Policy focus – 24 febbraio 2025

POLICY FOCUS – ITALIA 
▪️Aumento del 18% dei punti vendita registrati; raddoppio della quota di pompe bianche sul totale, dal 17 al 33%; oltre 300 marchi registrati e oltre 3.600 punti vendita ancora senza marchio; 115 punti vendita della Grande distribuzione organizzata, di cui circa un quarto in Emilia Romagna; la Campania scalza il Veneto in testa alla classifica di diffusione delle pompe bianche. Sono alcuni degli spunti che emergono da un confronto sui dati della rete carburanti tra oggi e il 18 febbraio 2015, data della prima elaborazione dei dati dell’Osservatorio prezzi carburanti da parte di Staffetta Quotidiana. Una quantità di dati – oltre ovviamente ai prezzi – che consentono di fare una sorta di bilancio sugli ultimi dieci anni del settore. A partire dalla classifica dei marchi delle compagnie per numero di punti vendita, praticamente invariata nelle posizioni: Eni in testa ma tallonata da IP, poi Q8, Esso e Tamoil. La differenza più macroscopica è ovviamente la scomparsa del marchio TotalErg, oltre al ridimensionamento di Shell, riaffacciatasi sulla rete italiana da un paio d’anni. Colpisce l’aumento dei punti vendita di Eni (+303) come quello di Q8 (+522).Complessivamente, il numero dei punti vendita è più alto di 3.650 unità rispetto a dieci anni fa – dato da prendere cum grano salis visto che nel 2015 si era ancora all’inizio del monitoraggio, anche se la tendenza all’aumento è confermata anche da altre fonti (v. Staffetta 09/01). Un aumento che riguarda soprattutto il Mezzogiorno, con la Campania in testa con oltre 600 punti vendita in più, seguita dal Lazio con circa 500, dalla Puglia con 424 e dalla Sicilia con 400. Aumenti da attribuire in toto alle “pompe bianche”, visto che nei dieci anni i punti vendita con i marchi delle compagnie sono scesi di oltre 800 unità in tutta Italia, passando da 16.678 a 15.775, a fronte di una consistenza complessiva della rete salita da 20.073 a 23.723.Sale dunque, come detto, la quota delle pompe bianche, che in Campania sfiora la metà del totale (48%), mentre le Regioni dove il fenomeno degli indipendenti è meno diffuso sono Sardegna (20%) e Friuli Venezia giulia (18%). Quanto infine alla Gdo (la Grande distribuzione organizzata, cioè i supermercati), promotrice in passato di ricorsi alla Commissione europea per la liberalizzazione del settore e motore di molti degli interventi normativi che si sono susseguiti negli anni, la sua presenza, tutto sommato limitata rispetto alle premesse/promesse di una rivoluzione del settore, resta sostanzialmente localizzata in Pianura Padana, con 30 punti vendita in Emilia Romagna, 17 in Piemonte, 16 in Lombardia e 6 in Veneto, e la sola eccezione dei 13 punti vendita in Toscana.Quanto alla nascita dell’Osservaprezzi, rimandiamo al contributo dell’allora responsabile Orietta Maizza (v. Staffetta 21/02). Qui ne ripercorriamo i principali passaggi politici. Dopo l’oscuramento della pubblicazione dei listini disposto dall’Antitrust, la Staffetta (e non solo) chiedeva da tempo più trasparenza sui prezzi (v. Staffetta 16/01/08). La crisi dei prezzi della primavera/estate 2008, cui sarebbe seguita la crisi finanziaria dei mutui subprime, provocò un acuirsi delle polemiche sui carburanti. Per la cronaca, la fiammata raggiunse il picco a metà luglio 2008 (più sul petrolio che sui carburanti), quando benzina e gasolio arrivarono poco sopra quota 1,5 euro/litro, con una differenza rispetto a oggi dovuta soprattutto alle accise, allora rispettivamente a 564 e 423 euro per mille litri. In dieci anni le aliquote sono aumentate rispettivamente di 16 e 19 centesimi al litro, mentre i prezzi al netto delle tasse sono di 5 centesimi al litro più alti per la benzina e di 5 più bassi per il gasolio. Dal 2015 a oggi, invece, senza alcun aumento di accise, i prezzi della benzina sono aumentati di 31 centesimi al litro, quelli del gasolio di 30.Con la manovra estiva del 2008 il governo introdusse una delle tante liberalizzazioni della rete carburanti. Il Ddl sviluppo collegato (quello con sui si tentò una prima rinascita del nucleare) intervenne dapprima con un rafforzamento di Mister prezzi (v. Staffetta 03/12/08), poi, con un emendamento parlamentare (v. Staffetta 28/04/09) della senatrice PD Anna Rita Fioroni (v. Staffetta 08/05/09), si arrivò all’istituzione dell’Osservatorio prezzi carburanti.Contrari si dissero i gestori, soggetti obbligati in prima persona alla comunicazione dei prezzi al ministero (v. Staffetta 04/05/09) che arrivarono a minacciare lo sciopero (v. Staffetta 14/05/09), mentre dall’Antitrust l’allora responsabile energia Alessandro Noce manifestò apprezzamento per la nuova banca dati (v. Staffetta 14/10/13).L’obbligo di comunicazione scattò nel 2013 (v. Staffetta 09/09/13) e alla fine del 2014 la Staffetta chiese al ministero di sperimentare il sistema. Questo portò, grazie al lavoro dello specialista informatico della Staffetta Fabio De Mattia, all’anteprima del febbraio 2015 (v. Staffetta 18/02/15), con cui si stabilì il nuovo standard nella elaborazione e comunicazione dei prezzi.Il sistema potrebbe ovviamente essere perfezionato, innanzi tutto con l’aggiunta dei prezzi dell’energia elettrica per le ricariche delle auto. Un comparto, questo, sicuramente più articolato e complesso rispetto ai carburanti ma che, in virtù della prospettiva sempre maggiore diffusione delle auto elettriche, non può rimanere fuori dal monitoraggio. Così come si potrebbero apportare aggiustamenti tecnici sulla compilazione delle anagrafiche dei punti vendita e dei prezzi, introducendo l’obbligo di indicare le coordinate geografiche, una distanza minima tra due distributori, o ancora vietando l’uso del “punto e virgola” che rischia di rendere i file csv non utilizzabili.Resta indubbio il successo dell’iniziativa che ha gettato luce sul settore e offerto strumenti di conoscenza e concorrenza: per i consumatori dando indicazioni sui punti vendita con i prezzi più bassi, per gli operatori del settore per studiare il mercato e posizionarsi di conseguenza. Una trasparenza che, come detto, potrebbe giovare anche per quanto riguarda le bollette elettriche e del gas (v. Staffetta 18/02).

