| POLICY FOCUS – ITALIA |
| ▪️La settimana scorsa il ministero dell’Ambiente ha pubblicato il rapporto annuale sui sistemi di accumulo e le centrali termoelettriche realizzate, autorizzate e in corso di autorizzazione in Italia (v. Staffetta 30/05). ▪️Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha inviato ieri a Bruxelles, per la verifica di conformità con le norme sul mercato interno, uno schema di decreto ministeriale relativo alle procedure di approvazione nazionale di sistemi per la riqualificazione a biocarburanti dei veicoli alimentati con motori ad accensione spontanea (Diesel), che consentono l’utilizzo di biocarburante su veicoli che per costruzione non sono atti al loro utilizzo. Il provvedimento (“Sistemi di trasformazione a biocarburanti destinati ad essere installati su veicoli già omologati con motore ad accensione spontanea per consentire l’utilizzo dei suddetti biocarburanti nel sistema di propulsione, ai sensi dell’articolo 75, comma 3-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285”) disciplina le procedure per l’omologazione e l’installazione di sistemi di trasformazione su veicoli a motore ad accensione spontanea per consentire l’utilizzo di biocarburanti nel sistema di propulsione originale. I veicoli dotati dei sistemi in questione devono poter essere alimentati sia con il carburante originario sia, per effetto del sistema, con biocarburanti puri o in qualsiasi proporzione di miscelazione tra essi e il carburante originario, nel rispetto delle indicazioni fornite dal costruttore del sistema. ▪️Al 31 maggio ammonta a poco più di 788 milioni di metri cubi la producibilità annua stimata degli impianti di produzione di biometano per i quali i produttori hanno richiesto l’accesso agli incentivi per il settore dei trasporti (v. Staffetta 23/5). Lo comunica il Gse che ha aggiornato la graduatoria sulla base della versione 7.0 delle Procedure applicative del DM 2 marzo 2018. Un deciso calo rispetto alla graduatoria di fine 2024, quando la producibilità sfiorava il miliardo di metri cubi, a fronte di un limite massimo incentivabile di 1,1 miliardi. ▪️Quanto gas serve per la transizione? Fino a quando? E quali infrastrutture sono necessarie per sfruttarne il potenziale senza costi inutili o eccessivi? Domande non nuove ma neppure banali, che sono state al centro del denso confronto andato in scena mercoledì all’ambasciata svizzera a Roma, sotto l’egida di Axpo. ▪️In occasione della pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni di auto nuove a maggio, le associazioni che rappresentano la filiera del comparto automobilistico in Italia hanno commentato la decisione del governo di dirottare circa 600 milioni di euro del Pnrr su un nuovo piano di incentivi per l’acquisto di auto elettriche: ne emerge un quadro sorprendentemente diviso.Favorevole al nuovo piano di sussidi per le auto a batteria è Anfia, l’associazione che rappresenta anche i componentisti. “L’annuncio dei nuovi incentivi per i veicoli a zero emissioni previsti dal Mase rappresenta un elemento positivo e inaspettato per il mercato, che potrebbe conferire una nuova spinta alla domanda di vetture Bev, sebbene con il vincolo della rottamazione dei vecchi veicoli e dell’appartenenza a due fasce Isee”, ha commentato il presidente Roberto Vavassori.Secondo Unrae, invece, “si è trattato di un’operazione non condivisa con la filiera e soprattutto ancora priva di indicazioni chiare, per quanto concerne attuazione e tempistica. Un annuncio che ora rischia di paralizzare il mercato e generare ulteriore incertezza per consumatori e operatori. Ci troviamo davanti ad una nuova occasione mancata: sarebbe stato forse più opportuno impiegare le risorse disponibili sulla revisione della fiscalità delle auto aziendali, che da anni penalizza le imprese italiane”, ha aggiunto il presidente dell’associazione che rappresenta i marchi