| POLICY FOCUS – ITALIA |
| ▪️Il decreto-legge Bollette – che, nelle ultime bozze circolate, conteneva una serie di norme chieste dagli industriali per ridurre il costo dell’energia (v. Staffetta 10/12/25) – è stato “praticamente chiuso” nella parte tecnica, ed è nel “momento di concerto” con gli altri ministeri coinvolti. “È possibile”, perciò, che il DL arrivi a febbraio. Lo ha detto oggi il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, a margine degli Energy Days a Torino.Rispondendo a una domanda sui tempi previsti per il DL Bollette, Pichetto ha detto: “Ormai stiamo andando avanti articolo per articolo. Tra l’altro, sta diventando un treno con tanti, tantissimi vagoni. Tutta la parte tecnica è praticamente conclusa. Non lo facciamo uscire perché, anche sulla parte tecnica, automaticamente si creerebbero di nuovo i dibattiti, perché, tutte le volte che si interviene con qualche regola, c’è a chi la regola va bene e a chi non va bene. Stiamo vedendo tutta una parte anche di intervento che deve avere la condivisione di più ministeri, di tanti ministeri. Questo è un momento di concerto. Se vogliamo dirlo, è la parte finale, perché è il momento di concerto – a questo punto. Rispetto a quello che il mio ministero ha messo giù, c’è il confronto svolto dai tecnici del ministero con i tecnici degli altri ministeri”.Una cronista ha chiesto se febbraio potrà essere il mese decisivo per il decreto. Il ministro ha risposto: “È possibile, è possibile, è possibile. Noi dobbiamo certamente intervenire, quindi sì”. ▪️Durante il Consiglio dei ministri di ieri, il governo ha approvato su proposta della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, il decreto-legge “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in materia di politiche di coesione”. All’articolo 27 della bozza entrata nel preconsiglio di martedì, ricordiamo, il DL recava le norme sulle facility, gli strumenti gestiti dal Gse che continueranno a finanziare i progetti di comunità energetiche, biometano e agrivoltaico oltre la scadenza del Pnrr (v. Staffetta 28/01). Nella nota di Palazzo Chigi, si legge che il DL semplifica gli obblighi per le microimprese che fruiscono degli aiuti sti Stato, e semplifica l’iter di certificazione dei crediti d’imposta di Transizione 4.0. Il Consiglio dei ministri, inoltre, ha approvato in esame definitivo, su proposta dei ministri di Cultura e Turismo, il decreto del presidente della Repubblica “Modifica del regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura” (v. Staffetta 19/05/25).Il Consiglio dei ministri, su proposta della presidente Giorgia Meloni, d’intesa con il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, e con il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, visti i pareri favorevoli espressi dalle competenti Commissioni parlamentari, ha poi deliberato la nomina di Antonino Geronimo La Russa a presidente dell’Automobile club d’Italia.Segnaliamo infine che, nella seduta di ieri, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile ha approvato la ripartizione dei contributi per l’anno 2024 per un importo complessivo di 15 milioni di euro – a titolo di compensazioni in favore dei territori che ospitano siti di centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare. Tale importo, ricorda la nota, spetta nella misura del 50% ai Comuni sede di impianto, del 25% alla relativa Provincia e del 25% ai Comuni confinanti con quello nel cui territorio è ubicato l’impianto. ▪️Facendo seguito al comunicato del 16 gennaio 2026 (v. Staffetta 16/01), il Gme ha informato oggi in un avviso agli operatori che dal 1° febbraio 2026 (giorno di flusso) viene data attuazione alle disposizioni relative alla fase di consolidamento del Tide (Testo integrato del dispacciamento elettrico). A partire da tale data, entrano pertanto in vigore, con la pubblicazione sul sito internet del GME, le versioni aggiornate delle Dtf rilevanti (DTF 11 rev 01 ME – Intervallo di tempo di mercato e periodo rilevante, DTF 05 rev 05 MPE – Prodotti negoziabili sul MGP e MI, numero offerte multiple sul MGP, MI-A e MSD, numero massimo di offerte a blocchi sul MGP e MI-A, DTF 08 rev 04 MPE – Modalità di calcolo dei margini ai fini del MGP e del MI da parte del GME in caso di mancata ricezione, DTF 10 rev 06 MPE – Verifiche di congruità tecnica delle offerte rispetto ai margini, DTF 21 rev 