Policy focus – 30 giugno 2026

POLICY FOCUS – ITALIA 
▪️È stata inaugurata ieri a Bolzano, dove già nel 2013 circolavano cinque autobus a idrogeno, una delle prime hydrogen valley in Italia. L’Hydrogen Adige Valley è un progetto della provincia autonoma, dell’azienda dei trasporti Sasa e della utility Alperia. Con un investimento di 35 milioni provenienti dal Piano di ripresa e dalla provincia di Bolzano, sono stati realizzati un impianto fotovoltaico da 1,5 MW sulle pensiline del deposito degli autobus, un elettrolizzatore da 2 MW poco lontano e due stazioni di rifornimento a Bolzano e a Merano, alimentate con carri bombolai. Il progetto ha permesso a Sasa di produrre da sé l’idrogeno ‒ che prima era costretta a comprare ‒ per alimentare gli autobus del trasporto pubblico locale. L’elettrolizzatore da 2 MW, infatti, riesce oggi a produrre circa 130 tonnellate l’anno di idrogeno verde, sufficienti a rifornire i 30 autobus a idrogeno o ibridi elettrici-idrogeno che oggi compongono la flotta di Sasa, più 2 nuovi autobus che l’azienda metterà su strada nei prossimi mesi. Il progetto, spiegano Alperia e Sasa, potrà ampliarsi ulteriormente nei prossimi anni, grazie al decreto tariffe idrogeno, da 6 miliardi di euro, che il ministero dell’Ambiente si prepara a varare dopo il via libera della Commissione europea (v. Staffetta 30/03). 


▪️ Il Gme ha fatto sapere oggi che la finestra temporale relativa alla rilevazione dei dati sulla capacità mensile di stoccaggio e di transito di oli minerali riferita al 3° quadrimestre 2026, è prevista nel periodo compreso tra il 3 ed il 21 agosto 2026, dal lunedì al venerdì, dalle ore 09:30 alle ore 17:30. In questo periodo, i soggetti sottoposti all’obbligo di comunicazione di cui all’articolo 2, comma 2.1, del Decreto Ministeriale 5 luglio 2017, n. 17433, dovranno inviare al Gme – mediante la Piattaforma di rilevazione della capacità di stoccaggio e di transito di oli minerali (Pdc-oil) – i dati relativi alla capacità mensile di stoccaggio e transito di oli minerali riferita al periodo settembre – dicembre 2026. 


▪️ La cogenerazione ad alto rendimento è una delle risorse più preziose del sistema energetico italiano, e al tempo stesso una delle più trascurate dal dibattito pubblico. I numeri del rapporto Terna parlano chiaro: nel 2024 il 60% dell’energia prodotta da impianti termoelettrici proveniva da impianti di produzione combinata di calore ed elettricità (91 TWh su 151 TWh), e il 35% di tutta l’energia prodotta in Italia – 264 TWh – veniva dalla cogenerazione, con 44 TWh aggiuntivi di calore utile.


▪️ È pronto per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, con il bollino della Ragioneria generale dello Stato, il decreto-legge per gli interventi infrastrutturali e per l’attuazione del Piano di ripresa (DL Infrastrutture) approvato lunedì dal Consiglio dei ministri (v. Staffetta 23/06).


▪️ Il Gse ha deciso di estendere fino all’8 luglio il termine della consultazione pubblica per il perfezionamento del meccanismo di garanzia sui contratti Ppa di lungo termine per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte delle imprese (v. Staffetta 11/06).
POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO
▪️Si è tenuta ieri mattina a Roma, presso la Sala Orlando di Confcommercio, l’assemblea pubblica 2026 di Assocostieri, dedicata al tema della sicurezza energetica, al ruolo strategico dei porti e al contributo della logistica energetica alla transizione del Paese. L’incontro è stato preceduto dall’assemblea privata dell’associazione, nel corso della quale Dario Stefano è stato nominato vicepresidente e Roberto Berloni è entrato a far parte del consiglio direttivo, in qualità di consigliere. 


