| POLICY FOCUS – ITALIA |
| ▪︎Senza una proroga, la scadenza il prossimo luglio dell’autorizzazione del rigassificatore Snam Italis a operare e Piombino, mentre ancora manca un via libera a trasferirlo altrove, priverebbe l’Italia di una fondamentale fonte di approvvigionamento di gas come minimo per oltre due anni. È quanto emerge dalla documentazione che Snam ha allegato alla sua richiesta di prorogare la validità dell’autorizzazione integrata ambientale (v. Staffetta 16/01). ▪︎”L’autorizzazione alla cessazione definitiva delle centrali in oggetto impedirebbe irreversibilmente di poter esercitare una leva di mitigazione del rischio import di energia elettrica o delle forniture di gas, così come avvenuto nei periodi emergenziali relativi all’anno termico 2022/2023″. A scriverlo a giugno 2024 era Enel con riferimento alla centrali a carbone di Torrevaldaliga Nord (RM) e Brindisi Sud, la cui fermata definitiva e successiva dismissione era prevista con la fine del 2025 ma il cui futuro è ad oggi ancora incerto. ▪︎Dal 1° gennaio 2026, la soglia minima Isee per ottenere automaticamente i bonus sociali sulle bollette elettriche, gas, acqua e rifiuti passa dagli attuali 9.530 euro a 9.796 euro, mentre resta invariata a 20.000 euro quella per i nuclei familiari con almeno 4 figli a carico. Lo ha stabilito l’Arera con la delibera 2/2026/R/com, attuando l’adeguamento triennale all’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati previsto dal decreto del ministro dello Sviluppo Economico del 29 dicembre 2016. ▪︎Con nota n. 43715 del 22 gennaio 2026 l’Agenzia fornisce chiarimenti sulla circolare n. 13 del 2025 (v. Staffetta 16/06/25), riguardo l’applicazione delle agevolazioni ex punto 9 tabella A del D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, relative all’impiego dei prodotti energetici per la produzione di forza motrice con motori fissi, in seguito alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 28 marzo 2025, n. 43 aventi efficacia, come chiarito con l’art. 8, comma 1 dello stesso decreto, dal 1° gennaio 2026.Il D.Lgs. n. 43/2025 stabilisce, all’art. 3, che le variazioni in aumento dell’aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante non trovano applicazione per il gasolio utilizzato negli impieghi indicati ai punti 5 e 9 della citata tabella A. Quindi ne consegue che, dell’agevolazione di cui al punto 9 della citata tabella A, continua a essere applicata un’aliquota di accisa pari al 30% di € 617,40 per mille litri.Tali soggetti hanno facoltà di richiedere il rimborso calcolato come differenza tra l’aliquota di accisa vigente al momento dell’acquisto e il 30% di € 617,40 per mille litri. La circolare n. 25/D del 2011 (v. Staffetta 31/08/11), va attualizzata in relazione alla circolare n. 13/2025 |
| POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO |
| ▪︎Nel 2024, le emissioni di gas serra dell’economia dell’UE , generate dalle attività economiche e dalle famiglie, hanno raggiunto i 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti, con una diminuzione dell’1% rispetto al 2023 e del 20% rispetto al 2013. Lo fa sapere Eurostat in una nota.Tra il 2013 e il 2024, il settore energetico (fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata) ha registrato il tasso di riduzione più elevato e la maggiore diminuzione complessiva, con un calo del 49% (-512 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti). |
| POLICY FOCUS – MERCATI |
| ▪︎Prezzi record da quasi un anno si sono formati negli ultimi giorni sulla borsa elettrica, trainati principalmente dalle fibrillazioni del mercato italiano ed europeo del gas.Negli scambi di ieri per oggi il Pun Index si è fermato a un soffio dai 160 € per MWh (159,29) il valore più alto da metà febbraio 2025, sostanzialmente confermatosi anche negli scambi di oggi per domani (158,24).A spingere il prezzo è stato come detto in primo luogo la corsa delle quotazioni del gas degli ultimi giorni, con il Ttf front month che ieri nel corso della giornata ha superato più volte la soglia dei 40 € per poi chiudere non molto sotto (39,2), contro i 35,4 della chiusura di lunedì e i 30,2 di quella del lunedì precedente. Stamani poco dopo l’apertura il benchmark europeo ha brevemente toccato i 41,8 € per poi ripiegare: nel primo pomeriggio era a 37,8. ▪︎Dal progetto siciliano Gemini, di cui come visto Eni prevede la messa in produzione quest’anno (v. Staffetta 13/01), il gruppo attende una produzione complessiva di circa 1,17 miliardi di mc nell’arco di otto anni. E’ quanto emerge dalla documentazione presentata dal gruppo al Mase insieme alla richiesta di autorizzazione a convertire in produttivo il pozzo esplorativo “Gemini 1”, già realizzato nell’ambito del progetto di messa in produzione di Argo e Cassiopea. ▪︎Nel suo ultimo Oil Market Report, la International Energy Agency descrive