02 MPE – Modalità di presentazione delle richieste di registrazione delle nomine e casi di nomina implicita, DTF 22 rev 02 MPE – Verifiche di validità e congruità delle richieste di registrazione delle nomine e determinazione e comunicazione nomine, DTF 23 rev 01 MPE – Unità e aggregazioni di unità ai fini di immettere e prelevare, dell’erogazione dei servizi ancillari e del redispacciamento). Il numero massimo di offerte a blocchi che possono essere presentate per ogni sessione di mercato di MGP e MI-A è reso disponibile, ai sensi della DTF 05 rev 05 MPE, sul sito del Gme. Maggiori dettagli sul sito del Gestore dei mercati energetici. ▪️Dal 2015 al 2020 il costo dell’energia elettrica wholesale in Italia era identico a quello della Spagna, fra 55 e 60 euro. Che cosa è successo, al di là delle guerre e l’aumento del prezzo del gas? C’è stata l’introduzione dell’Ets, che in quegli anni era qualche euro e che oggi è 36 euro”. Per cui l’Ets “andrebbe applicato in una percentuale più bassa o su meno generazione”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, intervenendo al convegno del PD oggi a Rho. L’Ets, ha aggiunto, “viene applicato per tutte le generazioni che producono CO2 e hanno messo fuorigioco l’Italia, perché l’Italia morfologicamente non è la Spagna. Quindi in Spagna abbiamo impianti da 2 a 3 GW, in Italia quando abbiamo 100 MW è già considerato un grande campo fotovoltaico”. Il problema “è stato accettare, a mio parere, un ETts che non considera la caratteristica italiana e che secondo me andrebbe applicato in una percentuale più bassa o su meno generazione”. Insomma, “al di là se si faccia no il nucleare, ma anche quando dovessimo farlo, impianti a gas ne avremmo sempre in maniera importante e per noi il gas ha un’incidenza superiore agli altri paesi europei”, ha detto ancora. “Bisogna immaginare un meccanismo di Ets più confacente alla realtà”. ▪️Le richieste di connessione di data center continuano a salire, e anche se non si concretizzeranno mai tutte, il problema più generale della saturazione rimane finché il governo non interverrà con la norma da tempo attesa. Lo ha spiegato con i dati aggiornati Paolo Cuccia, responsabile programmazione Territoriale Nord di Terna durante il convegno del Pd “Accendere il futuro” in corso a Milano. |
| POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO |
| ▪️La Commissione europea ha avviato tre distinte procedure di infrazione nei confronti dell’Italia, contestando violazioni delle norme UE in materia di tutela delle acque, qualità dell’aria e servizi portuali. In tutti i casi Bruxelles ha inviato lettere di costituzione in mora, primo passo formale previsto dall’articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, concedendo al governo italiano due mesi di tempo per rispondere e correggere le criticità.La prima procedura (INFR(2025)2207), avviata insieme a Danimarca e Lussemburgo, riguarda il mancato corretto recepimento della Direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE). Secondo la Commissione, l’Italia non garantisce un sistema completo di registrazione di tutti i permessi di prelievo o ritenzione delle acque, inclusi gli invasi e le dighe, e soprattutto non sottopone le concessioni a revisioni periodiche, nonostante possano durare 30 o 40 anni.Una carenza che, per Bruxelles, compromette la capacità di verificare se gli utilizzi idrici siano ancora compatibili con l’obiettivo centrale della direttiva: il buono stato dei corpi idrici e la tutela della salute e dell’ambiente.La seconda procedura (INFR(2025)2198) riguarda il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico (Napcp) previsto dalla direttiva NEC (UE) 2016/2284.La normativa impone agli Stati membri di aggiornare questi programmi almeno ogni quattro anni, per dimostrare i progressi nella riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici e il rispetto degli impegni vincolanti fissati fino al 2029, con obiettivi più stringenti dal 2030.Nonostante diversi solleciti, l’Italia non ha trasmesso l’aggiornamento obbligatorio, impedendo alla Commissione di valutare l’efficacia delle politiche nazionali sulla qualità dell’aria.La terza procedura (INFR(2025)2181), avviata anche contro Spagna e Francia, riguarda il regolamento UE sui servizi portuali (Regolamento (UE) 2017/352).La Commissione contesta all’Italia l’obbligo imposto alle