stranieri, Michele Crisci.Sulla stessa linea, a nome dei concessionari, anche Federauto. “In questo contesto non crediamo funzionale la misura proposta nell’ambito della revisione del Pnrr”, ha dichiarato il presidente Massimo Artusi. “Abbiamo già visto che la politica degli incentivi non sempre premia e comunque genera volumi aggiuntivi non rilevanti, rispetto al tema generale della transizione, specie se circoscritti ad una sola tecnologia come imposto dalle regole europee. Restiamo dell’idea che il nostro mercato abbia bisogno di interventi strutturali”, ha aggiunto Artusi, suggerendo come Unrae di destinare le risorse alla revisione del regime fiscale delle auto aziendali”.Accoglienza tiepida anche da Motus-E, che rappresenta la filiera dell’elettrico. “Convogliare sugli incentivi per le fasce più deboli i residui Pnrr impossibili da usare per le colonnine di ricarica è stata una mossa particolarmente avveduta per scongiurare la dispersione di risorse preziose per il Paese”, ha commentato il presidente Fabio Pressi. “oOra però è fondamentale essere tempestivi nell’attuazione della misura, per evitare di imbrigliare il mercato con l’attesa di un bonus rivolto, peraltro, a una limitata platea di potenziali beneficiari”. ▪️Rina ha annunciato l’approvazione in linea di principio (Approval in principle, Aip) del nuovo progetto di nave portarinfuse Ultramax sviluppato da Sdari (Shanghai merchant ship design & research institute) in collaborazione con Almi Marine Management. La nave, basata sull’ultima generazione di Green Dolphin 64 di Sdari, è una portarinfuse alimentata a Gnl e idrogeno, dotata di propulsione ibrida e tecnologie avanzate per l’efficienza energetica. L’Aip riconosce l’integrazione pionieristica della propulsione elettrica a batterie con sistemi eolici ausiliari e una nuova soluzione, un reformer, che combina il gas naturale liquefatto con il vapore per produrre idrogeno e CO2. Per poter procedere con l’approvazione del design, Rina ha verificato che il progetto rispetti gli standard applicabili in materia di sicurezza e protezione ambientale. ▪️Sono diversi gli scenari che si aprono all’indomani della scadenza del 31 maggio per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisizione del Gruppo Api IP (v. Staffetta 30/05). A quanto appreso dalla Staffetta, sul tavolo ci sono le “buste” di due dei tre contendenti. In particolare, a presentare l’offerta sarebbero stati la compagnia di Stato azera Socar e il gruppo di Abu Dhabi Bin Butti. Gunvor avrebbe invece chiesto più tempo per portare a termine la due diligence. La trattativa potrebbe dunque protrarsi. |
| POLICY FOCUS – EUROPA E MONDO |
| ▪️Tra le motivazioni che hanno spinto gli elettori statunitensi a rieleggere Trump, un’acuta analisi di Aspenia mette al primo posto l’effetto del contraccolpo, all’interno del paese, dei processi di globalizzazione economica che hanno provocato la delocalizzazione di diverse attività industriali, creando pertanto una sorta di antagonismo tra i territori danneggiati dalla globalizzazione e i segmenti socio-economici che hanno beneficiato del boom dell’economia dei servizi e delle tecnologie digitali. Le crescenti critiche alle politiche economiche decise dalla seconda presidenza Trump, basate sul fallimentare strumento dei dazi per reindustrializzare gli Usa, strumento oltretutto adottato in modo altalenante (“Trump Always Chickens Out”), stanno però provocando previsioni pessimistiche. Ad esempio da parte del governatore di Bankitalia (“potrebbero avere l’impatto di un punto sul Pil globale”) e dell’Oecd Economic Outlook, Interim Report March 2025, con un taglio delle le stime sul Pil mondiale, che nel 2025 aumenterà del 3,1%, lo 0,2% in meno rispetto a quanto indicato a dicembre, mentre nel 2026 si fermerà al 3%; a questo pessimismo, confermato dal crollo del 10% dell’export italiano di aprile rispetto a