Policy focus – 24 settembre 2025

POLICY FOCUS – ITALIA 
▪️L’acquisizione di IP da parte della compagnia azera Socar (v. Staffetta 23/09) è “un risultato straordinario”. Lo scrive il presidente della Fegica, Roberto Di Vincenzo, in un messaggio di commento dell’operazione inviato alla Staffetta. “Mi sembra interessante come risposta alle parole in libertà pronunciate sulla questione”, scrive Di Vincenzo. “L’impegno degli azeri, presenti in tutta Europa, mi sembra corroborato da fatti. Come abbiamo scritto nel nostro comunicato: meglio, anche per il Paese, un operatore integrato nella filiera piuttosto che ‘rentiers ‘ o fondi di private equity pronti solo a sfruttare, nel breve, la situazione. Come si fa a non considerarlo un risultato straordinario che potrebbe, addirittura, segnare un’inversione di tendenza. Magari rientrassero in Italia alcune delle major: ne gioverebbero il mercato, gli investimenti la ricerca, l’innovazione, i consumatori, i lavoratori ed i Gestori. Forse – conclude Di Vincenzo – il Governo dovrebbe lavorare avendo questo come orizzonte. Anche in questi tempi bui”.

▪️È partito il treno delle elezioni regionali, con ben sei Regioni che andranno al voto portando alle urne circa un terzo del bacino elettorale nazionale. Scadenze che secondo i ben informati starebbero interferendo con la procedura di nomina del nuovo collegio Arera, la cui scadenza, già prorogata, è fissata al 9 ottobre. Nell’ordine, andranno alle urne: Marche, Valle d’Aosta, Calabria, Toscana, Veneto, Campania e Puglia. Il 28-29 settembre si partirà con le Marche, dove si fronteggeranno per il centrodestra il meloniano Francesco Acquaroli – presidente uscente – e per il centrosinistra Matteo Ricci, europarlamentare PD; nella sola giornata del 28 si voterà anche in Valle d’Aosta, dove il presidente non sarà eletto direttamente dai cittadini, ma dal consiglio regionale in seconda battuta.

▪️Al via il nuovo organigramma dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. In una nota, Adm annuncia che si sono concluse le procedure di interpello di tutte le direzioni territoriali e di alcune direzioni centrali dell’Agenzia. A seguito dell’imminente entrata in vigore della riforma organizzativa dell’Agenzia, prosegue la nota, che ha fuso le competenze giuridiche e informatiche di tutti gli uffici, “è stato delineato, in modo stabile, il nuovo assetto dirigenziale di prima fascia per i prossimi 3 anni”. Il generale di divisione della Guardia di Finanza Rosario Massino sarà, a partire dal 1° novembre, il nuovo direttore dell’ufficio Internal audit della direzione generale. Confermati nei ruoli strategici di prima fascia, a partire dalla medesima data, Leonardo Di Stefano e Stefano Saracchi a capo, rispettivamente, dell’ufficio Affari giuridici e normativi e della direzione Organizzazione e trasformazione digitale. La direzione del personale sarà affidata, a partire dal 1° gennaio 2026, a Salvatore Roberto Miccichè.Sul territorio, la responsabilità delle nuove strutture di vertice sarà affidata, dal 1° novembre 2025, a Teresa Rosaria De Luca (Emilia-Romagna e Marche), Maurizio Montemagno (Lazio e Abruzzo), Andrea Maria Zucchini (Liguria), Maria Preiti (Piemonte e Valle D’Aosta), Domenico Frisario (Puglia, Molise e Basilicata), Davide Bellosi (Toscana e Umbria), Franco Letrari (Veneto e Friuli-Venezia-Giulia), Marco Cutaia (Lombardia), Maria Alessandra Santillo (Campania), Antonio Di Noto (Calabria), Davide Miggiano (Sicilia), Gianluigi D’Urso (Sardegna), Stefano Girardello (Trentino-Alto-Adige).“Esprimo le mie più sincere congratulazioni ai Direttori di vertice chiamati a gestire le nuove strutture dell’Amministrazione in un momento storico assai intenso per le riforme in atto – commenta Roberto Alesse, direttore dell’Agenzia – e un sentito ringraziamento va alla commissione di valutazione per il conferimento degli incarichi dirigenziali, per l’eccezionale impegno e la professionalità dimostrati nella conclusione della procedura di interpello”.