▪️Spegnere la candelina del primo decennio di pubblicazione in formato aperto dei dati dell’Osservatorio prezzi carburanti è un bel traguardo e con piacere ho aderito alla possibilità di ricordare il percorso attuativo della norma che ha introdotto l’obbligo di comunicazione dei prezzi praticati dei carburanti per autotrazione all’allora ministero dello Sviluppo economico (oggi ministero delle Imprese e del made in Italy), limitandomi ad un mero accenno alle tappe più risalenti.

▪️L’industria italiana ripone molte speranze nei piccoli reattori modulari, tecnologia nucleare di nuova generazione, che ancora non esiste a livello commerciale e che il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto vorrebbe portare in Italia nel prossimo decennio (v. Staffetta 23/01). Gli Smr garantirebbero infatti una fornitura di energia a emissioni zero, continua nel tempo e a prezzi costanti, sicura dal punto di vista tecnologico e delle importazioni di combustibile. È meno chiaro, ad oggi, se il nuovo nucleare potrà rilanciare la competitività dell’industria europea, gravata da prezzi del gas, e quindi dell’elettricità, che non hanno uguali nel mondo. L’Aie crede però che anche questa sfida, quella del prezzo dell’elettricità prodotta dagli Smr, possa essere vinta nel prossimo futuro (v. Staffetta 20/02). Sono alcuni degli spunti che emergono dall’incontro di ieri nella sede romana di Confindustria per presentare il rapporto dell’Aie “Il cammino verso una nuova era per l’energia nucleare”.