il 2026 come un anno collocato in una zona cuscinetto del mercato petrolifero globale. Non un’area di abbondanza strutturale, ma nemmeno uno scenario di tensione imminente. Una condizione intermedia, che riduce il rischio di shock improvvisi senza restituire al mercato una vera sensazione di sicurezza.La zona cuscinetto nasce da un surplus potenziale, da capacità inutilizzata e da scorte in aumento. Ma, come emerge implicitamente dal rapporto, nessuno di questi elementi è realmente neutro o automatico.Il cuscinetto funziona finché resta intatto. Ed è qui che l’Aie introduce il tema più delicato: la distanza tra disponibilità teorica e disponibilità effettiva. Una distanza che diventa evidente quando si guarda a paesi come Iran e Venezuela, evocati più come variabili di rischio che come soluzioni di offerta.L’Iran rappresenta l’esempio classico di capacità potenzialmente rilevante, ma politicamente condizionata. Il petrolio c’è, ma la sua presenza sul mercato dipende da equilibri diplomatici instabili e da una gestione dell’export che può cambiare rapidamente.Il Venezuela occupa una posizione speculare. Qui il problema non è tanto la geopolitica immediata quanto il degrado strutturale dell’industria. Le risorse sono enormi, ma la capacità di trasformarle in offerta stabile è limitata da anni di sotto-investimenti e fragilità operativa. Anche in questo caso, il contributo alla zona cuscinetto è più teorico che reale: il potenziale esiste, ma non è rapidamente mobilizzabile. Sullo sfondo c’è un mercato in surplus da inizio dello scorso anno, che deve fare i conti con la stagione di manutenzione degli impianti di raffinazione, ormai alle porte. Ulteriori riduzioni di produzione sono dunque necessarie per aiutare il mercato a stare in equilibrio nel primo trimestre di quest’anno. L’eccesso di offerta di greggio e condensati è stato pari in media nel 2025 a 1,1 milioni di barili giorno, facendo salire le scorte di greggio di 411 milioni di barili, di cui 169 milioni di barili dai paesi sanzionati Russia, Iran e Venezuela. L’Aie conclude calcolando che “salvo significative interruzioni prolungate della produzione – e se l’OpecPlus manterrà la rotta con la sua attuale politica di produzione e l’attività nel settore dello shale oil statunitense eviterà importanti cali – l’offerta globale di petrolio potrebbe aumentare di ulteriori 2,5 mb/g nel 2026”.Se a ciò si aggiunge l’ingente surplus accumulato nei serbatoi di stoccaggio e in mare nell’ultimo anno, il mercato potrebbe disporre di una riserva significativa, ben superiore alla domanda, che si prevede aumenterà di 930.000 b/g nel 2026, fino a sfiorare i 105 milioni di barili giorno.Ma il messaggio dell’Aie è più sottile di quanto possa sembrare a una prima lettura. Il 2026 non è l’anno in cui il petrolio torna a essere “abbondante” nel senso classico del termine. È l’anno in cui il mercato impara a convivere con un equilibrio costruito su riserve condizionate, disciplina produttiva e una gestione sempre più strategica dell’offerta.La zona cuscinetto, dunque, non è una garanzia ma un compromesso e come tutti i compromessi, funziona finché nessuno è costretto a metterlo davvero alla prova. ▪︎Mercato internazionale. Negli ultimi sette giorni monitorati ha tenuto banco l’Oil Market Report Aie, che rileva al contempo una crescita della domanda petrolifera e un surplus di offerta, che non si riflette sui prezzi perché i mercati sono sempre più frammentati. Nella settimana monitorata, il Paniere Opec, composto da 12 greggi diversi, è rimasto praticamente invariato a 63,21 dollari al barile (-0,08), il Light crude a 59,36 (+0,17), il Brent a 64,06 (+0,3), il Murban a 64,73 (+0,44). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è salita a 664 $/t (+22,75), del gasolio 10 ppm a 681,13 (+23,94), del risca 0,1% a 667,75 (+27) del Btz a 367,75 (+5,88), dell’Atz a 349,53 (+9,75). In particolare sul mercato Cif di Rotterdam la quotazione del diesel 10 ppm presenta oscillazioni che vanno da un minimo di 680,5 ad un massimo di 681 dollari tonnellata, quelle della benzina da 655 a 655,5.Mercato interno. Forte volatilità in Mediterraneo dei prodotti petroliferi. Il buon andamento del cambio euro/dollaro ha mitigato l’impatto sui prezzi d’acquisto. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina è scesa di 3 euro per mille litri e il denso Btz di 10 euro per mille chili. Il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) è rincarato di 11 e il gasolio risca 0,1 di 12. Questa mattina la benzina ha preso 2 euro, i gasoli autotrazione e agricolo 12, il risca 13. Il denso Btz è sceso di 2. Lunedì la benzina dovrebbe ripiegare di 1 euro, i gasoli autotrazione e agricolo di 9, il risca di 10. Il denso Btz salirà di 2. Stabile la media settimanale del Gpl miscela. |
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