▪️Il ministero dell’Ambiente, di concerto con l’assessorato dei Beni culturali della Sicilia, ha espresso giudizio di compatibilità ambientale positiva sul progetto della controllata di IB Vogt, Ibvi 5 Srl, denominato “Castel di Iudica II”, di potenza pari a 231,6 MWp e 200 MW di immissione, da realizzarsi su terreni agricoli nei comuni di Castel di Iudica (CT) e Ramacca (CT). L’azienda tedesca, che si descrive come una piattaforma di sviluppo di solare utility scale, ha diversi grandi progetti nell’Isola, tra cui un parco da 245 MW ceduto a Iberdrola (v. Staffetta 27/02/24). Negli ultimi giorni, il Mase ha dato inoltre parere di Via positivo a un agrivoltaico di Pacifico da 28,64 MW a Licata (AG), sempre in Sicilia, e un parere di Via negativo a un agrivoltaico della società veicolo Pantalla Solar da 21,83 MW a Tuscania (VT), nel Lazio

▪️Le ore di utilizzazione equivalenti degli impianti fotovoltaici nel 2024 in Italia sono state 1.066. È quanto riporta il Gse nel rapporto statistico sul FV nel 2024.

▪️Eni annuncia in una nota di aver ottenuto la Procedibilità dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e avviato l’iter autorizzativo per la conversione di alcune unità della raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi, in provincia di Pavia, in bioraffineria (v. Staffetta 17/07 e 19/09).

▪️Il Friuli-Venezia Giulia ha già raggiunto l’obiettivo di installazione di nuova capacità rinnovabile previsto dal DM Aree idonee per il 2025. Perciò, non ha bisogno di installare nuovi impianti rinnovabili, in particolare non ha bisogno di grandi impianti fotovoltaici. Lo sostiene la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Rosaria Capozzi, in una nota. Ricordiamo che il Friuli-Venezia Giulia è governato da una giunta di destra. Capozzi cita i dati dell’ultimo rapporto mensile di Terna (v. Staffetta 19/09), che evidenziano come la Regione abbia installato 778 MW di rinnovabili da gennaio 2021 ad agosto 2024, avendo già raggiunto l’obiettivo di burden sharing per il 2026 (772 MW installati).

▪️Stamattina le commissioni Industria del Senato e Attività produttive della Camera hanno avviato il ciclo di audizioni sullo schema di decreto legislativo sul codice degli incentivi (v. Staffetta 11/09). Il primo audito è stato Andrea Cristini, presidente di Anie rinnovabili, per conto di Anie – Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche. Il Dlgs, ha detto Cristini, è “molto apprezzato perché ci consente di avere…una visione a medio e lungo termine, con una pianificazione degli incentivi legati al nostro settore”. Anie, ha spiegato, apprezza la pianificazione triennale e l’armonizzazione delle norme a livello statale e regionale previste dal Codice degli incentivi. Cristini auspica però un maggiore coinvolgimento delle associazioni, anche con un tavolo permanente di confronto. Per esempio, ha detto, Transizione 5.0 è stata “un’iniziativa sicuramente importante, ma con estreme difficoltà di applicazione, che hanno spesso scoraggiato utenti potenziali”. Cristini ha chiesto che il decreto consideri prioritarie le produzioni made in EU e made in Italy nella stesura dei bandi, come previsto dal Net Zero Industry Act. In chiusura, il presidente di Anie rinnovabili ha ribadito la richiesta di una maggiore chiarezza normativa: “il DM Aree idonee, che è in revisione da parte del Mase, è fondamentale per lo sviluppo delle tecnologie rinnovabili, e per quello che può essere collegato al codice degli incentivi come crediti d’imposta per piccoli e medi impianti” – ha detto.
POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO
▪️Mentre l’Italia raccoglie le manifestazioni d’interesse per la prima asta dedicata a impianti fotovoltaici con componentistica non cinese (v. Staffetta 05/09), l’associazione europea di settore Solarpower Europe ha pubblicato un rapporto dedicato a come riportare la produzione di moduli fotovoltaici in Europa. Il rischio, sottolinea Solarpower Europe, è che le norme del Net Zero Industry Act sostengano la diversificazione dalla produzione cinese senza però rilanciare la manifattura europea. Secondo il rapporto, alla cui stesura ha collaborato il Fraunhofer Institute, la differenza di costi tra l’energia prodotta con moduli europei e con moduli cinesi (se i cinesi non vendono sotto i costi di produzione, com’è attualmente) è inferiore al 15% previsto dalle aste con i criteri Nzia. Tuttavia, i moduli prodotti interamente in Europa sono più costosi dei moduli non cinesi ma prodotti fuori dall’UE, allineati ai criteri Nzia. La differenza tra i costi dei moduli europei e cinesi – scrive Solarpower Europe – può scendere sotto il 10% combinando schemi di sostegno ai produttori e a chi installa moduli made in EU, e ampliando la dimensione delle fabbriche europee. Ciò produrrebbe un aumento degli incentivi rispetto a importare moduli, per esempio, dal Sud Est asiatico ma, secondo Solarpower Europe, porterebbe anche a benefici di lungo periodo legati alla generazione di valore e all’occupazione in Europa.

