Policy focus – 6 febbraio 2026

POLICY FOCUS – ITALIA 
▪️il testo dello schema di decreto legislativo “Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) n. 2023/1542 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 luglio 2023, relativo alle batterie e ai rifiuti di batterie, che modifica la direttiva 2008/98/CE e il regolamento (UE) 2019/1020 e abroga la direttiva 2006/66/CE”, insieme al testo e alle relazioni dello schema di decreto legislativo “Attuazione della direttiva (UE) 2024/825 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 febbraio 2024, che modifica le direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE per quanto riguarda la responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde mediante il miglioramento della tutela dalle pratiche sleali e dell’informazione”. Dopo esser stati approvati in esame provvisorio e inviati alle Camere, i due decreti legislativi saranno esaminati dal Consiglio dei ministri, in programma oggi alle 16:10, in esame definitivo.

▪️Dal 1° gennaio scorso Alessio Serafia, già segretario particolare del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ne è diventato capo segreteria, subentrando a Roberta Nelly Spada, il cui incarico è scaduto a fine anno. Classe 1977, perito agrario, dal 2006 al 2013 Serafia è stato responsabile comunicazione di Pichetto quando era vice presidente del consiglio regionale del Piemonte e poi suo assistente parlamentare. Nel 2019 è stato eletto consigliere del Comune di Migliano (BI) per la lista civica Noi con Voi Insieme e dal 2008 al 2012 è stato assessore alle Politiche giovanili della provincia di Biella (Pdl). Nel suo cv si legge che dal 2008 è anche direttore del centro commerciale Nuovo Borgo di Asti, in seguito acquistato dalla multinazionale immobiliare Usa Cushman & Wakefield, e di altri shopping mall in Piemonte e Lombardia e che in questa veste ha sviluppato esperienza nell’ambito delle soluzioni per il monitoraggio e l’efficientamento dei consumi energetici e lo sviluppo di fonti rinnovabili negli immobili ad uso commerciale.

▪️Costi e tecnologie sono stati al centro oggi del secondo giro di audizioni sul disegno di legge delega nucleare in commissione Attività produttive alla Camera.Aurelio Regina di Confindustria si è soffermato sulla necessità di avere quantitativi crescenti di energia elettrica, anche in relazione all’obsolescenza del parco nucleare francese, fonte per l’Italia di importazione, e del previsto aumento complessivo della domanda, legata anche alla crescita dell’intelligenza artificiale. Daniela Gentile di Ansaldo Energia ha approfondito gli aspetti relativi alla tecnologia, indicando la necessità di una “compartecipazione pubblica agli investimenti materiali ed immateriali”. La giornata di lavori ha visto alternarsi docenti – tra cui il premio Nobel Giorgio Parisi e il ricercatore Mario Tozzi – e imprenditori, tra cui l’amministratore delegato di Newcleo, Stefano Buono. Regina, dopo aver ribadito la posizione a favore del nucleare di Confindustria, interrogato dal deputato del Movimento 5 stelle Enrico Cappelletti e dalla relatrice del provvedimento di Noi Moderati, Ilaria Cavo, sul fronte dei costi ha ricordato che nello studio fatto con Enea “stimiamo una forchetta tra i 90 e i 110 euro a MWh, costi che sono destinati ad abbassarsi quando la tecnologia diventerà più matura e sarà prodotta su larga scala”. Un costo da paragonare a quello delle rinnovabili, attualmente intorno ai 60 euro, cui però c’è da aggiungere il costo degli accumuli (10-15 euro) e delle reti: “tutto questo ci porta a dire che ci avviciniamo a un costo che è paragonabile a quello delle rinnovabili. Senza contare, vi ricordo, che noi fino adesso abbiamo pagato come Italia, per sussidiare la produzione di rinnovabili, 180 miliardi di euro sulle nostre bollette, che ne dovremmo pagare ancora altri 40 fino a esaurimento dei Conti energia. Abbiamo sostenuto questa tecnologia e il suo costo andrebbe quindi