| POLICY FOCUS – ITALIA |
| ▪️Il Corriere della sera ha riportato in settimana che la famiglia Brachetti Peretti ha dato incarico a Unicredit di studiare opzioni per un riassetto del gruppo. Fra queste, anche l’ingresso di nuovi azionisti. A quanto risulta alla Staffetta, negli ultimi mesi la società ha già ceduto alcuni punti vendita marginali e ha chiesto la collaborazione di retisti per gestire alcune convenzioni. Una sorta di “trattamento di bellezza” per una rete di distribuzione che è la seconda per numero di punti vendita dopo quella Eni – almeno stando alla banca dati Osservaprezzi (4.478 Eni, 4.258 IP) e che poteva avere qualche ridondanza dopo l’acquisizione di Esso. A questo c’è da aggiungere che i conti di IP sono molto buoni da qualche anno: gli ultimi bilanci depositati parlano di utili per 210 milioni nel 2022 e per 118 nel 2023. In più, il recente ingresso miliardario di Kkr in Enilive (v. Staffetta 24/10/24) ha stuzzicato l’appetito di chi vuole vendere pacchetti più o meno corposi di punti vendita o valorizzare partecipazioni – come d’altronde l’operazione Saras-Vitol sul fronte della raffinazione. Un contesto favorevole dunque, per valutare possibili sviluppi. ▪️Un rafforzamento del ruolo del Gse come garante di ultima istanza per i contratti Ppa in caso di fallimento di una delle parti in causa, in particolare come “market maker” lato offerta. È l’obiettivo di un emendamento al DL Emergenze annunciato dal responsabile Energia di Fratelli d’Italia alla Camera, Riccardo Zucconi, con una nota diffusa nel pomeriggio, dopo la scadenza per la presentazione delle proposte di modifica. ▪️Il giorno dopo l’approvazione dei pareri sul Dlgs accise, il governo sta cominciando a pensare a come procedere all’allineamento delle aliquote tra benzina e diesel. L’esecutivo dovrà approntare un decreto interministeriale. A quanto risulta alla Staffetta, si punta ad arrivare a un testo entro sei mesi. La misura, secondo quanto previsto, non sarà a saldo zero ma genererà un surplus di gettito fiscale da destinare al rinnovo dei contratti del trasporto pubblico locale. ▪️Da qualche mese, in Calabria, si è tornati a discutere della centrale del Mercure, di proprietà di Sorgenia, alimentata a biomasse e situata nel Parco nazionale del Pollino (v. Staffetta 12/05/20). Con l’articolo 14 della legge regionale 36 del 26 novembre 2024, la Regione ha vietato la realizzazione nei parchi nazionali e regionali di impianti a biomasse con potenza superiore ai 10 MWt. Le centrali che eccedono questa soglia – come quella del Mercure da 41 MW elettrici lordi equivalenti a 130 MW termici – devono ridurre la potenza a 10 MW termici entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, con un riduzione quindi di un ordine di grandezza della capacità elettrica. La società ha già impugnato al Tar la norma regionale. ▪️Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha parlato con i giornalisti a margine del simposio internazionale EU-Italy Energy Days, organizzato dal Politecnico di Torino presso il Museo nazionale del Risorgimento italiano. A una domanda sul price cap al gas a livello europeo, Pichetto ha risposto: “sto chiedendo non tanto di mettere un numero, ma che l’Europa sia pronta a intervenire per sospendere le quotazioni. Il price cap non era la fissazione di un prezzo ma un limite a partire dal quale venivano sospese le quotazioni, come in borsa: gli scambi fisici continuano a esserci ma non c’è più la scommessa sui rialzi o sui ribassi. Non so l’entità dei derivati sulla borsa olandese ma nella scorsa crisi dei prezzi hanno avuto un effetto devastante”, ha concluso Pichetto. ▪️Il deputato Luigi Marattin (Gruppo Misto) si è scagliato questa mattina contro l’esecutivo con un’interpellanza sulla proroga delle concessioni per la distribuzione elettrica, e in particolare sulla disposizione che stabilisce che l’onere sostenuto dai concessionari per la rimodulazione sia trasferito in bolletta con una remunerazione del 5,6%. “Lasciateli pagare a Enel, che se lo può permettere, credetemi”, ha detto Marattin illustrando l’interpellanza. “Che senso ha questa misura?”, ha detto. “Che stavate pensando quando vi siete inventati una cosa del genere?”