| POLICY FOCUS – ITALIA |
| ▪️La transizione non è una linea retta; nell’opinione pubblica si va consolidando la consapevolezza della necessità di apportare alcuni correttivi al Green deal europeo, nel senso di un maggiore pragmatismo; in ogni caso, petrolio e carburanti tradizionali serviranno ancora a lungo, e investire nel settore è “prudente, diligente e necessario”. È possibile sintetizzare così il messaggio emerso dall’assemblea annuale di Assopetroli-Assoenergia, a palazzo Wedekind a Roma.Nel suo intervento di apertura, il presidente Andrea Rossetti ha messo a fuoco le lezioni che si possono trarre dal decennio che ci separa dalla conferenza Cop21 di Parigi. “Dove eravamo? Dove siamo? Come sta andando?”, si è chiesto, per poi passare ai numeri.Nel 2024 c’è stato il record di generazione di energia da eolico e solare, con un vero crollo dei prezzi delle tecnologie di punta, in particolare del fotovoltaico. Dall’altro lato, ha aggiunto, è stato anche un anno record per l’energia prodotta da fonti fossili: la loro quota nel mix energetico mondiale è cambiata poco, dall’85% nel 1990 all’80% di oggi. “Tecnicamente – ha chiosato – non stiamo vivendo una transizione, ma piuttosto un’addizione energetica. Le fonti rinnovabili non stanno sostituendo quelle tradizionali, come era nei piani. Si stanno aggiungendo”. Come d’altronde è sempre successo in tutte le transizioni energetiche del passato: il carbone non ha sostituito la legna, il petrolio non ha sostituito il carbone, il gas non ha sostituito il petrolio, le rinnovabili o il nucleare non stanno sostituendo le fossili. “Anzi, ciascuna di queste fonti ha continuato a crescere in termini assoluti, di pari passo con l’espansione demografica e la crescente fame di energia delle società umane”.Di pari passo, ha aggiunto Rossetti, “sono cresciute anche le emissioni climalteranti. Siamo ben lontani dall’obiettivo Net Zero Emission 2050. Anzi: stiamo marciando nella direzione opposta. L’Aie stimava che le emissioni globali dovessero scendere da 33,9 miliardi di tonnellate nel 2020 a 21,2 nel 2030. Invece, nel 2023, sono salite a 37,4 miliardi. Apparentemente, non stiamo semplicemente andando troppo piano. Stiamo proprio andando nella direzione sbagliata”.Ma i ritardi “non riguardano solo Cina, India, o altri Paesi dei Brics, dove le priorità restano la lotta alla povertà e la crescita del pil” (senza contare che 3 miliardi di persone nel Sud globale consumano in un anno meno elettricità di un frigorifero americano e gli enormi conflitti distributivi Nord-Sud, Est-Ovest che si aprono in un processo rivoluzionario come questo, e quindi la necessità di una governance globale credibile). Sono in ritardo “anche Stati Uniti ed Europa, sulle direttrici chiave: decarbonizzare l’elettricità (che rappresenta solo il 22% dei consumi finali della UE), elettrificare i trasporti (il 27% dei consumi finali UE), decarbonizzare il calore, industriale e residenziale (ben il 50% degli usi finali UE)”. Tutte missioni “ancor più difficili con una domanda in continua crescita, trainata dall’universo digitale”. Insomma, ha proseguito Rossetti, “c’è un divario enorme tra le previsioni del passato (più o meno interessate), la narrazione e la realtà”.D’altro canto, “alcune lezioni iniziano a essere chiare. Gli obiettivi climatici non si realizzano nel vuoto di laboratorio, ma in un mondo complesso più di qualunque modello o scenario; la transizione non riguarda solo l’energia, ma significa rimodellare l’intera economia globale; è illusorio pensare che ciò avverrà con una progressione lineare e costante (sarà un processo multidimensionale, con tempi diversi, mix energetici e tecnologici diversi, a seconda delle priorità e capacità dei singoli Paesi e