▪️Snam ha bandito una gara per la fornitura di un carico di Gnl per i test di avvio del nuovo terminale galleggiante di Ravenna. La nave dovrà portare un carico di Gnl tra 140.000 e 170.000 mc (tra 85 e 100 mln mc gassosi circa) e poter approdare al terminale nel periodo compreso tra il 21 marzo e il 21 aprile, Snam indicherà la data esatta al soggetto selezionato in un secondo momento. Le offerte, che dovranno indicare una proposta di corrispettivo per effettuare il servizio espressa in €/MWh (che potrà essere anche negativo) ed accompagnarsi alla prestazione di una garanzia per 5 milioni di euro, vanno presentate tra il 25 febbraio e il 5 marzo secondo le modalità indicate nella procedura allegata.

▪️“Credo che i costruttori cinesi, e Byd per primo, riusciranno a raggiungere livelli di penetrazione del mercato europeo significativi in tempi molto più rapidi rispetto a quanto fatto dai giapponesi all’inizio degli anni Novanta e dai coreani all’inizio del Duemila, faremo molto più in fretta”. È la previsione di Alfredo Altavilla in un colloquio con il Sole 24 Ore. Ex manager Fca al fianco di Marchionne, oggi è consigliere speciale del gruppo cinese in Europa, e ha organizzato un evento con la filiera della componentistica italiana per illustrare le opportunità offerte dal gruppo che si prepara ad avviare la produzione in Ungheria già alla fine di quest’anno. Altavilla ha parlato anche del contesto europeo e di case automobilistiche europee lontane dal cliente e dominate “dalla logica dell’offerta, a sua volta influenzata dalla regolamentazione”. Quanto al dialogo di settore in corso a Bruxelles e ai possibili sviluppi futuri, il manager ha dichiarato di avere “scarsa fiducia nelle competenze delle persone che ci stanno lavorando. Ho sentito parlare di misure intelligenti, come l’apertura ai plug-in anche oltre il 2035, e di stupidaggini colossali, come quella delle multe sospese”. Secondo Altavilla, per il motore termico, “importante per le applicazioni ibride, c’è ancora tanta storia da scrivere e l’Europa, che è sempre stata all’avanguardia e può continuare a giocare un ruolo importante”.