.La sottosegretaria del ministero delle Imprese, Fausta Bergamotto, ha risposto leggendo il testo approntato dal ministero retto da Gilberto Pichetto Fratin, che sostanzialmente illustra la norma. La disposizione approvata in legge di Bilancio, ha detto, affida ad Arera la proposta relativa da un lato ai piani di investimento, con i termini e le condizioni riguardanti la loro presentazione e la successiva valutazione e approvazione, e dall’altro gli oneri in carico ai concessionari del servizio di distribuzione, con criteri per la loro determinazione e per il relativo computo ai fini del calcolo del capitale investito e della remunerazione da riconoscere ai distributori.Marattin ha criticato la scelta di prorogare la concessione e di non fare le gare ma, anche ammettendo la proroga, si è soffermato sul riconoscimento in bolletta ai concessionari (Enel in primis) dell’onere, una specie di partita di giro. La norma prevede infatti che gli oneri versati dai distributori allo Stato in cambio della proroga siano utilizzati prioritariamente per abbassare le bollette: “Ma quei soldi – ha concluso Marattin – vengono dalle bollette, ha capito, sottosegretaria? Non è che arrivano dal cielo o da Enel, lo Stato li prende e abbassa la bolletta alla signora Maria, perché è la signora Maria che paga quei soldi. Quindi, al massimo può essere un’opera di redistribuzione fra gli utenti dell’elettricità. Procederemo con questa battaglia, questa norma non ha un senso”, ha concluso Marattin. |
| POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO |
| ▪️Dai tempi di Franklin Delano Roosevelt, che all’inizio del suo primo mandato dovette agire con urgenza per affrontare la Grande depressione, i presidenti statunitensi hanno sempre cercato di portare a termine il maggior numero possibile di provvedimenti durante i primi 100 giorni alla Casa Bianca. Oltre a ricordarlo, la Cnn fa notare che Donald Trump potrebbe aver ridefinito il benchmark, abbassandolo a 100 ore. Come promesso in campagna elettorale, ha iniziato a smantellare le politiche del predecessore sin dal primo giorno, ponendo le basi per l’attuazione della propria agenda.“La crisi inflazionistica è stata causata da una spesa eccessiva e dall’aumento dei prezzi dell’energia, ed è per questo che oggi dichiarerò l’emergenza energetica nazionale”, ha annunciato dalla Rotonda del Campidoglio il 20 gennaio, ripetendo il motto “We will drill, baby, drill”. Lo slogan è stato accolto dal pubblico con un’ovazione, come buona parte dei suoi cavalli di battaglia e dei riferimenti all’eccezionalismo americano, che ha snocciolato durante i trenta minuti del discorso. Un’orazione dallo stile a dir poco muscolare, più simile a un comizio che al classico discorso inaugurale di un presidente degli Stati Uniti.“L’America tornerà ad essere una nazione manifatturiera”, ha proseguito. “Abbiamo qualcosa che nessun altro Stato manifatturiero avrà mai: la più grande quantità di petrolio e gas di qualsiasi altra nazione sul pianeta. E la useremo. Abbasseremo i prezzi, riempiremo di nuovo fino all’orlo le nostre riserve strategiche ed esporteremo l’energia americana in tutto il mondo”. Dopo un nuovo fragoroso applauso del pubblico in sala, ha aggiunto che l’oro liquido che scorre sotto i piedi di ogni statunitense lo aiuterà a portare a termine la missione.Una volta raggiunto lo Studio Ovale, solo durante il primo giorno del suo secondo mandato Trump ha adottato 46 atti (v. Staffetta 21/01). Come tutti gli ex presidenti, ha ordinato ai dipartimenti e alle agenzie che rispondono al governo federale di non proporre o emanare nessuna regola senza l’approvazione dei loro nuovi vertici, nominati o designati dopo il 20 gennaio. Con lo stesso memorandum ha disposto la sospensione di tutte le norme già inviate all’Ufficio del Registro federale per la pubblicazione in gazzetta ufficiale, e ha posticipato di 60 giorni l’applicazione di quelle già pubblicate ma non ancora in vigore. Anche in questo caso, tutti i provvedimenti dovranno essere esaminati e approvati dai nuovi capi dei dipartimenti e delle agenzie federali. Si tratta di una pratica standard, che consente alla nuova amministrazione di decidere se portare a termine o meno le azioni avviate dalla precedente. Secondo l’analisi di Politico, una dozzina degli atti congelati e in fase di revisione riguarda l’energia e l’ambiente. Tra questi, ad esempio, rientrano i requisiti di risposta agli sversamenti di petrolio elaborati dal dipartimento