industrie); l’equilibrio simultaneo del trilemma energetico (sicurezza, sostenibilità, economicità) è molto difficile da mantenere ma non eludibile; l’energia a basso costo è vitale (senza di essa, non solo ci si impoverisce, ma si perde il consenso politico alla transizione)”. Serve, ha sottolineato Rossetti, “un bagno di realismo e pragmatismo: accettare difficili compromessi, vincoli geopolitici, economici e materiali; il petrolio ci servirà ancora a lungo, e investire in questa filiera è quindi prudente, diligente, necessario. Non per un favore alle lobby, ma perché ciò è parte essenziale della transizione possibile, che è diversa da quella sognata”.Questo è il senso dell’appello alla neutralità tecnologica, tradita dalle istituzioni europee. Rossetti ha definito “scoordinate, miopi e incoerenti” le politiche Ue, come il divieto ai motori endotermici al 2035, “che sta condannando l’automotive europeo al declino, dopo decenni di investimenti e innovazione tecnologica fatti sul motore endotermico per ridurne l’impronta carbonica e quasi azzerare le emissioni locali (da Euro 0 – Euro 6d)”, e “demenziale” la chiusura che permane sui biocarburanti. Il presidente di Assopetroli ha chiuso il discorso introduttivo citando J.M. Keynes: “È inutile rimproverare le linee perché non vanno dritte. La transizione energetica non andrà dritta. Avrà un percorso più articolato. Meglio accettarlo. Impegnarsi seriamente per governare con razionalità, piuttosto che inseguire illusioni”. ▪️Il riassetto degli equilibri globali e alcune traiettorie meno lineari del previsto stanno facendo affiorare nel dibattito pubblico la necessità di una correzione di rotta sulle politiche europee in materia di energia e clima: un maggiore pragmatismo, una maggiore attenzione alle risorse disponibili e necessarie, una maggiore apertura a soluzioni magari non perfette e definitive ma utili a superare momenti di impasse senza mandare all’aria da un giorno all’altro interi settori produttivi. Il dibattito svoltosi all’assemblea annuale di Assopetroli, ieri a Roma, si è concentrato su questa “correzione di rotta”, sullo stato e sulle possibilità effettive delle modifiche normative.Dopo la relazione del presidente Rossetti (v. Staffetta 04/07), è intervenuto Marco Minniti, presidente della Fondazione Med-Or, parlando dei nuovi assetti geopolitici e geostrategici, della fine del multilateralismo e del ruolo marginale dell’Onu sulle guerre in corso. Un mondo sempre più caratterizzato “più dalla competizione che dalla cooperazione”, in cui “c’è bisogno di una certa taglia, non si può essere vincenti con la piccola taglia. Serve la stazza dell’Europa, con tutti i suoi limiti”, innanzi tutto per avere una “capacità autonoma di difesa”. Compito dell’Europa è “puntare verso l’Africa, perché nei prossimi venti anni il destino dell’Europa si gioca in Africa”. Un continente in cui “crescono vorticosamente le inquietudini, a partire dalla Libia, ma anche in Algeria, dove il parlamento ha di recente votato una legge sulle emergenze, che dispone che in caso di emergenza il potere assoluto va allo stato maggiore dell’esercito, per gran parte formato presso le accademie russe”.In questo quadro, ha proseguito, “il Piano Mattei è uno strumento importante ma deve fare un salto di qualità, deve diventare un piano europeo, dobbiamo convincere gli amici europei che il futuro europeo si gioca anche a sud”. Anche perché “è impossibile pensare un nuovo ordine mondiale senza il sud del mondo, e non possiamo lasciarlo nelle meni della Cina”.Alberto Clò ha evidenziato tre eventi recenti che hanno impresso una forte accelerazione al settore energetico; lo “tsunami Trump, su cui non sappiamo se ridere o piangere, con un livello di improvvisazione e una grande confusione a livello internazionale; l’improvviso annuncio della BP di nuovi investimenti in esplorazione e produzione di petrolio all’indomani dell’insediamento di Trump; le mutate priorità delle agende dei governi, non più incentrate sul clima ma sulla difesa”.