▪️L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato quattro istruttorie nei confronti di Byd Industria Italia, Stellantis Europe, Tesla Italy e Volkswagen Group Italia per possibili pratiche commerciali scorrette. Le istruttorie, si legge in una nota, riguardano le informazioni fornite ai consumatori sulla autonomia di percorrenza chilometrica dei veicoli elettrici, sulla perdita di capacità della batteria e sulle informazioni relative alle limitazioni di operabilità della garanzia convenzionale sulle batterie, in possibile violazione del Codice del consumo.
POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO
▪️Per quanto riguarda l’energia, la Cdu-Csu di Merz vede un “ruolo significativo” del nucleare nella produzione energetica, con l’ipotesi di riavviare gli ultimi reattori spenti dalla Germania, e vuole cancellare la contestata “legge sulle caldaie” per il phase out del gas, approvata nel 2023 dal governo Scholz. Nel programma resta fermo l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2045, ma a patto che sia economicamente e socialmente sostenibile. La tassa Ets sulla CO2, scrivono i cristiano democratici, è uno strumento fondamentale per ridurre le emissioni. Bisogna che l’Unione europea riveda il divieto del motore endotermico, in un’ottica di neutralità tecnologica aperta anche a carburanti bio, sintetici e all’idrogeno.I socialdemocratici di Scholz si impegnano invece a seguire il principio di “ridurre prima di catturare” le emissioni di CO2, a espandere la produzione di solare ed eolico e prevedono un ruolo importante dell’idrogeno nell’industria e per le auto. La Spd ribadisce che le centrali nucleari devono rimanere spente. L’auto elettrica, scrivono nel programma, deve diventare lo standard e dev’essere accessibile a tutti. Le auto alimentate con e-fuel sono invece una “scelta per ricchi”.Venendo ai Verdi, il partito guidato da Habeck chiede la neutralità climatica del settore elettrico entro il 2035, con la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2030. Il nucleare, scrivono, non è un’opzione, mentre la Germania deve continuare a installare rinnovabili al ritmo attuale. I Verdi difendono poi la legge sulle caldaie del 2023 e spingono per uno sviluppo dell’idrogeno. Chiedono inoltre di mantenere il divieto delle auto a combustione nel 2035 e nuovi incentivi a favore della mobilità elettrica.L’Alternativa per la Germania, guidata da Weidel, propone un ritorno al nucleare e la costruzione di nuove centrali a carbone. L’Afd vuole realizzare il gasdotto Nord Stream 2 con la Russia e critica l’impatto paesaggistico e gli alti prezzi dell’energia solare ed eolica. Afd nega che il cambiamento climatico sia causato dall’uomo e afferma che i periodi caldi sono spesso stati associati al fiorire della cultura. Dice di preferire il motore a combustione e gli e-fuel, mentre vuole tagliare i fondi alle colonnine di ricarica e per l’acquisto di auto elettriche.Il partito di sinistra Linke, che dovrebbe raccogliere il 7% dei voti, chiede di uscire dalla produzione a gas e a carbone, di limitare gli investimenti nel Gnl e chiude a ogni possibile ritorno al nucleare. La Linke è critica sull’uso dell’idrogeno e sulla cattura di CO2. Il programma è molto orientato sui temi sociali, e propone una riduzione dei costi dell’energia e un modello di generazione elettrica decentralizzato. Il programma sulla mobilità è focalizzato sull’espansione del trasporto pubblico.Qualche mese fa dalla Linke è fuoriuscita Sahra Wagenknecht, che ora guida un partito personale dato al 5% nei sondaggi. Il Buendnis Sahra Wagenknecht propone la nazionalizzazione delle aziende energetiche e di ripristinare le importazioni di gas naturale dalla Russia. Chiude invece alle importazioni di idrogeno dal Corridoio Sud. Le rinnovabili devono espandersi senza consumo di suolo, quindi soprattutto col repowering eolico e il fotovoltaico sui tetti. La transizione deve avvenire senza deindustrializzazione. Il Bsw è contrario allo stop ai motori endotermici.Infine i liberali della Fdp, che sono dati al 4% dei sondaggi e quindi sotto la soglia di sbarramento del 5%. Nel programma la Fdp chiede la realizzazione di nuove centrali a gas e l’estrazione di gas in Germania anche attraverso il fracking. I liberali sono contrari ai sussidi per l’eolico e il fotovoltaico e sono favorevoli a riaprire le vecchie centrali nucleari, purché la produzione non abbia bisogno di incentivi. Vogliono abolire la legge sulle caldaie e continuare a estrarre carbone nell’est della Germania fino alle scadenze contrattuali del 2038. Si dicono impegnati sulla transizione, ma senza divieti e in un’ottica di neutralità tecnologica.

▪️Secondo i dati dell’Emission Gas Report 2024 dell’Environment Programme dell’Onu (Unep), nel 2023 come emettitori di gas serra gli Stati Uniti con 5.970 MtCO2eq (11% del totale) occupavano il secondo posto nella classifica mondiale, superati solo dalla Cina. Ma in termini di emissioni pro capite, pari a 18 tonnellate equivalenti, erano di una corta incollatura sotto le 19 tonnellate equivalenti della Federazione Russa, detentrice di questo avvilente primato. Che gli Usa se la vedano quasi alla pari con un paese indubbiamente più arretrato, qualunque parametro si adotti per misurare il gap, la dice lunga su quanto gli statunitensi siano responsabili del cambiamento climatico.