degli Interni e un regolamento sull’autorizzazione all’uso di prodotti chimici antincendio messo a punto dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa).Con diversi ordini esecutivi, Trump ha dato seguito a molte delle promesse fatte in campagna elettorale. Ha imposto alle agenzie di sospendere immediatamente l’erogazione delle risorse dell’Inflation Reduction Act (Ira) e dell’Infrastructure Investment and Jobs Act. La Casa Bianca ha chiarito che la misura si applica solo a quei programmi che scoraggiano lo sviluppo delle fonti fossili su terreni federali o che promuovono l’acquisto di veicoli elettrici e la realizzazione delle infrastrutture di ricarica; i fondi destinati a opere come ponti o autostrade non saranno impattati. Entro il 20 aprile le agenzie federali coinvolte dovranno riesaminare processi, politiche e programmi e fare rapporto all’Ufficio per la gestione e il bilancio e al Consiglio economico nazionale, avanzando anche delle raccomandazioni su come rendere queste misure coerenti con gli obiettivi energetici della nuova amministrazione. Come scrivevamo qualche mese fa (v. Staffetta 04/11/24), è comunque difficile che un programma come l’Ira venga smantellato del tutto. È più probabile che venga ridimensionato.Entro 30 giorni dall’insediamento di Trump dovranno poi essere rivisti ed eliminati tutti i regolamenti che pongono oneri eccessivi alla ricerca, allo sviluppo e all’uso delle risorse energetiche domestiche. Particolare attenzione dovrà essere riservata a petrolio, gas, carbone, energia idroelettrica, biocarburanti, minerali critici e risorse nucleari. Lo stesso ordine esecutivo, finalizzato a “liberare l’energia americana”, colpisce anche le politiche ambientali adottate dai singoli Stati federati. Ad esempio, malgrado non venga menzionata esplicitamente, la Californiadovrà ritirare il divieto di immatricolazione di autovetture con motore endotermico che ha previsto a partire dal 2035. Tra l’altro, le frecciate al Golden State, motivate sia dal fatto che si tratta di uno degli Stati federati più attenti alla questione climatica sia dall’ostilità che intercorre tra Trump e il governatore democratico Gavin Newsom, non sono mancate neanche durante il discorso inaugurale. Citando gli incendi che stanno devastando Los Angeles (v. Staffetta 17/01) e gli uragani che qualche mese fa si sono abbattuti sul North Carolina (altro Stato a guida democratica), il presidente ha affermato che il Paese “non è più in grado di fornire servizi di base nei momenti di emergenza”. Non una parola sui cambiamenti climatici. Sempre con riferimento alla California, Trump ha inoltre firmato un memorandum che prevede di convogliare l’acqua dal delta del fiume Sacramento in altre zone dello Stato, ricalcando un provvedimento già adottato durante il suo primo mandato e portato in tribunale da Newsom. La stoccata al governatore, in questo caso, è evidente: il sottotitolo dell’atto è “fermare l’ambientalismo radicale”.Tornando alle promesse mantenute da Trump, la crociata contro l’energia eolica portata avanti in campagna elettorale si è tradotta nel ritiro temporaneo di tutti i permessi per impianti offshore ricadenti nella piattaforma continentale statunitense, e nella revisione della normativa federale in materia di leasing e autorizzazione di nuovi progetti. Tra le motivazioni alla base del memorandum vengono citate la necessità di soddisfare la crescente domanda di energia da fonti affidabili del Paese, l’importanza della vita marina, gli impatti sulle correnti oceaniche e il mantenimento di “un’industria della pesca solida per le generazioni future”.Con altri tre ordini esecutivi, Trump ha adottato misure straordinarie per massimizzare lo sviluppo e la produzione di risorse naturali nei terreni federali e statali dell’Alaska, ha revocato il blocco delle esportazioni di Gnl (v. Staffetta 15/01)e ha proclamato l’emergenza energetica nazionale.