“Il petrolio – ha proseguito – è ancora l’ombelico del mondo dell’economia e dell’energia, dal petrolio dipendono la crescita, i tassi di inflazione e i tassi di interesse. È destinato a mantenersi su livelli elevati, raggiungerà un picco ma poi ci sarà una stabilizzazione. Nel rapporto Draghi – ha detto ancora – non c’è la parola petrolio. C’è il convincimento che le politiche climatiche migliorano la competitività, ma io questo miglioramento non lo vedo”, ha chiosato.L’ex ministro ha quindi puntato il dito sull’Aie: il World Energy Outlook era “la Bibbia dell’energia”, ha detto. “Il direttore esecutivo per anni ha sostenuto che non fosse più necessario investire un solo dollaro nella produzione petrolifera, un’emerita cazzata. Poi con un volo straordinario ha capovolto le sue posizioni sostenendo poco tempo fa che fosse assolutamente necessario e urgente investire nell’upstream petrolifero. Lo ha fatto annusando il capovolgimento di Trump? Certo questo ha ridotto di molto la credibilità dell’Agenzia di Parigi”. Per Lapo Pistelli “ogni grande svolta ha bisogno di una narrazione. Per la svolta di Parigi nel 2015 serviva una narrazione molto forte, volta a creare un effetto leva, ma non tutte le parole andavano prese per oro colato. In questi anni – ha aggiunto – abbiamo saltellato da un angolo all’altro del trilemma: nel 2015-20 la transizione, nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina solo sicurezza degli approvvigionamenti; , dopo tre anni con i rapporti Draghi e Letta competitività e affordability. Ma il decisore pubblico e l’azienda devono gestire i tre concetti in contemporanea, non possono fare un minuetto da uno all’altro. Chi investe in energia non fa un business mordi e fuggi”. Oggi “il tema è riportare le narrazioni più vicine ai fatti. C’è un’evidente correzione di rotta, non c’è bisogno di fare il canto controciclico, di sparare sul Green deal. Ma la correzione in atto in Europa è come manovrare un pullman in uno spazio stretto. Non è una svolta immediata. Le flessibilità rispetto all’obiettivo del 90% al 2040 non ci sarebbero state un paio di anni fa. Bisogna provare a implementare correzioni di buon senso”.L’Europa, ha proseguito Pistelli, “è rimasta spiazzata perché l’aspettativa era di una leadership by example, cosa che non è accaduta”. Quanto al ruolo delle aziende, “nel rapporto coi legislatori dobbiamo essere stabilizzatori di buon senso. Oggi sicuramente nell’opinione pubblica c’è maggiore consapevolezza. Dove non c’è una tecnologia matura è impossibile fare un salto. La neutralità tecnologica va per maturità delle tecnologie”.Saverio Gaboardi ha concentrato l’intervento sulla filiera automotive. “Nessuno vuole perdere la filiera automiotive”, ha detto. “L’auto è innovazione, le innovazioni nascono nello spazio e nella difesa, poi passano all’auto e infine negli altri settori. Chi perde il segmento auto perde l’industria, non l’auto. Per questo Macron ha mantenuto la presenza dello Stato in Renault e Trump vuole recuperare la filiera”.il Fito for 55, ha aggiunto, “è stato votato da tutti i rappresentanti italiani, e ha generato una frattura della filiera. Le aziende dell’auto, sotto la spinta di Timmermans e delle sue multe, hanno investito pesantemente sull’elettrico. Nel triennio 2021-23 circa 250 miliardi di euro nell’elettrificazione, di cui 97 negli Usa, 70 in Europa e 51 in Cina. Tutte risorse proprie, senza incentivi. Per questo hanno alzato il prezzo delle