▪️Prima vittoria per Orsted contro l’amministrazione Trump, che ad agosto aveva sospeso i lavori del progetto eolico dell’azienda danese – quasi completo – Revolution Wind (v. Staffetta 26/08). Lunedì il giudice Royce Lamberth della corte distrettuale degli Stati Uniti ha dato ragione a Orsted e ha sospeso, in via cautelare, l’ordine dell’ufficio Boem del dipartimento dell’Interno che bloccava la realizzazione del parco eolico. Orsted, ricordiamo, aveva fatto ricorso contro il provvedimento (v. Staffetta 05/09). In attesa del giudizio definitivo, il giudice Lamberth ha sottolineato come l’amministrazione abbia fornito “ragioni contrastanti” per il blocco del progetto che dimostrano una condotta “arbitraria e capricciosa”. Lo riporta il quotidiano online Oilprice.com.
POLICY FOCUS – MERCATI
▪️“Socar annuncia la firma di un accordo per l’acquisizione del 99,82% delle quote di Italiana Petroli (IP), una delle principali società energetiche italiane, da Api Holding. L’accordo fa seguito ad una procedura competitiva di M&A che ha visto Socar impegnata sin dall’ultimo trimestre del 2024”. Così una nota Socar-IP annuncia la transazione anticipata martedì dalla Staffetta (v. Staffetta 16/09). L’accordo di vendita è stato firmato a Baku in occasine del primo “Azerbaijan International Investment Forum”, evento organizzato in partnership strategica con il Gruppo Teha (The European House Ambrosetti) sotto gli auspici di Ilham Aliyev, presidente della repubblica dell’Azerbaigian, del ministero dell’Economia dell’Azerbaigian e di Azpromo.

▪️I due colossi degli idrocarburi Usa ExxonMobil e Chevron stanno rafforzando i propri uffici di trading Gnl con l’obiettivo di non perdere la prossima ondata di utili nell’intermediazione di carichi di gas liquefatto, i cui frutti nel 2022-23 erano stati appannaggio dei big europei Shell, BP e TotalEnergies e delle grandi trading house come Vitol. Lo scrive il Financial Times di oggi. “Voglio espanderlo subito. Ho bisogno di tutti i talenti”, dichiara nell’articolo un dirigente di una delle due società riferito al trading di Gnl. Exxon, prosegue il FT, ha assunto Sid Bambawale da Vitol per gestire la sua attività di trading di Gnl, mentre Chevron ha promosso Frankie Lee, ex responsabile del Regno Unito, a capo del suo desk globale. Secondo McKinsey, rileva il quotidiano delle city, Exxon e Chevron sono state costrette a restare a guardare due anni fa, quando aziende come Shell, BP e TotalEnergies, insieme a trader di materie prime come Vitol e Trafigura, hanno totalizzato più di 104 miliardi di dollari di utili, mentre i prezzi dell’energia salivano alle stelle in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Secondo la società di consulenza, lo scorso anno i profitti sono scesi a 70 mld, ma si prevede che raggiungeranno i 115 mld entro il 2030, anche in visto della nuova ondata di offerta di Gnl, in particolare dagli usa che entro il 2028 porteranno la capacità di esportazione a 180 milioni di tonnellate l’anno dagli attuali 85..