▪️Più autonomia agli Stati membri, soprattutto nelle autorizzazioni e nella pianificazione; maggiore flessibilità finanziaria, in particolare nell’utilizzo delle rendite di congestione; rafforzamento delle dimensioni di sicurezza e resilienza delle infrastrutture elettriche, alla luce del contesto geopolitico attuale.
Sono le principali modifiche su cui i governi dei 27 si sono accordati oggi, in relazione alla proposta della Commissione sul nuovo regolamento Ten-E sulle reti elettriche (v. Staffetta 10/12/25).


▪️ Si è svolto oggi ad Antibes si è svolto un vertice intergovernativo Italia-Francia. Nella dichiarazione congiunta diffusa al termine, i due governi si impegnano tra l’altro a giungere a una revisione dell’Ets per “per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e mitigarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità”.
Tra i punti della “agenda europea”, il primo è la competitività, tra cui quella dell’industria automobilistica: “collaboreremo per garantire che le normative consentano al settore di realizzare l’ambizione europea di diventare leader nella mobilità decarbonizzata, salvaguardando i posti di lavoro nel settore industriale in Europa tenendo conto sia della neutralità tecnologica sia del contenuto europeo”, si legge. “Sosteniamo le proposte volte a incentivare gli investimenti che contribuiscono a consolidare una solida base industriale per i veicoli del futuro all’interno dell’UE”.
Il secondo capitolo dell’agenda europea riguarda l’energia: accelerazione della decarbonizzazione, neutralità tecnologica e reti e interconnessioni sono i primi punti, seguiti dalla cooperazione sul nucleare. Arriva quindi l’Ets: “i nostri sforzi congiunti – si legge – mireranno inoltre a pervenire a un’efficace revisione del sistema di Emission Trading System dell’UE (ETS) per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e mitigarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità, preservando al contempo il ruolo essenziale dell’ETS nella transizione climatica ed energetica, attraverso un meccanismo di determinazione del prezzo delle emissioni di carbonio basato sul mercato che incentivi gli investimenti e l’innovazione.
Infine, il clima: “riaffermiamo il nostro impegno – si legge nella dichiarazione – ad affrontare insieme le sfide senza precedenti poste dalla triplice crisi planetaria (clima, biodiversità, inquinamento) a livello bilaterale, europeo e multilaterale. Continueremo a promuovere l’attuazione dell’Accordo di Parigi e collaboreremo per sostenere le relative iniziative di cooperazione internazionale, comprese quelle lanciate dal G7, in materia di mitigazione e rafforzando la nostra cooperazione sull’adattamento e la resilienza ai cambiamenti climatici, sostenendo gli sforzi per tradurre la pianificazione dell’adattamento in azioni concrete, migliorare la prontezza agli investimenti e promuovere partenariati che aiutino i paesi vulnerabili a costruire resilienza e ad affrontare i crescenti impatti dei cambiamenti climatici”.
POLICY FOCUS – MERCATI
 ▪️Edison ha completato i lavori di integrale ricostruzione e la nuova messa in esercizio dell’intero parco eolico del gruppo in Abruzzo, per una potenza complessiva di 186 MW. L’intervento di rinnovamento tecnologico e potenziamento, spiega Foro Buonaparte, è avvenuto in due fasi – tra il 2019 e il 2021 e successivamente tra il 2025 e il 2026 -, per un investimento complessivo di oltre 200 milioni di euro. 


▪️ Mercato internazionale.Quotazioni di greggi e prodotti petroliferi in ribasso nei primi 3 giorni della settimana, con rialzo ieri pomeriggio causato dall’attacco ad un mercantile mentre tentava di attraversare lo stretto vicino alla costa dell’Oman. Mercoledì in chiusura il Brent e Wti invece hanno toccato il livello più basso da prima dello scoppio della guerra con l’Iran, nonostante il tonfo inatteso delle scorte Usa la scorsa settimana. Grazie al transito delle petroliere nello Stretto di Hormuz che fanno ben sperare gli investitori su una normalizzazione della situazione. Nella settimana monitorata, il Paniere Opec è sceso a 76,13 dollari al barile (-6,39), il Light crude a 71,47 (-5,13), il Brent a 75,26 (-4,59), il Murban a 69,06 (-4,87). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è salita a 958,63 $/t (+33,88), del gasolio 10ppm a 925,88 (+50,25), del risca 0,1% a 899,25 (+30,50), mentre quella del Btz è scesa a 457,25 (-39,00), dell’Atz a 419,25 (-35,75). In Mediterraneo, la media degli ultimi cinque giorni del Jet fuel fob high è risultata pari a 899,45 $/t.