marzo, cioè prima del “Liberation Day”, si aggiunge la potenziale spada di Damocle di un taglio delle supply chain di prodotti cinesi, essenziali per la produzione industriale e per i consumatori americani, trascura però un triplice risvolto paradossale della politica economica trumpiana.Nel 2022, l’amministrazione Biden aveva varato l’Inflation Reduction Act (Ira). Sotto questo titolo, apparentemente innocuo, si celava invece un piano di 369 miliardi di dollari, stanziati per contrastare il cambiamento climatico, finanziando in dieci anni iniziative volte a costruire un nuovo ecosistema industriale in settori strategici dell’energia green.L’Ira prevedeva infatti misure come prestiti e crediti d’imposta sugli investimenti e sulla produzione per incoraggiare le aziende statunitensi a produrre in settori energetici maturi, come batterie, pannelli solari e turbine eoliche. Allo stesso tempo, incoraggiava anche lo sviluppo di attività produttive in nuove tecnologie, come la produzione di veicoli elettrici, lo sviluppo della filiera dell’idrogeno e il Ccus (cattura, stoccaggio e riutilizzo della CO2). Inoltre, aumentava i crediti d’imposta per i veicoli elettrici, con contributi fino 4.000 dollari per l’acquisto di auto elettriche usate e 7.500 per l’acquisto di alcuni nuovi mezzi elettrici. Destinava 9 miliardi a sconti per elettrodomestici più efficienti o ecologici. Stanziava 6 milioni per ridurre le emissioni legate alla produzione di acciaio, cemento e prodotti chimici. Imponeva nuove tasse per le fughe di metano e includeva misure per proteggere quasi 800.000 ettari di foreste americane.Poiché gli incentivi erano riservati soltanto a chi comprava prodotti realizzati negli Stati Uniti, senza gli squilli di tromba che stanno caratterizzando la seconda presidenza Trump, con il varo dell’Ira il presidente Biden aveva scelto di perseguire in modo soft, e con successo, tanto il protezionismo di “America first” quanto l’obiettivo di togliere alla Cina il ruolo egemonico nelle produzioni green.Ebbene, accecato dal proprio furore iconoclasta contro tutto ciò che è green, con uno dei primi ordini esecutivi Donald Trump ha abrogato l’Inflation Reduction Act con un triplice paradossale risultato.Innanzi tutto, ha posto fine all’unico programma di reindustrializzazione in atto negli Usa, per di più in settori di indubbio futuro, senza sostituirlo con un altro equipollente.In secondo luogo, ha danneggiato soprattutto Stati a maggioranza repubblicana, dove non a caso erano maggiormente concentrati i finanziamenti dell’Ira.Ultimo, ma geopoliticamente il più grave dei tre paradossi, ha fatto tirare un sospiro di sollievo al governo di Pechino, mentre l’intera politica dei due mandati di Trump è stata centrata proprio sul rapporto con la Cina, intesa come potenza concorrente nel campo manufatturiero, convincimento da cui discendono una visione della classe media americana in declino a causa di tale competizione e l’urgenza di invertire tale processo attraverso lo strumento dei dazi. Non stupisce pertanto che le iniziative messe in atto da Donald Trump nelle ultime settimane, oltre ad aver lasciato il mondo con il fiato sospeso, non siano rimaste inosservate neanche agli occhi dei cittadini americani. Dallo scoppio della guerra commerciale ai duri provvedimenti assunti nei riguardi delle più prestigiose università degli Stati Uniti, sono sempre meno gli americani a dichiararsi favorevoli e soddisfatti dal lavoro del tycoon durante questo secondo mandato. Emerge, infatti, da un recente sondaggio condotto da Reuters/Ipsos, che solo circa il 42% degli intervistati approva il lavoro di Trump come presidente, con un leggero calo rispetto al 43% di tre settimane fa e uno ancora maggiore rispetto al 47% registrato nelle ore successive al suo insediamento il 20 gennaio scorso. Semmai sorprende che la perdita di consensi sia così contenuta, a