auto endotermiche. Con il paradosso che oggi i cinesi fanno soldi con il termico”. Il problema è che nelle politiche europee “non c’è una lira per gli investimenti nella trasformazione dell’industria. Il Piano auto approvato in marzo stanzia 2,8 miliardi, ma sbaglia di due ordini di grandezza”. Interessante il parallelo con gli stanziamenti per la difesa: “250 miliardi l’industria li ha già investiti, per completare il ciclo ne servono altri 150, più altrettanti per la componentistica, e si arriva a 800 miliardi, che è il RearmEU”.Il mercato europeo dell’auto ha perso 2,5 milioni di auto e una produzione di 4 mln, quindi ha 2 mln di esportazione in Cina. Le grandi case hanno trascinato gli investitori e ora devono fare svalutazioni perché non vendono”. Insomma, “la crisi è conclamata. Gaboardi ha poi parlato della “operazione verità” del cluster: confrontare le prestazioni dei carburanti esistenti o promettenti sul ciclo di vita. Secondo lo studio, è possibile sostituire tutti i 30 milioni di tep consumati ogni anno dal settore della mobilità leggera e pesante con prodotti rinnovabili, dal biometano al biogpl all’hvo, agli efuel, all’idrogeno nel lungo periodo. “Il passaggio comporterà un aumento del costo, per diminuirlo serve innovazione. La faremo, con il tempo”. Per ottenere il risultato, però, “la verifica sui carburanti a livello europeo va fatta subito, e va stanziato un fondo. I cinesi sanno fare le auto elettriche meglio di noi, hanno surclassato i tedeschi. Ma è sciocco non poter utilizzare le tecnologie esistenti”.Salvatore Carollo ha strappato un applauso alla platea ricordando che Assopetroli “è l’unica associazione in Italia che ha conservato il nome petrolio, tutti gli altri lo hanno nascosto”, e ha proseguito con una domanda: “fra 10-15 anni servirete ancora? E che tipo di servizio vi chiederà il paese?”. Ha poi passato in rassegna il cambio di pelle della raffinazione in Italia, con l’addio delle famiglie storiche: “il profilo dei distributori di prodotti petroliferi – ha aggiunto – deve cambiare. Dovete spostarvi a monte, e sarete obbligati a farlo. Il petrolio non finirà nel 2050 ma non potremo avere il supporto di operatori che stanno scappando. Voi ci sarete e sarete voi ad avere il contatto con i consumatori e dovrete darvi una nuova identità professionale integrandovi a monte”.Passando al panel politico, Silvia Fregolent, senatrice di Italia Viva, ha sottolineato alcuni “errori ideologici” dell’Unione europea, indicando tuttavia la necessità di “avere l’elettrico per competere sul mercato internazionale. Ma renderlo obbligatorio è un errore, qui serve maggiore pragmatismo, nel senso che non c’è nulla da vietare oggi, e tutto da integrare”. La proposta sul taglio delle emissioni del 90% al 2040, ha aggiunto, “sembrerebbe di nuovo una scelta integralista”. Ma il problema riguarda anche l’Italia: “finché non rimetteremo i funzionari a Bruxelles alla stregua del numero che hanno Germania e Francia, non conteremo mai. Purtroppo tagliando i costi della politica, come se fosse qualcosa di brutto, sporco e cattivo, abbiamo tagliato in posti strategici, e questo fa sì che noi continueremo ad avere meno funzionari per dettare la linea su tutta la strategia. E ci ritroveremo a doverci accontentare di aver strappato una virgola nella definizione finale. Ma non sempre le imprese si possono accontentare delle virgole”. Per Luca Squeri, responsabile energia di Forza Italia, “ancora non c’è stata una rivoluzione” nelle posizioni europee, “ma un cambiamento c’è stato”, con lo spostamento degli equilibri politici verso il centrodestra e un partito socialista “molto più indebolito. Non c’è più Timmermans, evviva, qualcun altro lo sta sostituendo ma non con lo stesso potere