spalmato, non si può guardare solo all’estremo del costo finale”. Gentile, che ha aperto il pomeriggio di audizioni, si è concentrata invece sui problemi che potrebbe affrontare la filiera industriale e tecnologica, indicando la necessità di un sostegno. La legge delega, ha detto Gentile, “a noi appare uno strumento adeguato per gestire con la necessaria rapidità un ritorno del paese all’energia nucleare a valle di una chiara decisione in sede parlamentare”. Ma è “opportuno accelerare al massimo le azioni su temi propedeutici che crediamo fondamentali per dare credibilità e affidabilità al programma”. Ad esempio, la definizione di un percorso regolatorio, il varo di un’autorità di sicurezza, “il ripristino di un dialogo pubblico e la formazione di competenze specifiche anche al livello di scuola secondaria superiore”. È poi passata al delicato tema dei fondi: la delega nucleare “è un po’ carente nel riconoscere la necessità di sostenere uno sviluppo dell’industria sistemistica. Si cita solamente all’articolo 2 eventuali modalità di sostegno alla realizzazione di impianti e alla produzione di energia” ma per Ansaldo “è ragionevole richiedere una maggiore attenzione, una compartecipazione pubblica agli investimenti materiali ed immateriali”. La relatrice Cavo le ha chiesto di spiegare meglio, e Gentile ha ribadito: “Il rischio che vediamo è quello di costruire una filiera frammentata, composta da tanti fornitori eccellenti, ma dipendenti da decisioni progettuali e da know how esterni” e questo “non garantirebbe né l’indipendenza energetica, né industriale”. Di cui difficilmente il mondo imprenditoriale si farebbe carico autonomamente: “presentano dei rischi elevati in termini di ritorno sul lungo periodo e quindi il settore privato difficilmente può affrontarli in autonomia”. Le stime di Ansaldo guardano a 25 anni: “Noi abbiamo stimato dei vantaggi al 2050 di circa 46 miliardi di euro, creazione di circa 120.000 posti di lavoro diretti, indiretti” e, anche attraverso la partecipata Nuclitalia (società insieme a Enel e Leonardo), l’aspettativa è di vedere gli Smr “alla metà del prossimo decennio”.Anche Buono ha posto il tema dei costi: “Anche un reattore di quarta generazione può essere molto avanzato, se si mettono risorse, diciamo, a disposizione dell’azienda”. Il motivo di questo avanzamento “è il denaro, ma anche li licensing”. La sua società vede il ddl come “strategico”: “Noi siamo pronti a presentare richieste di licenza quando ci sarà un’autorità di regolazione del nucleare”.Diego Pellegrino, portavoce di Arte (Associazione reseller e trader dell’energia), pur dichiarando utile l’avvio di nuove centrali, “sul tema della parte garanzie e oneri di sistema, dove probabilmente ci potrebbe essere un aumento legato all’incentivazione di nuove tecnologie, noi chiediamo forte attenzione a tutela della nostra filiera”. Pellegrino ha richiamato “la necessità di un equilibrio tra fonti rinnovabili e programmabili, indicando il nucleare di nuova generazione come possibile complemento, a fronte di investimenti sostenibili e di un quadro regolatorio stabile e trasparente, che tuteli clienti finali e operatori della vendita e rafforzi la fiducia di cittadini e imprese nel sistema energetico”.Federico Gianni di Campoverde Srl, società che si occupa di rifiuti radioattivi, per l’Autorità di controllo ha proposto di proponendo “al massimo le specificità tecniche e le specifiche competenze dell’ispettorato per la sicurezza nucleare già esistente” (Isin), per formulare poi tre richieste “flash: semplificazione, uno sportello unico per licenze e autorizzazioni, una comunicazione istituzionale che renda accettabile ai cittadini italiani l’utilizzo della radioattività, anche con la consapevolezza che qualunque industria produce rifiuto, e la formazione”.Il no del premio Nobel Giorgio Parisi (e della Laudato si’)In collegamento, il premio Nobel Giorgio Parisi si è concentrato sulla convenienza: “Non ci sono dubbi