▪️ Mercato interno. Giugno si avvia alla conclusione, dopo una settimana all’insegna della forte volatilità in Mediterraneo. L’indebolimento del cambio euro/dollaro ha influito sulle variazioni giornaliere. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina ha preso 12 euro per mille litri, il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) è sceso di 9, il gasolio risca 0,1 di 5 e il denso Btz di 18 euro per mille chili. Questa mattina, in base alle indicazioni del Cif Med, la benzina ha preso 1 euro, come i gasoli autotrazione e agricolo, il risca 4, mentre il denso Btz è scivolato di 14. Per lunedì la benzina dovrebbe prendere 25 euro, i gasoli autotrazione e agricolo di 24, il risca di 20 e il denso Btz di 7. Poco mossa la media settimanale del Gpl miscela (uso comb.).


▪️ Gli incentivi fiscali, le cosiddette tax expenditures, in genere godono di pessima fama perché sono spesso utilizzati dai governi per favorire particolari categorie di contribuenti. In realtà, se ben finalizzati, gli incentivi fiscali possono diventare una formidabile misura di sviluppo economico.


▪️ I dati Acea di maggio indicano che un’auto su cinque venduta in Europa è 100% elettrica, quota salita dal 15,3% di un anno fa. Se si contano anche le ibride ricaricabili, la quota sfiora il 30% (un anno fa era al 23,6%). L’elettrificazione del mercato europeo procede, dunque: il problema è che a guadagnarne non sono i costruttori europei. Al contrario, loro sembrano sempre più in difficoltà.
Secondo Manager Magazin, Volkswagen si prepara a tagliare fino a 100.000 posti di lavoro nel mondo – il doppio di quanto annunciato tre mesi fa – e a chiudere quattro stabilimenti tedeschi: Hannover, Zwickau, Emden, più l’Audi di Neckarsulm. Nel primo trimestre 2026 l’utile netto del gruppo è calato del 28%. Il Cfo Arno Antlitz ha già detto agli azionisti che i risparmi annunciati non bastano e che il modello di business attuale – sviluppare le auto in Germania, produrle in Europa, esportarle nel mondo – non funziona più. 
Renault sta riorganizzando l’ingegneria in Francia con 800 esuberi entro il 2027, perché i costruttori cinesi sviluppano un’auto in due anni contro i quattro o cinque dei competitor occidentali. Anche la giapponese Toyota sembra arretrare, tagliando 100.000 veicoli dalla produzione estera entro febbraio 2027 a causa della crisi in Medio Oriente, il terzo intervento correttivo in pochi mesi. Sullo sfondo, un numero che rende strutturale quella che altrimenti sembrerebbe una somma di casi individuali: l’Europa ha oggi capacità produttiva inutilizzata per circa 12 milioni di unità l’anno.
C’è ovviamente chi sta guadagnando terreno. I costruttori cinesi, alle prese con una contrazione del mercato interno stimata al 10% nel 2026, puntano sull’export come valvola di sfogo: AlixPartners prevede le esportazioni cinesi a circa 10 milioni di veicoli quest’anno, +41% rispetto al 2025. In Europa ne è già visibile l’effetto: Byd cresce del 159% nei primi cinque mesi del 2026 nell’Unione europea, con quasi 100.000 vetture vendute. Chery segna +265%, Leapmotor +531%. Sono numeri che partono da basi ancora piccole, ma la direzione è senza ambiguità. 
C’è poi chi non si accontenta di esportare: il vicepresidente per l’Europa di Byd, Lars Bialkowski, ha dichiarato che l’obiettivo è essere riconosciuti come produttori europei entro cinque anni, con uno stabilimento già operativo in Ungheria e un secondo in preparazione, probabilmente in Spagna.

Per approfondire le informazioni del Policy Focus puoi trovare dettaglio su: StaffettaQuotidiana, QE, AGEEI