vincolante nei confronti della von der Leyen”. Da anni “tutti abbiamo usato i termini neutralità tecnologica, sostenibilità ambientale, economica e sociale, ma cos’è cambiato negli atti vincolanti europei? Il momento – ha aggiunto – è delicato. Si può correggere la rotta ma bisogna far presto, passare dalle parole ai fatti”. In questo senso, “non mi è piaciuto l’annuncio dell’obiettivo al 2040”. Squeri è poi tornato sul potere delle strutture amministrative dell’Unione (v. Staffetta 26/06): l’Unione Europea, ha concluso, “è un organo fortemente burocratizzato, con procedure molto rigide, dove chi governa, alla fine, sono i direttori generali”.Anche per Ettore Rosato, deputato di Azione, “la burocrazia è molto presente al livello nazionale e dieci volte tanto al livello europeo”. In un contesto in cui il potere è sempre più accentrato sul presidente della Commissione, che lo gestisce attraverso le direzioni generali.Dario Nardella, eurodeputato Pd del gruppo socialisti e democratici, sta “spingendo molto sull’uso delle biomasse per avere energia rinnovabile nel settore della mobilità, da integrare con l’elettrico. Ma – ha aggiunto – dobbiamo essere chiari sul fatto che l’obiettivo resta la neutralità climatica al 2050. Ci siamo dati traiettoria non adeguata ed è doveroso correggere la rotta, ma l’obiettivo resta quello”. Nardella poi ha fatto riferimento al Rapporto Draghi, che “collega decarbonizzazione e competitività a doppio filo. Servono 800 miliardi l’anno per dieci anni ma ci fa arrabbiare che tutti si riempiono la bocca del rapporto Draghi e nessuno si mette concretamente al lavoro. Le regole senza investimenti sono solo un peso burocratico. Siamo molto arrabbiati con von der Leyen, che il 16 luglio presenterà il nuovo quadro finanziario pluriennale che è molto preoccupante: non ha strategia né visione, ha solo tagli, non spalma la restituzione dei fondi Next Generation UE, taglia i fondi di coesione e quelli per l’agricoltura, propone un approccio al riarmo tutto rivolto agli Stati nazionali”.Paolo Borchia, eurodeputato della Lega, collegato da remoto, ha ricordato che su molti aspetti strategici della transizione “la Cina sta diversi passi avanti”, mentre al livello europeo “serve una sensibilizzazione sulla sostenibilità di fonti come il biometano, mentre – ha concluso – ho qualche riserva sui carburanti sintetici, in particolare in merito ai costi”. Infine, Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia, ha descritto il “parziale riflusso in corso a Bruxelles: si stanno creando maggioranze capaci di posticipare i target e modificare direttive e regolamenti. Riusciremo? Non lo so ma ci lavoriamo con pazienza, determinazione e ottimismo”. ▪️Sono trascorsi dieci anni dalla fusione tra Federutility e Federambiente, che ha sancito la nascita di Utilitalia: una scommessa vincente, animata dalla volontà di promuovere lo sviluppo industriale dei servizi pubblici a rilevanza economica nei settori dell’energia, dell’acqua e dell’ambiente. Ieri, a Roma, la federazione ha celebrato il decennale con un evento intitolato “Utilitalia 2035: Costruiamo insieme i prossimi 10 anni di futuro”, un’occasione per ripercorrere le principali tappe della sua storia ma soprattutto per ragionare sulle sfide presenti e future. L’orizzonte del 2035, infatti, non a caso, è lo stesso prospettato per molti degli obiettivi di carattere energetico e ambientale fissati dall’Unione europea; traguardi che per essere raggiunti vanno inquadrati a partire da oggi. ▪️si è verificato un grave incidente in un distributore di carburanti in via dei Gordiani, nel quartiere Prenestino, periferia est di Roma. Si è verificato un incendio che ha successivamente dato luogo a una forte esplosione, avvertita