che il solare sia la soluzione di gran lunga più conveniente”. Visto che il solare diventerà centrale, “servono alternative modulabili in controtendenza, come possono essere le centrali a gas” e “non da fonti che tendono a essere rigide”. Per non parlare dei rifiuti nucleari: le mini centrali da 100 MW, gli Smr, “non sono significativamente diverse da quelle di una volta, sono di terza generazione, e la quantità di scorie radioattive ha gli stessi problemi delle centrali precedenti. Più piccola è più sicura, ma i problemi di come gestire le scorie rimangono, ed è un problema molto delicato. Le scorie di plutonio durano 24mila anni e al momento nessuno sa come tenerle in sicurezza per periodi così lunghi”. Ha poi ricordato che l’Italia sul deposito “sta procedendo lentamente”. Le centrali di quarta generazione produrrebbero meno scorie “ma di molte ci sono solo prototipi in costruzione”. Parisi ha concluso: “Ritengo che sia il momento sbagliato per partire con il nucleare, mentre è necessario costruire le infrastrutture necessarie per sfruttare al massimo il solare, la rete e gli accumulatori di energia”.Anche per il presidente dell’Associazione Laudato Si’, Mario Agostinelli, già ricercatore Enea, siamo di fronte “ad assenza di evidenze per la necessità di nucleare per il sostegno della rete alimentata da fonti energetiche rinnovabili”, così come prevede il disegno di legge delega.Professori, esperti, politici e consensoNel round di docenti, il responsabile energia di Azione, Giuseppe Zollino, professore di impianti nucleari presso l’università di Padova, ha ribadito la posizione a favore dello sviluppo nuclear. Meno entusiasti gli altri colleghi interpellati: Marco Bella, professore associato di chimica organica presso l’università degli studi di Roma La Sapienza e già deputato del Movimento 5 stelle; Angelo Tartaglia, già professore di Fisica presso il Politecnico di Torino; Aurelio Angelini, già professore ordinario di Sociologia dell’ambiente e del territorio; Federico Maria Butera, professore emerito di Fisica tecnica ambientale del Politecnico, fino a Mario Tozzi, primo ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche, che ha posto l’accento sull’accettabilità sociale: “Solo con la forza militare potremmo imporre una centrale nucleare. Mi limito a fare riflettere su questo: i tempi, non sono compatibili con la crisi climatica che è adesso” e “il consenso sociale non c’è”, il deposito nucleare “non si è riuscito a fare. Secondo voi si riesce a fare la centrale nucleare?”. Dopo il suo intervento, sia Regina sia Pellegrino, si sono detti pronti a fare il possibile per rendersi utili in questo senso.Il rappresentante dei Comitati No scorie della Tuscia, Famiano Crucianelli, presidente della fondazione biodistretto della via Amerina e delle Forre, ex parlamentare di centrosinistra ed ex sottosegretario agli Esteri nel governo Prodi, ha ricordato invece le manifestazioni contro il deposito “alle quali hanno aderito tutti i 60 comuni della Tuscia”, criticando i documenti prodotti da Sogin.È infine stata affrontata la questione costituzionalità della norma. Per Angeliniun disegno di legge delega non può occuparsi di una materia così delicata, perché concede “poteri eccezionali all’esecutivo”: “Si consente all’esecutivo di riscrivere la normativa sull’energia nucleare, comprimendo il ruolo del Parlamento e del territorio, ed è in contrasto con il leale rapporto tra Stato e Regioni, e apre al contenzioso costituzionale”.

▪️La leadership femminile come motore di innovazione, competitività e sviluppo sostenibile. È questo il messaggio emerso dall’incontro “La leadership paritaria per una transizione energetica giusta”, ospitato presso la sede di Edison a Roma, durante il quale Wec Italia ha presentato ufficialmente il Manifesto Women in Energy, primo Manifesto per la parità di genere nel settore energetico, documento strategico aperto alla sottoscrizione di aziende, professioniste e stakeholder.