navi che svolgono servizi di rimorchio e ormeggio di battere bandiera italiana. Secondo Bruxelles, questa misura è discriminatoria e sproporzionata: il regolamento consente già agli Stati di applicare le norme sociali e del lavoro nazionali indipendentemente dalla bandiera della nave.Se introdotto, il requisito di bandiera dovrebbe riferirsi a qualsiasi bandiera di uno Stato membro UE, non a quella nazionale, altrimenti viola sia il regolamento sia la libertà di stabilimento garantita dall’articolo 49 TFUE.In tutti e tre i casi, se le risposte dell’Italia non saranno ritenute soddisfacenti, la Commissione potrà procedere con l’emissione di un parere motivato, avvicinando ulteriormente il dossier a un possibile deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea. ▪️L’Unione Europea resta fortemente dipendente dalle importazioni energetiche con una percentuale del 56,9% sul totale dei consumi. La Cina è al 24% mentre gli Usa sono autosufficienti. Su questo elemento si gioca la competizione globale. È il primo spunto che emerge dal settimo “Med & Italian Energy Report” realizzato da Srm (Intesa Sanpaolo) ed Esl@Energycenter (Politecnico Torino), presentato ieri.L’Italia, si legge in una nota, ha una dipendenza energetica superiore alla media europea ma in lieve miglioramento: scende di un punto dal 75% al 74%. La Francia grazie al nucleare ha una dipendenza inferiore alla media europea (40,1%) mentre la Germania ha un posizionamento, come l’Italia, superiore alla media e in crescita al 66.8%.Il mix elettrico europeo sta mutando. Dal 2000 ad oggi l’uso del carbone è sceso dal 32% all’11%, mentre è aumentata la quota del gas naturale dal 12% al 15%. Crescono fortemente le energie rinnovabili, passate dal 15% al 47% contribuendo ad alleggerire la dipendenza europea. Tutti i paesi europei hanno migliorato la quota di rinnovabili sulla generazione elettrica: l’Italia con il 49% del mix elettrico è sopra la media europea.Secondo lo studio, il dialogo Euro-Mediterraneo sulle rinnovabili è quindi indispensabile per accelerare la diminuzione della dipendenza energetica europea. La produzione di energia rinnovabile nel Nord Africa e la sua importazione in Europa fungono da “ponte verde” per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, rinforzando la competitività energetica dell’intera Area.Sebbene la sponda sud del Mediterraneo presenti le più alte intensità solare ed eolica, essa ospita però solamente l’1,2% della capacità di generazione elettrica da fonti fotovoltaica ed eolica (9 GW su 770 GW); c’è dunque ampio margine di crescita e di investimenti.Il petrolio resta una componente importante, seppur in calo, del mix elettrico europeo con il 23% del totale.Per questo, si legge ancora, è importante porre attenzione agli eventi internazionali. Rilevante il ruolo del Venezuela che possiede il 17,5% delle riserve mondiali di petrolio accertate (precedendo l’Arabia Saudita che ha il 17,2%) ma che non compare tra i primi 10 produttori al mondo per totale di produzione al 2024; e quindi un possibile suo rientro nel mercato mondiale dell’Oil potrebbe avere delle ripercussioni non trascurabili. L’Iran possiede, invece, il 9,1% delle riserve mondiali di petrolio accertate e controlla il 5,2% della quota di mercato della produzione. Inoltre, ha il 17,1% delle riserve mondiali di gas (subito dopo la Russia con il 19,9%) ma scende al terzo posto per livello di produzione con il 6,4% del totale mondiale estrazione di gas.Hormuz, Malacca e Suez sono i colli di bottiglia energetici globali da dove transita complessivamente il 50% del traffico marittimo mondiale di petrolio e gas. Il Canale di Suez, in particolare, rappresenta una rotta strategica; i transiti stanno recuperando e oggi transita attraverso il Canale il 7,6% dei flussi mondiali di prodotti petroliferi raffinati ed il 2,2% del GNL, in crescita rispetto ai valori del 2024 che erano rispettivamente del 5,3% e del’1,2% dei flussi marittimi. Gran parte di questi flussi sono diretti verso l’Europa per la quale il Canale ha un rilievo ancora maggiore.Cresce anche lo Stretto di Gibilterra soprattutto nel transito di Gnl, passato dal 6,4% al 10% del totale. Incidono il re-routing dal Capo di Buona Speranza e l’aumento delle importazioni dagli Usa.La diffusione delle energie rinnovabili e delle tecnologie green ha determinato una crescita senza