riprova della prevalenza di un’adesione ideologica all’uno o all’altro schieramento. È come se gran parte dei cittadini statunitensi tifasse per due diverse squadre di football americano, ad esse fedeli sia che vincano sia che perdano, al punto da non sopportare di vivere in uno Stato dove prevalgono i tifosi della squadra opposta, dando vita alla partition: non cambiano più, come avveniva anni fa, lo Stato di residenza alla ricerca di un lavoro migliore, per cui gli Stati elettoralmente contendibili si sono ridotti a cinque o sei.Non è un bel segnale per le condizioni di salute della democrazia americana, come conferma la ridotta resistenza alla svolta autoritaria di Trump. ▪️A inizio marzo l’energy release sembrava cosa fatta. Il Gse aveva infatti annunciato le graduatorie (v. Staffetta 04/03) delle aziende energivore che avrebbero ottenuto l’elettricità rinnovabile al prezzo calmierato di 65 euro al MWh per tre anni, in cambio dell’obbligo di restituirla nei successivi vent’anni. A maggio è emerso invece che la Commissione europea aveva avanzato dubbi sulla procedura (v. Staffetta 06/05). Nonostante il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, abbia poi annunciato che la trattativa con la Commissione europea “l’abbiamo chiusa” (v. Staffetta 22/05), a tre mesi dal primo annuncio, il Gse continua a non pubblicare le graduatorie. Il Mase aspetta infatti una comfort letter dalla Commissione europea che dia il via libera definitivo alla misura (v. Staffetta 29/05).Oggi, a margine di un convegno organizzato da Enilive, il ministro Pichetto ha fatto un po’ di luce sulla trattativa in corso. “Dell’energy release ne ho parlato ieri col direttore generale e gli ho detto: dai un colpo di telefono al tuo corrispondente. È un problema di comfort letter. Gli ho detto: insisti; perché non vorrei essere io a chiamare (la vicepresidente con delega alla Transizione e alla Competitività, Teresa) Ribera, non sarebbe corretto”. Pichetto ha poi ricostruito le tappe della trattativa: la misura era stata inizialmente approvata dalla DG Ener, e quindi dalla struttura che fa capo al commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen.Tuttavia, dopo l’asta, la DG Comp, che fa capo alla vicepresidente Ribera, ha sollevato dei dubbi sulla misura in merito alla conformità con la legislazione sugli aiuti di Stato. Secondo la DG, infatti, l’energy release avrebbe potuto costituire un aiuto di Stato nel caso in cui i prezzi elettrici, nei prossimi anni, scendano sotto i 65 euro al MWh. Gli energivori, in quel caso, si ritroverebbero a vendere energia al Gse a un prezzo più alto del prezzo di mercato, ottenendone un beneficio anche in fase di restituzione. Pichetto ha anche assicurato di averne parlato con Ribera durante la visita a Roma, e che la vicepresidente sbloccherà in tempi rapidi la misura.La spiegazione di Pichetto aiuta a inquadrare meglio la ricostruzione della Staffetta di qualche giorno fa (v. Staffetta 29/05). Roma e Bruxelles stanno trattando sull’introduzione di procedure competitive per la restituzione dell’energia, che eliminerebbero il potenziale aiuto di Stato agli energivori.Pichetto, a margine del convegno, ha parlato anche dell’emendamento contro la saturazione virtuale della rete, presentato e successivamente ritirato (v. Staffetta 28/05). “Sulla norma sulle connessioni siamo a posto. Hanno fatto le consultazioni, si sono ritrovati, e quindi penso di riuscire a mandarla in un percorso insieme ai data center”, ha detto il ministro. La norma diventerà “o un emendamento adesso o direttamente un decreto. Ho chiesto ai miei: valutatemi qual è la strada migliore”. L’ipotesi, ha aggiunto Pichetto, resta di mantenere il diritto di connessione per i progetti che hanno già ottenuto il nulla osta da Terna. |
| POLICY FOCUS – MERCATI |