▪️L’economia circolare è un pilastro sia della lotta al cambiamento climatico che di quella all’inquinamento; realizzare un’economia circolare completa e perfetta è un’impresa ardua, soprattutto se si parte da un rifiuto pericoloso, in quanto è necessario trovare oltre che le giuste tecnologie di rigenerazione anche il giusto bilanciamento fra l’utilizzo “di tutto il rifiuto”, da un lato, e l’esigenza di non diffondere eventuali inquinanti, dall’altro.Il regolamento Pop’s (inquinanti organici persistenti) (regolamento UE 1021 del 2019) si occupa anche di questo, in quanto provvede a limitare la diffusione nei prodotti finiti di eventuali inquinanti che possano provenire anche dal riciclo. A titolo di esempio, cito i limiti sul Pcb (i policlorobifenili) molecole a suo tempo (fino al 1984) utilizzate per le loro straordinarie proprietà dielettriche per i trasformatori e, dopo molti decenni, finalmente bandite per le conseguenze che avevano per l’ambiente e la salute.Orbene, nel corso del 2025 ha preso forma una proposta di aggiornamento di questo regolamento (che, come tale, non abbisogna di recepimento, ma diviene direttamente operativo e vincolante); in un allegato di due righe viene introdotto un nuovo limite per il contenuto di Pcb nei prodotti finiti (da rigenerazione rifiuti o da coloranti), posto a 0,2 parti per milione, poi informalmente aggiornato a 2,5 parti per milione (il precedente era 50 ppm), peraltro con nuove metodologie di analisi e misura.Per amore di verità, va detto che la modifica scontava per l’industria dei coloranti una deroga a 25 ppm per la durata di 3 anni, da aggiornare a 10 ppm successivamente.Ma dei prodotti della rigenerazione degli oli minerali? Bene, nell’allegato non se ne fa cenno.Il Conou ha segnalato il problema, in sinergia con le associazioni confindustriali Unem e Gail, producendo un “position paper” che suggeriva un possibile scenario alternativo, connesso alla specificità del problema; in altri termini, il Pcb di nuova produzione non esiste negli oli minerali, ma in tutta la filiera tuttora circola, in gran parte provenendo da piccoli trasformatori su palo di antica data che vengono via via dismessi in modo non regolare.Ogni anno il Consorzio è costretto a termo-distruggere circa 200 tonnellate di olio che supera i limiti dei 25 ppm (50 ppm per la combustione); tuttavia, al di sotto, le tracce di Pcb sono presenti un po’ in tutti gli oli usati e, pertanto, nei prodotti da rigenerazione.La proposta alternativa formulata prevede anche per la nostra filiera un primo passo avanti con una deroga a 10 ppm (da subito), da aggiornare nel tempo, via via che i residui di questo inquinante vadano, come inevitabile, sparendo. Del resto, lo stesso regolamento 1021 aveva già stabilito che entro il 2025 tutte le apparecchiature elettriche con Pcb dovessero essere rottamate (1). Per quanto attiene il metodo di misura del Pcb, la specificità della matrice olio e le esigenze operative della macchina di rigenerazione al 98% impongono una verifica di validità dei nuovi metodi proposti e della compatibilità delle loro tempistiche col funzionamento della filiera.Quest’ultima – pur, come detto, pronta ad affrontare delle restrizioni immediate e progressive – attende l’accoglimento delle proprie esigenze, essendo, peraltro, l’alternativa gravissima per il nostro Paese (eccellente negli oli minerali al di sopra di ogni altro Paese europeo, con una rigenerazione al 98% contro medie del 50-60%) che si troverebbe costretto a smantellare la circolarità del sistema e anche a inviare a combustione tutto l’olio usato in altri Paesi._________
POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO
▪️La commissione Attività produttive della Camera ha ricevuto un invito da parte della Canadian Nuclear Association a svolgere una missione di studio in Canada offrire per svolgere un approfondimento e uno scambio di conoscenze sul settore nucleare canadese. La visita servirà a illustrare l’esperienza operativa del paese nordamericano, l’ecosistema dell’innovazione, nonché i principali progetti in corso e futuri. È quanto ha comunicato la presidenza della commissione ai deputati, specificando che alla missione potranno partecipare, oltre al presidente, un membro dei gruppi di maggioranza e un membro dei gruppi di minoranza della commissione. La missione si terrà dal 3 al 5 marzo. entro oggi dovranno arrivare dai gruppi le segnalazioni dei deputati eventualmente interessati.