precedenti della domanda di materie prime critiche. Minerali come litio, nichel, cobalto, grafite, rame e terre rare sono essenziali per veicoli elettrici, batterie, reti e tecnologie green. Il Rapporto analizza dettagliatamente produzione, raffinazione e commercio delle principali materie prime strategiche.La Cina è il principale polo di domanda per la maggior parte delle materie prime critiche tra cui bauxite, nichel, manganese, rame e cobalto. Ed ha la maggiore capacità di raffinazione per diverse materie, tra cui cobalto, grafite e terre rare.Il Rapporto esamina anche il mercato di estrazione e lavorazione dell’uranio, le cui riserve naturali sono estremamente concentrate (l’84% del totale è distribuito in otto paesi). Il 92% della produzione globale di uranio è controllata da soli sette paesi tramite le rispettive compagnie estrattive; la Russia da sola detiene il 40% della capacità industriale sulla filiera nucleare.Tra le sei tecnologie di reattore a fissione attualmente in funzione, quelli ad acqua pressurizzata (Pwr) costituiscono il 78% della capacità globale installata (294 GW su 376 GW). Nel Bacino Mediterraneo sono attivi 65 reattori (71 GW complessivi), 57 dei quali in Francia (63 GW), 7 in Spagna (7 GW) e uno in Slovenia (1 GW). In Turchia ed Egitto, è attualmente in costruzione una centrale da 4.8 GW e la sua entrata in esercizio prevista entro il 2030.Come per l’energia anche le materie prime strategiche sono trasportate principalmente via mare. Il Rapporto contiene un’analisi puntuale sui flussi marittimi delle main bulks (principali materie prime trasportate su nave) da cui emergono dati importanti di seguito specificati.Tra il 2000 e il 2025, le tonnellate di nichel (utilizzato nelle batterie, componente chiave di leghe utilizzate per l’automotive) movimentate via mare sono passate da 5,7 milioni di tonnellate del 2000 a 58,5 mil tonn a fine 2025 a livello globale.Il dato relativo alla bauxite (principale fonte per la produzione dell’alluminio) è passato da 30,6 milioni di tonnellate del 2000 a 236,4 del 2025. Crescita consistente anche per il manganese (utilizzato nelle batterie e come elemento chiave per gli acciai speciali, che passa da 7,1 del 2000 a 45,2 del 2025; ed il rame (utilizzato nei componenti elettronici, batterie e veicoli), il cui commercio è passato da 10,2 del 2000 a 40,4 del 2025.Per area geografica oltre il 90% della bauxite via mare proviene da Guinea e Australia ed è destinata quasi interamente alla Cina. Le Filippine – con l’84% del totale – dominano l’export di nichel, il Sudafrica con il 55% del totale quello di manganese.I flussi di rame sono prevalenti sulle rotte Cile-Cina e Perù-Cina. Per il cobalto, la Repubblica Democratica del Congo rappresenta oltre l’80% delle esportazioni mondiali. Hub intermedi come Belgio e Finlandia svolgono un ruolo chiave nella raffinazione e riesportazione.Anche per l’Italia i traffici dry bulk (materie prime) sono strategici; il totale dei traffici delle rinfuse solide italiane, in cui si ritrovano anche le componenti metallifere, ha sfiorato 50 milioni di tonnellate nel 2024 e 30 milioni nel primo semestre 2025.Lo shipping italiano riveste una posizione importante anche per la movimentazione di Oil and Gas: il totale complessivo dei traffici di rinfuse liquide ha sfiorato 170 milioni di tonnellate nel 2024 e superato le 80 nel primo semestre 2025 pari al 34% del traffico merci del Paese. L’Italia inoltre ha la seconda flotta europea di navi cisterna e la quarta flotta europea di navi per rinfusiero, elementi che rappresentano un punto di forza strategico del nostro Paese.Il rapporto è stato presentato al Parlamento europeo ed è stato realizzato con la collaborazione della Fondazione Matching Energies.L’evento, è stato patrocinato dai deputati europei Elena Donazzan e Giorgio Gori, ed è stato organizzato in collaborazione con la struttura European Regulatory and Public Affairs di Intesa Sanpaolo che ha sede a Bruxelles. La conferenza è stata aperta dai saluti dei due deputati europei, da Irene Pastorino, Competitiveness and growth, Energy deputy coordinator della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Ue, e di Elena Baralis, Prorettore del Politecnico di Torino. Marco Boscolo, responsabile European Regulatory and Public Affairs di Intesa Sanpaolo, ha introdotto e moderato i lavori. Hanno