▪️Non è chiaro quanto possano durare e quale esito possano avere le trattative tra Washington e Mosca sull’Ucraina, ma è fuor di dubbio che il negoziato, comunque vada, determinerà sconvolgimenti anche nell’oil business. Inclusa la branca cisterne. Se non altro perché tanto l’inevitabile braccio di ferro iniziale tra le parti in campo, quanto l’eventuale intesa determineranno un susseguirsi d’indurimenti e di rallentamenti delle sanzioni. E questo up and down dell’embargo è destinato ad impattare sulla richiesta di tanker, la quale peraltro già rischia d’essere messa sottosopra dai rivolgimenti che potrebbero verificarsi nell’oil seaborne trade, qualora andasse in porto una delle volontà della nuova Casa Bianca: divenire il luogo ove, più d’ogni altro al mondo, si decide sull’oro nero. Infatti, secondo Trump, gli Stati Uniti – se producessero (trovando molti acquirenti esteri) più shale oil, se rompessero il patto che oggi lega Riad, gli Emirati e Mosca e se, infine, prendessero ad andare a braccetto con l’ala araba o, in alternativa, con quella russa dell’OpecPlus – avrebbero la forza di dar vita nell’ambito petrolifero a un noyau dur in grado di stabilire erga omnes quanto crude oil vada estratto, quali paesi debbano produrne di più, quali esportarne di meno e, per concludere, chi – come è il caso dell’Unione Europea – vada obbligato a rivedere le sue fonti d’approvvigionamento.
POLICY FOCUS – MERCATI
▪️Nel 2024 il valore medio del PUN è stato pari a 108,5 €/MWh, quasi 19 €/MWh in meno rispetto al 2023. È il valore più basso dal 2020 ma comunque il più caro tra quelli registrati nelle diverse borse elettriche europee. Il calo registrato nel 2024 è stato causato principalmente da una forte contrazione registrata nel primo trimestre dell’anno (guidato da una flessione dei prezzi del gas tornati ai valori dell’estate 2021) a cui si è contrapposto un andamento tendenzialmente rialzista negli altri trimestri dell’anno.Nell’ultimo trimestre dell’anno, dopo una sostanziale stabilità nel mese di ottobre intorno al valore medio di 116,7 €/MWh, il PUN ha registrato un rialzo fino a 131 €/MWh a novembre e 135,1 €/MWh a dicembre, superando i valori medi dei corrispettivi mesi del 2023. Solamente nel mese di ottobre, l’aumento del costo di generazione a gas è stato calmierato da fondamentali ribassisti – calo della domanda, leggera crescita delle FER, maggiori importazioni nette e prezzi dei permessi di emissione in calo – ma questi fattori sono venuti meno negli ultimi due mesi dell’anno. A novembre, il PUN guadagna 14,20 €/MWh, una variazione trainata soprattutto dalla crescita del prezzo del gas, da consumi sostenuti, dalla flessione di rinnovabili e importazioni nette. Ad esacerbare i prezzi contribuisce anche la crescita del carbon price (media 67,3€/ton, +6% su ottobre).

▪️Mercato internazionale. Sui circuiti elettronici internazionali le quotazioni del petrolio stanno ricominciando a salire, mentre il presidente Usa Donald Trump annuncia un piano per ricostituire le scorte strategiche. Nella settimana monitorata, il Paniere Opec, composto da 12 greggi diversi, è salito a 78,15 dollari al barile (+1,91), il Light crude a 72,57 (+1,26), il Brent a 76,48 (+1,46). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è salita a 750,38 $/t (+2,5), del gasolio 10 ppm a 747,75 (+24,38), del risca 0,1% a 730,63 (+22,13) del Btz a 499,25 (+1,88), dell’Atz a 469,38 (+16,63). In particolare sul mercato Cif di Rotterdam la quotazione del diesel 10 ppm presenta oscillazioni che vanno da un minimo di 751,5 ad un massimo di 752 dollari tonnellata, quelle della benzina da 750,5 a 751.

▪️Mercato interno. Prezzi d’acquisto in ribasso in avvio di settimana con un recupero sul finale. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina ha perso 2 euro per mille litri, il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) 6, il gasolio risca 0,1 tra 5 e 6 e il denso Btz 3 euro per mille chili. Questa mattina la benzina ha incamerato 2 euro, i gasoli 4 e il denso Btz 11. Per lunedì la benzina dovrebbe perdere 2 euro e il denso Btz 1. I gasoli autotrazione e agricolo saliranno di 8 e il risca di 7. Stabile la media settimanale del Gpl miscela (uso comb).

Per approfondire le informazioni del Policy Focus puoi trovare dettaglio su: StaffettaQuotidiana, QE, AGEEI