▪️Sui circuiti elettronici internazionali le quotazioni del petrolio e dei prodotti petroliferi hanno avviato la settimana in prudente ribasso. L’andamento ribassista è dovuto prevalentemente all’aumento dell’offerta globale, che potrebbe crescere ulteriormente qualora l’Iraq e il Kurdistan iracheno trovassero un accordo in grado di far ripartire le esportazioni dal porto turco di Ceyhan del greggio estratto a Kirkuk. Riattivare l’oleodotto potrebbe sbloccare l’immissione sul mercato di circa 230.000 barili giorno. Comunque, già questa mattina le quotazioni del petrolio risalivano, in un clima di forte instabilità. Donald Trump è fermamente convinto che danneggiare i ricavi delle esportazioni di petrolio della Russia accelererebbe la fine delle ostilità in Ucraina. Ciò, tuttavia, spinge al rialzo i prezzi, il che potrebbe spiegare perché Trump non ha avuto fretta di imporre ulteriori sanzioni all’industria energetica russa, a differenza dell’Ue. C’è anche l’aspetto della domanda e del consumo di petrolio percepiti rispetto a quelli effettivi. Oxford Energy ha affrontato questo aspetto del mercato petrolifero in un recente rapporto, dissipando le voci di un’imminente sovrabbondanza attraverso dati sullo stoccaggio, che non mostrano alcun segno di eccesso di offerta. Lo stoccaggio galleggiante, ad esempio, è al di sotto dei livelli raggiunti nel 2022, quando tutti si affrettarono a prepararsi alle sanzioni anti-russe. Le scorte dei paesi Ocse, spesso utilizzate come punto di riferimento per le previsioni, sono al di sotto della media quinquennale, il che significa che i consumi sono piuttosto solidi. Un ultimo indicatore di una domanda più forte del previsto proviene ancora una volta dalla Cina, sotto forma di minori esportazioni di carburante, citate da Oxford Economics. I prezzi del petrolio rimangono stabili, nonostante le affermazioni secondo cui la volatilità del mercato petrolifero sia aumentata negli ultimi due anni a causa del maggior utilizzo delle cosiddette petroliere ombra per il trasporto del greggio russo, creando “punti ciechi” sul mercato, che rendono sempre più difficile per i trader comprendere i driver sull’equilibrio tra domanda e offerta. Mercoledì il Paniere Opec, composto da 12 greggi diversi, è scivolato a 69,36 dollari al barile (-0,42), il Light crude a 62,64 (-0,4), il Brent a 66,57 (-0,11), il Murban a 68,76 (-0,62). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif di mercoledì della benzina 10 ppm è scivolata a 733,63 dollari alla tonnellata (-1,63), quella del gasolio 10 ppm a 705 (-5,63), del risca 0,1 a 609,25 (-5,5), del Btz è salita a 436,75 (+9,13), dell’Atz a 395,38 (+5,63). Nell’ambito di una forchetta indicativa, le quotazioni di mercoledì in dollari tonnellata (in parentesi euro/tonnellata): benzina 10 ppm 711/744 (604/632), gasoli 665/705 (564/598), Btz 410/453 (348/385), Atz 385/406 (327/345). Cambio euro/dollaro di mercoledì a 1,1781.

▪️Dopo uno stop durato 30 mesi, le esportazioni di petrolio della regione del Kurdistan iracheno potrebbero tornare sui mercati, in base a un accordo trilaterale firmato il 22 settembre tra il Ministero delle risorse naturali del Kurdistan, il Ministero del petrolio iracheno e le compagnie petrolifere.

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