a chilometri di distanza. Dalle prime informazioni diffuse dai Vigili del fuoco, l’incidente sarebbe stato provocato dal distacco di una pompa di un’autocisterna che stava rifornendo l’impianto di distribuzione. ▪️Il Tar Lombardia ha dichiarato legittima la decisione del Comune di Rho di ripensarci sulla decisione, assunta nel 2017, di cedere la sua quota di del 48,28% nel venditore al dettaglio di elettricità e gas Nuovenergie Spa perché, alla luce della motivazione addotta dall’amministrazione – garantire alla cittadinanza “la disponibilità di gas ed energia adeguati alla soddisfazione dei propri fabbisogni a tariffe accessibili anche alle fasce deboli della popolazione e in situazioni di crisi del mercato” – ciò può essere considerato tra le sue finalità istituzionali. ▪️Gli impianti di produzione di biometano iscritti dalla posizione n. 149 alla posizione n. 298 della graduatoria del quinto bando Gse (v. Staffetta 18/04) possono avviare i lavori per la realizzazione degli impianti, al fine del riconoscimento del contributo in conto capitale e dell’accesso alla tariffa incentivante. |
| POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO |
| ▪️Mercoledì la commissione Attività produttive della Camera ha ascolta sul Patto UE per l’industria verde Confindustria (v. notizia a parte), Anfia, Proxigas, Assocarta, Assofond, Assomet, Assotermica, Asvis, H2IT, Vectre, Free, Utilitalia e Cib. sono disponibili le memorie che Proxigas, Anfia, Utilitalia, H2IT, Asvis e Cib hanno depositato in commissione. ▪️Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea serie C del 4 luglio è pubblicata la comunicazione della Commissione “Disciplina per le misure di aiuto di Stato a sostegno del patto per l’industria pulita (disciplina per gli aiuti di Stato nell’ambito del patto per l’industria pulita)”. Si tratta della “Comunicazione Cisaf (Clean Industrial Deal State Aid Framework), una nuova disciplina per gli aiuti di Stato nell’ambito del patto per l’industria pulita, nel cui ambito sarà possibile agli Stati membri introdurre misure temporanee per abbassare i costi energetici delle industrie energivore (v. Staffetta 25/06). ▪️Tra le “prediche inutili” di Luigi Einaudi, quella ignorata con maggior frequenza è “conoscere per deliberare“ che, in tre parole, definisce la base scientifica per la soluzione di qualsiasi problema. Lo conferma ad esempio la constatazione che, in un frangente in cui abbondano le controversie sulla possibile convivenza tra rinnovabili e nucleare, non si sia prestata la dovuta attenzione a quanto è accaduto in Finlandia, un Paese dove alla produzione di energia elettrica concorrono quasi totalmente proprio queste fonti energetiche.Nel 2024, la produzione nucleare ha infatti contribuito per il 37,7% al mix elettrico finlandese, seguita da quella eolica (23,5%), idroelettrica (16,5%), biocombustibili (11,9%), geotermica e solare (1,5%) mentre complessivamente le centrali alimentate da combustibili fossili (carbone, gas, olio combustibile) hanno contribuito per il 5,5%, ma il primo aprile di quest’anno la società elettrica Helen ha ufficialmente smantellato l’impianto di Salmisaari a Helsinki, facendo scendere a meno dell’uno per cento la quota di carbone nel mix energetico del Paese. |
| POLICY FOCUS – MERCATI |
