferme sono arrivate anche per l’Italia, con Byd che ha inserito nella sua “short list” gli stabilimenti Stellantis di Cassino e Mirafiori. Nel frattempo, Catl e Tesla pianificano le loro attività europee per la produzione di batterie con nuovi investimenti e soprattutto creando nuovi posti di lavoro.




▪️ Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/1787, il settore energetico europeo è entrato per la prima volta in una fase di rendicontazione sistematica delle emissioni di metano.
Gli operatori italiani della filiera del gas e del petrolio coinvolti hanno trasmesso le relazioni ex art. 12, successivamente pubblicate da MASE, in due fasi: una prima pubblicazione nel novembre 2025, relativa ai dati del 2024, e una successiva nel maggio 2026, relativa alle emissioni del 2025. Nel loro complesso, queste relazioni rappresentano il primo quadro organico disponibile sulle emissioni di metano del sistema energetico italiano**.
Si tratta di un passaggio particolarmente importante non soltanto per gli adempimenti previsti dal nuovo Regolamento europeo, ma soprattutto perché rende disponibili dati e informazioni che fino ad oggi risultavano frammentari, scarsamente comparabili o del tutto assenti.


▪️ Nel pieno della crisi di Hormuz, il vero ammortizzatore del mercato petrolifero globale non è stato tanto l’aumento della produzione alternativa quanto il massiccio ricorso alle scorte. Secondo l’Aie, all’8 maggio erano già stati resi disponibili circa 164 milioni di barili dei 400 milioni annunciati l’11 marzo nell’ambito dell’azione coordinata dei Paesi membri (v. Staffetta 11/03). Una cifra che dà la misura della velocità con cui il sistema sta consumando i propri margini di sicurezza.


▪️ L’authority per l’energia inglese Ofgem ha lanciato ieri un monito agli operatori del mercato elettrico contro potenziali condotte di manipolazione del mercato attraverso il trattenimento di capacità di interconnessione con l’estero nelle aste per il bilanciamento del gestore di rete.
POLICY FOCUS – MERCATI
▪️Al termine di una settimana in cui era andato progressivamente aumentando oggi il prezzo del gas front month al Ttf ha rivisto nelle ultime ore di contrattazione quota 50 €/MWh un livello che non si vedeva più dal 7 aprile, quando l’annuncio di un’estensione della tregua tra Usa e Iran aveva raffreddato le quotazioni, portandole ad attestarsi intorno ai 45 € per le settimane successive (v. Staffetta 08/04). Anche l’IG Index Gme nell’assessment di oggi sale a da 48,67 €/MWh a 49,61 per il week end e a 50,75 per lunedì. 


▪️ Mercato internazionale. Prodotti e greggi in rialzo nella settimana che passerà alla storia per lo storico incontro a Pechino tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping. Durante il meeting i due leader hanno concordato sulla necessità della riapertura dello stretto di Hormuz. Inoltre la Cina si è impegnata ad acquistare greggio Usa per ridurre la dipendenza dal golfo Persico. Nella settimana monitorata, il Paniere Opecè salito a 114,54 dollari al barile (+8,08), il Light crude a 101,17 (+6,36), il Brent a 105,72 (+5,66), il Murban a 104,7 (+8,04). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è salita a 1195 $/t (+69,75), del gasolio 10 ppm a 1183,13 (+31,44), del risca 0,1% a 1163,63 (+28,25) del Btz a 646,63 (+28,5), dell’Atz a 631,88 (+36,38). In Mediterraneo, la media degli ultimi cinque giorni del Jet fuel fob high è risultata pari a 1246,55 $/t.


▪️ Mercato interno. Settimana di forti rialzi per i gasoli, nonostante il lo scivolone di lunedì, la tregua di mercoledì e il calo di oggi. Forti tensioni vengono registrate sui prezzi d’acquisto della benzina. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina è rincarata di 59 euro per mille litri, il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) di 31, il gasolio risca 0,1 di 25 e il denso Btz di 22 euro per mille chili. Questa mattina, in base alle indicazioni del Cif, la benzina ha perso 3 euro, il gasolio autotrazione, l’agricolo e il denso Btz 10, il risca 12. Per lunedì la benzina dovrebbe cedere altri 19 euro, i gasoli autotrazione e agricolo 22, il risca 30 e il denso Btz 9. In calo la media settimanale del Gpl miscela (uso comb.).

Per approfondire le informazioni del Policy Focus puoi trovare dettaglio su: StaffettaQuotidiana, QE, AGEEI