▪️La Commissione europea ha approvato, in linea con le norme sugli aiuti di Stato, uno schema di incentivi da 3 miliardi di euro varato dal governo tedesco per sostenere la produzione di tecnologie verdi. La misura finanzierà la manifattura rinnovabile, secondo gli obiettivi del Clean Industrial Deal, includendo le componenti e utilizzando anche materie prime seconde. Dagli incentivi è invece esclusa la fissione nucleare. L’aiuto avrà la forma di contributi a fondo perduto, detrazioni, sovvenzioni sugli interessi e garanzie sui prestiti. Sarà aperto a tutte le aziende sul territorio tedesco fino al 31 dicembre del 2030. Segnaliamo, inoltre, che la Banca europea degli investimenti ha messo a disposizione 3 miliardi di euro per la decarbonizzazione dell’edilizia e il trasporto su strada per i Paesi che hanno già recepito il meccanismo dell’Ets2. Gli Stati potranno così investire su misure in linea con gli obiettivi del Fondo sociale per il clima prima che entri in vigore il sistema di riscossione dell’Ets2, rimandato al 2028.
POLICY FOCUS – MERCATI
▪️Due nuovi nomi entrano nell’elenco Mase degli operatori abilitati a vendere gas al mercato finale nell’aggiornamento di fine gennaio. Si tratta della 8Energy Srl di Sesto Fiorentino (FI) e della Euro Enterprise Energy Srl, società milanese attiva nella filiera del Gnl. Nel contempo si registrano otto cancellazioni, disposte su richiesta delle stesse società interessate: oltre alla Ambrogio Srl di Prato e alla Società Energia Italia Spa di Pescara, si tratta di una serie di aziende cessate come entità autonome perché incorporate da altre, la Eredi Campidonico Spa di Grugliasco (TO), per trasferimento del ramo d’azienda alla Campidonico Energy Srl, la Alegas Srl di Alessandria e la Egea Energie Srl di Alba (CN), incorporate entrambe da Iren Mercato, la Collino Commercio Spa di Acqui Terme (AL) incorporata dalla Energia Pulita, la San Giorgio Energie Srl di Porto San Giorgio (FM) incorporata da Astea Energia, e la Tate Srl di Milano, società con 10mila clienti incorporata da Eni Plenitude con effetto dal 1° gennaio.Passando all’energia elettrica i nomi nuovi sono sei: la 3A Energia Srl di Napoli, la già citata 8Energy Srl di Sesto Fiorentino (FI), la partecipata di Alperia Alperia Felix Energy Srl, Gruppo Openlogs Srl con sede a Milano, da tempo già attiva nel trading di gas, la Northgas Srl di Cardito (NA) (già Blu Gas&Power) e la Zeus Energy trading Srl di Gorizia. Sono invece sette le cancellazioni, tre d’ufficio – la Blu Mobile Srl di Cassino (FR), la Eco Smart Solution Srl di Roma e la Eurogas Srl di Settimo Torinese (TO) – e altre quattro su richiesta delle interessate: la E.On Drive Infrastructure Italy Srl di Milano, parte di E.On Italia, e le già menzionate Società Energia Italia Spa, Tate Srl e Eredi Campidonico Spa (v. sopra).

▪️Dei circa 5.000 miliardi di euro di investimenti globali annui stimati al 2035 nel settore cleantech, circa la metà è concentrata nel segmento della e-mobility. Seguono le tecnologie per l’energia pulita, solare, eolica, pompe di calore e geotermia, che rappresentano quasi il 18% degli investimenti stimati, e i sistemi energetici, reti e sistemi di accumulo elettrico a batteria, che pesano per circa il 16%.McKinsey ha analizzato il potenziale per la creazione di valore di 15 tecnologie cleantech, suddivise in 6 gruppi: energia pulita, sistemi energetici, decarbonizzazione degli edifici, e-mobility, materiali green e soluzioni carbon-negative. La ricerca ha analizzato le possibilità per i Paesi europei (i 27 Stati membri dell’UE, oltra a Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito) di cogliere le opportunità derivanti da queste tecnologie.Secondo McKinsey, i materiali green, comprendenti elettrolizzatori, acciaio green e chimica green, rappresentano circa l’8% degli investimenti stimati, mentre le soluzioni carbon-negative, principalmente cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCUS), ne rappresentano circa il 3%.Circa il 25% dei 5.000 miliardi di euro di investimenti stimati non è contendibile da operatori globali, poiché si tratta di capitali vincolati a livello locale, spesso per ragioni di prossimità geografica. Del totale, circa il 5% sarà accessibile esclusivamente agli