| ▪️Partono le dismissioni di Italgas chieste dall’Antitrust (v. Staffetta 11/03) per dare il via libera all’acquisizione di 2i Rete Gas (v. Staffetta 25/02).La società ha pubblicato oggi su diversi quotidiani un avviso sulle “misure dismissive relative alle attività corrispondenti ad almeno il 20% dei Pdr totali” in una serie di ambiti territoriali (Atem) (Agrigento, Bari 2, Benevento, Brescia 5, Caltanissetta, Campobasso, Caserta 2, Catania 1, Frosinone 2, L’Aquila 2, Mantova 2, Massa Carrara, Matera, Messina 2, Napoli 2, Novara 2, Padova 2, Padova 3, Potenza 1, Potenza 2, Ragusa, Reggio di Calabria-Vibo Valentia, Roma 4, Roma 5, Salerno 1, Salerno 3, Teramo, Torino 6, Trapani, Varese 1, Viterbo), oltre alle attività detenute negli Atem di Barletta-Andria-Trani, Caserta 1, Cosenza 2, Pisa corrispondenti ad almeno il numero di Pdr che Italgas ha acquisito da 2i Rete Gas. ▪️Con la delibera 237/2025/r/eel del 3 giugno l’Autorità per l’energia ha avviato un procedimento per l’adozione della proposta sui piani straordinari di investimento pluriennale collegati alla proroga delle concessioni di distribuzione elettrica e sui criteri di determinazione dei relativi oneri, come previsto dalla norma introdotta nottetempo con emendamento all’ultima legge di bilancio (articolo 1, commi da 50 a 53, della legge 30 dicembre 2024, n. 207). La proposta dovrà poi essere sottoposta al Mase e al Mef per l’approvazione tramite decreto entro il 29 giugno. ▪️Il trader di materie prime Vitol, da poco più di un anno proprietario della raffineria Saras in Sardegna (v. Staffetta 11/02/24), ha pubblicato il rapporto di sostenibilità. Nel 2024 Vitol ha fatturato 331 miliardi di dollari, vendendo 7,2 milioni di barili giorno tra greggio (3,8 mln b/g) e prodotti petroliferi (3,4 mln b/g) e 18 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto. Vitol ha inoltre una capacità di raffinazione di 850mila barili giorno, che include i 300mila barili giorno raffinabili a Sarroch. Dal 2018 a oggi, Vitol ha investito più di 2,5 miliardi di dollari in rinnovabili, soprattutto fotovoltaico ed eolico ▪️Mercato internazionale. Nell’ultima settimana, le quotazioni di greggi e prodotti sono state particolarmente altalenanti, per poi terminare in deciso rialzo, col Brent che ha riguadagnato quota 65. La scena è stata dominata dalla decisione dell’OpecPlus di aumentare la produzione anche nel mese di luglio e dagli incendi boschivi in Canada, nella regione petrolifera dell’Alberta. Nella settimana monitorata, il Paniere Opec, composto da 12 greggi diversi, è salito a 65,1 dollari al barile (+0,61), il Light crude a 63,37 (+2,43), il Brent a 65,34 (+1,19). In merito ai prodotti, la media delle quotazioni Cif della benzina 10 ppm è aumentata a 708,38 $/t (+7), del gasolio 10 ppm a 635 (+16,13), del risca 0,1% a 627,88 (+18,38) del Btz a 435 (+18), dell’Atz a 411,5 (+8,13). In particolare sul mercato Cif di Rotterdam la quotazione del diesel 10 ppm presenta oscillazioni che vanno da un minimo di 635,25 ad un massimo di 635,75 dollari tonnellata, quelle della benzina da 720,75 a 721,25. Mercato interno. Settimana corta per la festività infrasettimanale del 2 giugno che ha scombussolato le consuete dinamiche di mercato tra martedì e mercoledì. Rispetto a venerdì scorso, in base alle indicazioni giornaliere del Mediterraneo, la benzina ha lasciato sul terreno 4 euro per mille litri, il gasolio autotrazione (agricolo e motopesca) 2, il gasolio risca 0,1 e il denso Btz invece sono rimasti pressoché invariati. Questa mattina la benzina ha perso 10 euro, i gasoli autotrazione e agricolo 6, il risca 7 e il denso Btz 4. Per lunedì la benzina dovrebbe recuperare 2 euro, i gasoli autotrazione e agricolo 5, il risca 6 e il denso Btz 4. In forte diminuzione la media settimanale del Gpl miscela (uso comb), a seguito della pubblicazione dei prezzi internazionali di contratto del Bethioua di giugno. |
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