presentato il Rapporto Massimo Deandreis, Direttore Generale SRM ed Ettore Bompard, Direttore Scientifico ESL@energycenter Lab, Politecnico di Torino. Sono seguite le conclusioni di Marco Gilli, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo. ▪️È stato da poco pubblicato il Position Paper dell’Eps (federazione di società europee di fisica, il cui duplice obiettivo è di promuovere l’eccellenza e di influenzare la politica scientifica) per una visione del sistema energetico europeo.Il messaggio centrale che ne esce è un forte auspicio per un cambio di priorità nella politica energetica europea, ponendo come finalità principali il migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento, l’accessibilità economica e la sostenibilità del sistema energetico.Negli ultimi 30 anni la percentuale di domanda energetica globale coperta dalle fonti fossili è rimasta praticamente stabile: nello stesso periodo l’UE ha tagliato le proprie emissioni riducendo la propria quota al 7% delle emissioni globali, che nello stesso periodo sono però aumentate del 65%.Data la natura finita delle risorse fossili ed il loro impatto sull’ambiente, originato non solo dai gas serra ma anche dagli inquinanti generati dalla loro combustione, la transizione verso soluzioni alternative è una finalità importante, in particolare per l’UE, che importa circa l’80% del gas ed oltre il 90% del petrolio per coprire il proprio fabbisogno.Il rapporto Draghi ha evidenziato gli impatti economici ed industriali negativi delle attuali politiche di transizione energetica europea, comprese le considerazioni relative all’aumento dei costi energetici ed alle dipendenze dalla catena di approvvigionamento.Sebbene le tecnologie Vres (Variable renewable energies, fotovoltaico ed eolico in primis) contribuiscano alla transizione energetica, aumentare la loro quota pone sfide significative e richiede di affrontare i seguenti punti:-Stabilità della rete elettrica: finché non saranno disponibili sistemi di accumulo di energia efficienti, scalabili e convenienti, l’ampia diffusione delle Vres richiederà il mantenimento di una rete bilanciata attraverso fonti dispacciabili. Queste fonti devono essere in grado di soddisfare l’intera domanda di energia, principalmente sotto forma di centrali elettriche a gas, grazie alla loro flessibilità. Queste soluzioni di backup emettono inevitabilmente gas serra. L’elevata penetrazione delle Vres potrebbe quindi essere ostacolata sia dai costi di sistema che dagli obiettivi di decarbonizzazione sempre più ambiziosi.-La tecnologia Ccs rende la produzione di energia meno efficiente, più costosa e ostacola la competitività dell’UE. Inizialmente considerata un “ponte” verso un’economia a zero emissioni di carbonio, dopo oltre 15 anni di ricerca e sviluppo la mancanza di progressi la rende una tecnologia inadatta al raggiungimento dell’obiettivo prefissato.-Combinando l’efficienza complessiva della produzione di idrogeno da Vres, si evidenziano le enormi sfide in termini di scala e costi nell’integrazione nei sistemi energetici, mettendo in discussione la fattibilità di un impiego su larga scala dell’Idrogeno.-Le materie prime essenziali e le terre rare, attualmente necessarie per la transizione energetica e lo sviluppo industriale pulito, stanno diventando elementi essenziali della nostra attuale strategia energetica.Politiche energetiche efficaci devono bilanciare tre fattori chiave: sicurezza e affidabilità dell’approvvigionamento energetico, bassi costi energetici per le famiglie e l’industria, impatto minimo dei sistemi energetici sugli ecosistemi locali e globali.La ricerca e sviluppo in tecnologie di accumulo di energia, reti intelligenti ed efficienza energetica sono fondamentali per la competitività a lungo termine. Investire in un’ampia gamma di soluzioni energetiche, dal nucleare alle rinnovabili, può promuovere la leadership tecnologica e contribuire alla transizione energetica globale. Sviluppando soluzioni energetiche scalabili ed economiche, insieme a politiche di riciclo e sostenibilità, l’UE può sostenere lo sviluppo sostenibile rafforzando al contempo la propria resilienza economica.Fornire informazioni sui temi energetici basate su fatti può contribuire a migliorare la comprensione pubblica e facilitare un processo decisionale consapevole, creando una società ben informata, in grado di impegnarsi in discussioni costruttive sulle politiche energetiche.Considerando un approccio equilibrato che integri diverse soluzioni energetiche, progressi tecnologici e sostenibilità economica, l’UE può sviluppare una strategia energetica, elemento fondamentale di una strategia globale, attualmente mancante, che sostenga la prosperità a lungo termine, affermando al contempo il suo impegno verso la responsabilità ambientale. |