È poi emblematico il titolo dato all’atto che dispone il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi e da tutti gli impegni che hanno assunto nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc): “Mettere l’America al primo posto negli accordi internazionali in materia ambientale”. L’obiettivo dichiarato dell’ordine esecutivo è tirare fuori il Paese da iniziative che non riflettono i suoi valori o il suo contributo al perseguimento di scopi economici e ambientali. In più – scrive il presidente – si tratta di accordi che spesso indirizzano i soldi dei contribuenti verso Paesi che “non hanno bisogno o non meritano assistenza finanziaria nell’interesse del popolo americano”. Come avvenuto nel 2017, un nutrito gruppo di sindaci, governatori, accademici e aziende ha ribadito che gli Stati Uniti “sono ancora dentro” e continueranno a sostenere gli impegni climatici presi a Parigi nonostante la decisione del governo, supportando una transizione ecologica che parte dal basso. La coalizione “America is All in”, composta tra gli altri da oltre 2.970 imprese, 361 governi locali e 11 Stati federati, sostiene di aver raccolto il testimone della leadership statunitense sul clima e promette che farà di tutto per promuovere un’economia dell’energia pulita.È probabile che l’opposizione alle misure trumpiane non si limiterà a questa iniziativa: diversi osservatori prevedono che la maggior parte di esse verrà impugnata in tribunale. Su una cosa, però, per il momento non ci sono dubbi: al nuovo presidente sono bastate 100 ore per mettere in chiaro che intende mantenere le sue promesse e distaccarsi il più possibile dall’operato di Joe Biden. ▪️ La Commissione europea ha lanciato quattro consultazioni pubbliche su tre regolamenti di esecuzione e un regolamento delegato in attuazione del regolamento europeo 2024/1735 sull’industria verde, il cosiddetto Net-Zero Industry Act (v. Staffetta 27/05/24). Le consultazioni saranno aperte per un periodo di 4 settimane e riguardano il regolamento di esecuzione sui criteri diversi dal prezzo nelle aste sulle energie rinnovabili (fino al 21 febbraio qui), quello sugli elenchi di prodotti finali delle tecnologie a zero emissioni e i loro principali componenti (fino al 20 febbraio qui), quello sui progetti strategici (fino al 20 febbraio qui) e l’atto delegato sui componenti principali utilizzati ai sensi del Nzia (fino al 20 febbraio qui). |
| POLICY FOCUS – MERCATI |
| ▪️Mercato internazionale. Sui circuiti elettronici internazionali le quotazioni del petrolio e dei prodotti petroliferi hanno perso quota, all’indomani delle dichiarazioni di Trump sulla politica energetica Usa, nazionale e internazionale. Nella settimana monitorata, il Paniere Opec, composto da 12 greggi diversi, è sceso a 80,77 dollari al barile (-2,38), il Light crude a 74,68 (-4), il Brent a 28,29 (-3). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è scivolata a 761,88 $/t (-1,75), del gasolio 10 ppm a 723,75 (-39,25), del risca 0,1% a 709,38 (-33,38) del Btz a 476 (-14,88), dell’Atz a 451,75 (-6,88). In particolare sul mercato Cif di Rotterdam la quotazione del diesel 10 ppm presenta oscillazioni che vanno da un minimo di 725,25 ad un massimo di 725,75 dollari tonnellata, quelle della benzina da 766,75 a 767,25. ▪️Mercato interno. Settimana in calo grazie all’ “effetto Trump” che ha innescato una spirale ribassista sui greggi e i prodotti petroliferi del Mediterraneo, annullando i rialzi dell’ “effetto Biden”. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina ha lasciato sul terreno 18 euro per mille litri, il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) 34, il gasolio risca 0,1 circa 35 e il denso Btz 25 euro per mille chili. Questa mattina la benzina ha perso quasi 9 euro, i gasoli 13 e il denso Btz 11. Per lunedì la benzina recupererà 1 euro scarso, i gasoli autotrazione e agricolo scenderanno di 6 e il denso Btz di 4. Stabile la media settimanale del Gpl miscela (uso comb). ▪️Il gruppo Agsm Aim ha avviato con Ascopiave Spa, su base non vincolante, un tavolo di lavoro congiunto, composto da team interni alle due società, che si dedicherà allo studio e all’approfondimento di possibili modalità di collaborazione nei settori della distribuzione del gas metano e dell’energia elettrica, nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nella produzione di idrogeno. Lo fa sapere Agsm Aim in una nota, aggiungendo che il lavoro si concluderà nel corso del 2025 e, sulla base dei risultati che emergeranno, Agsm Aim e Ascopiave valuteranno insieme quali saranno le eventuali azioni da intraprendere in relazione alle potenzialità di partnership su nuovi progetti. |
Per approfondire le informazioni del Policy Focus puoi trovare dettaglio su: StaffettaQuotidiana, QE, AGEEI