| ▪️I consumi in forte aumento per il caldo (+7,5% circa) insieme a un incremento delle quotazioni del gas e alla sua maggior incidenza sul mix sono i principali fattori alla base del rialzo del Pun medio di giugno rispetto a maggio (v. Staffetta 01/07). E’ quanto emerge dall’analisi della Staffetta dei dati preliminari di Terna e Gme. ▪️L’eolico offshore, in Italia, non arriverà a breve. I costi della tecnologia, ancora sperimentale, restano molto alti. Poiché i progetti con valutazione ambientale positiva sono solo quattro, un’eventuale asta non sarebbe competitiva, cancellando il ribasso sulla tariffa e scaricando oneri troppo alti in bolletta. Bollette che, vale la pena ricordarlo, fino a fine decennio saranno gravate dagli oneri per pagare soprattutto i Conti energia per il fotovoltaico, che poi scompariranno rapidamente tra il 2031 e il 2032. Per tutti questi elementi, nonostante l’impazienza degli operatori, l’eolico galleggiante resta una “risorsa per il post 2030”. È il quadro che è emerso durante il terzo convegno nazionale dell’associazione delle rinnovabili offshore, Aero, organizzato ieri alla Camera dei deputati. ▪️Mercato internazionale. Sui circuiti elettronici internazionali le quotazioni del petrolio e dei prodotti hanno guadagnato terreno, dopo che l’Arabia Saudita ha comunicato che alzerà i suoi listini nel mese di agosto. Nella settimana monitorata, il Paniere Opec, composto da 12 greggi diversi, è salito a 69,79 dollari al barile (+1,66), il Light crude a 67 (+1,76), il Brent a 68,80 (+1,07). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è salita a 727,13 $/t (+0,5), del gasolio 10 ppm a 737,25 (+27,38), del risca 0,1% a 719,25 (+17,38) del Btz a 477,5 (+24,25), dell’Atz a 426 (+2,88). In particolare sul mercato Cif di Rotterdam la quotazione del diesel 10 ppm presenta oscillazioni che vanno da un minimo di 741,5 ad un massimo di 742 dollari tonnellata, quelle della benzina da 719 a 719,5.Mercato interno. A parte i ribassi tra martedì e mercoledì, la settimana ha visto gasoli e oli combustibili rincarare. La benzina, a parte il rialzo di oggi ha inanellato 4 ribassi consecutivi. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina è arretrata di 12 euro per mille litri, mentre il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) è rincarato di 10 euro, il gasolio risca 0,1 di 13 e il denso Btz di 12 euro per mille chili. Questa mattina la benzina ha preso 7 euro, i gasoli autotrazione e agricolo 14, il risca di 18 e il denso Btz di 17. Per lunedì la benzina dovrebbe salire di 2 euro, i gasoli autotrazione e agricolo di 7, il risca di 9. Invariato il denso Btz. In leggero ribasso la media settimanale del Gpl miscela (uso comb), dopo la pubblicazione dei prezzi di contratto di luglio del Bethioua. ▪️Il recente monitoraggio pubblicato da Arera sugli esiti del Mgp nel biennio 2023-2024 (v. Staffetta 01/07) rappresenta un’interessante applicazione della normativa Remit circa possibili condotte di mercato anomale, volte ad indurre la formazione di un prezzo “artificioso”, ossia diverso da quello emergente in situazioni di concorrenza efficiente e adeguatezza del sistema elettrico. ▪️Il mercato dell’auto in Italia è in fase stagnante. Nei primi sei mesi dell’anno le immatricolazioni sono calate del 3,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Non è bastata la crescita delle ibride non ricaricabili e delle elettriche, infatti, a compensare il calo di vendite registrato dalle motorizzazioni benzina e diesel. Una fotografia coerente con quella del mercato europeo.Nel cumulato del primo semestre del 2025, le immatricolazioni di auto a benzina hanno registrato unaflessione del 17,3%, le diesel del 32,2%. Rispettivamente, lequote di mercato sono scese al 26,1% e al 10,2%. In calo anche le auto a gas che nei sei mesi perdono il 5,1% con una quota di mercato di poco sopra al 9%. Nel frattempo, le ibride non ricaricabili sono cresciute del 10% e rappresentano il 44,2% delle vendite. Insieme, Bev e Phevsono cresciute del 40,7% e hanno raggiunto una quota del 10,5% (in aumento di 3,3 punti percentuali rispetto ai primi 6 mesi del 2024). |
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