| POLICY FOCUS – MERCATI |
| ▪️Mercato internazionale. Le quotazioni del petrolio sono salite sui massimi da agosto scorso, dopo che il presidente Usa Donald Trump ha minacciato Teheran con una “imponente flotta”, che si sta dirigendo verso il Golfo Persico. Il Brent nel finale ha riagganciato quota 70, con un balzo di oltre 6 dollari barile. Nella settimana monitorata, il Paniere Opec, composto da 12 greggi diversi, è salito a 67 dollari al barile (+3,79), il Light crude a 65,42 (+6,06), il Brent a 70,71 (+6,65), il Murban a 69,81 (+5,08). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è salita a 690,5 $/t (+26,5), del gasolio 10 ppm a 728 (+46,88), del risca 0,1% a 703,75 (+33,75) del Btz a 401,5 (+33,75), dell’Atz a 386,5 (+36,88). In particolare sul mercato Cif di Rotterdam la quotazione del diesel 10 ppm presenta oscillazioni che vanno da un minimo di 719 ad un massimo di 719,5 dollari tonnellata, quelle della benzina da 682 a 682,5. ▪️Mercato interno. La settimana apre in ribasso e chiude in rialzo per i gasoli. La benzina e gli oli combustibili (eccetto l’impennata di martedì) hanno presentato variazioni contenute. Il cambio euro/dollaro è salito ai massimi da 5 anni. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina è scesa di 3 euro per mille litri, il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) di 1 scarso, il gasolio risca 0,1 di 5, mentre il denso Btz è salito di 13 euro per mille chili. Questa mattina la benzina ha preso 3 euro, i gasoli autotrazione e agricolo 10, il risca 8 e il denso Btz 4. Lunedì la benzina dovrebbe rincarare di altri 9 euro, i gasoli autotrazione e agricolo di 13, il risca di 11 e il denso Btz di 14. Stabile la media settimanale del Gpl miscela. ▪️A dicembre il mercato automobilistico europeo ha registrato un risultato storico: le immatricolazioni di auto 100% elettriche hanno superato per la prima volta quelle a benzina tradizionali (cioè escluse le ibride). Poche migliaia di unità e una differenza in termini di quota di mercato frazionale, ma un traguardo comunque notevole non solo dal punto di vista culturale, ma anche in vista delle prospettive per il 2026. Nel 2025 la quota di immatricolazioni di auto elettriche in Europa si è attestata al 17,6%, una percentuale su cui pesano però i risultati tutt’altro che esaltanti dei primi mesi dell’anno. Con il nuovo anno e l’azzeramento del consuntivo, la media del prossimo anno con ogni probabilità balzerà ben sopra il 22,6% registrato a dicembre, consolidando la posizione delle elettriche sul mercato europeo. Da sottolineare comunque che nel computo delle auto e benzina tradizionali non vengono considerate le ibride non ricaricabili, che nella stragrande maggioranza dei casi sono alimentate comunque a benzina (solo una piccola quota è diesel). I combustibili fossili restano quindi largamente la principale fonte di alimentazione nel mercato automobilistico.Un’altra media da tenere d’occhio sarà quella delle emissioni dei costruttori. A dicembre, per il secondo mese consecutivo, è infatti scesa sotto gli 87 g/km, il nuovo obiettivo fissato dalla Commissione per il triennio 2025-2027. Anche in questo caso la media annuale del settore è stata di 98 g/km che, se si includono i crediti regolamentari, si attesa sopra l’obiettivo di 93 g/km. Anche in questo caso però da gennaio si azzereranno i conti. Questi due dati hanno in comune un aspetto: entrambi i valori rappresentano situazioni molto eterogenee. Nel caso dell’auto elettrica, c’è un’Europa a due velocità con mercati (Germania e Paesi scandinavi) in cui risulta una realtà dominante o quasi, e altri (Italia, Spagna), in cui la diffusione risulta più lenta. Anche nel caso delle emissioni, la media è frutto dei risultati ottenuti da case molto avanti nel taglio delle emissioni, e altre che restano più indietro. |
Per approfondire le informazioni del Policy Focus puoi trovare dettaglio su: StaffettaQuotidiana, QE, AGEEI