operatori europei, il 20% solo a operatori non europei, mentre il restante 75% sarà contendibile tra player di tutto il mondo.In Europa, quel 5% contendibile esclusivamente dagli operatori europei riguarda aree di creazione di valore legate a tecnologie in cui una parte significativa delle attività è intrinsecamente locale. Nel complesso, le attività svolte entro i confini europei, realizzate da player locali o internazionali, potrebbero generare circa 1.000 miliardi di euro l’anno di investimenti in capitale e creare fino a quattro milioni di posti di lavoro.E-mobility Nei prossimi anni, la capacità degli produttori di auto europei (Oem) produrre macchine elettriche realmente competitive dovrà migliorare radicalmente. Le recenti fiere dell’auto hanno mostrato segnali incoraggianti: gli Oem europei hanno presentato modelli con autonomie superiori agli 800 chilometri, tempi di ricarica più rapidi e prezzi più competitivi. Hanno inoltre messo in evidenza soluzioni ingegneristiche e tecniche produttive innovative, come un maggiore utilizzo di materiali circolari e componenti privi di terre rare.Green materials Per quanto riguarda l’idrogeno verde e l’elettrolisi, gli sforzi di decarbonizzazione stanno sostenendo un forte aumento degli investimenti globali nella produzione di idrogeno pulito, e gli operatori europei sono in prima linea in questa transizione. Nel settore siderurgico si stanno esplorando tecnologie basate su idrogeno e gas naturale, che tuttavia richiedono molta più elettricità rispetto ai processi tradizionali. Il successo dipenderà dalla disponibilità di energia rinnovabile a prezzi competitivi, ancora limitata in molte aree europee. Nel cemento, le aziende puntano sia sullo scaling delle tecnologie di cattura e stoccaggio della Co2 sia sull’uso crescente di materiali cementizi supplementari. Nel settore chimico, tecnologie waste-to-chemicals come pirolisi e gassificazione sono in fase pilota per migliorare la circolarità del carbonio, ma la capacità installata resta limitata nonostante la spinta regolatoria a livello europeo.Sistemi di accumulo elettrochimico (Bess) La rapida espansione delle fonti rinnovabili variabili, come solare ed eolico, sta generando una domanda senza precedenti di flessibilità, in Europa e non solo. I Bess stanno emergendo come un elemento essenziale per bilanciare domanda e offerta e garantire la stabilità delle reti. Alla fine del 2024, la capacità europea di Bess ha raggiunto circa 60 GWh, di cui 22 GWh installati nel solo 2024. L’Europa deve però affrontare sfide significative nella produzione upstream, che rimane fortemente concentrata in Cina. Il Paese rappresenta oltre l’80% della produzione globale di batterie, contro meno del 10% in Europa. L’eccesso di capacità e l’innovazione accelerata in Cina hanno alimentato un incremento delle esportazioni di prodotti di alta qualità a basso costo, intensificando la pressione competitiva sui player europei. Inoltre, dazi e restrizioni Usa hanno dirottato verso l’Europa un volume maggiore di esportazioni cinesi, aumentando ulteriormente la pressione.CCUS ed energia geotermica Ancora in fase di sviluppo, in cui gli operatori industriali europei continuano a mantenere un vantaggio competitivo, in parte grazie alle politiche climatiche dell’Ue e ai programmi di finanziamento mirati a incentivare l’adozione precoce e lo scaling di tecnologie rivoluzionarie. Le competenze europee nell’ingegneria avanzata, le solide partnership tra mondo accademico e industria e la forte concentrazione in cluster industriali facilitano innovazione rapida, riduzione dei rischi e commercializzazione di tecnologie cleantech emergenti.

▪️TotalEnergies e Airbus hanno firmato due contratti per la fornitura di energia pulita e costante per su un volume complessivo di 3,3 TWh nell’arco di 10 anni a tutti i principali siti Airbus situati in Germania e nel Regno Unito. L’elettricità fornita ad Airbus nel prossimo decennio avrà un profilo di carico di base e proverrà da nuovi impianti rinnovabili con una capacità di 200 MW gestiti in portafoglio con altri asset del gruppo. Questa fornitura coprirà metà del fabbisogno elettrico dei siti interessati, a partire dal 2027.

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