QE – ASSOPETROLI: “LA TRANSIZIONE DEVE ESSERE GRADUALE. CAUTELA SUI SAD E SU STOP A MOTORE TERMICO”

20/10/2021 – Il presidente Rossetti su caro-energia, Fit for 55 e neutralità tecnologica. La sottosegretaria Gava: “Dobbiamo batterci in Europa per tutelare le filiere nazionali”. Gli interventi di Pistelli (Eni), Vigo (Anfia), politici e istituzioni

La transizione energetica deve essere “graduale” e deve tenere conto dell’impatto sociale che avrà. È il messaggio del presidente di Assopetroli, Andrea Rossetti, lanciato al talk “Neutralità carbonica: qual è il prezzo per l’Italia?”, organizzato oggi dall’associazione in occasione dell’assemblea generale. All’evento hanno partecipato rappresentanti del mondo industriale e di quello politico, soffermandosi anche sui correttivi che sarebbero necessari per il pacchetto Fit for 55.

Le posizioni dell’associazione e del Mite

Rossetti, durante il convegno moderato dal giornalista Federico Fubini, è partito analizzando la questione caro energia. Per lui il problema è generato anche “da una scarsità desiderata” della produzione, specialmente a causa di politiche che hanno disincentivato gli investimenti in oil&gas. Adesso l’offerta “non è in grado di rispondere” ad una domanda in crescita.



Per ciò che riguarda i carburanti siamo di fronte a “rincari potentissimi”, rimarca il presidente, che hanno conseguenze negative sui consumatori e sui distributori. Perciò servirebbe “cautela” sull’abbattimento dei “sussidi ambientalmente dannosi” (Sad), “un’operazione che sarebbe ora intempestiva e insostenibile”, ha commentato Rossetti, ricordando che l’Italia è inoltre al vertice della classifica europea per la tassazione sul diesel (primo posto) e sulla benzina (secondo posto). I recenti aumenti portano un extragettito Iva che potrebbe essere utilizzato “per calmierare i prezzi”, secondo il numero uno di Assopetroli. 



L’associazione guarda inoltre “con preoccupazione” al “ban per il motore termico” previsto nel pacchetto Fit for 55, definendolo “un errore imperdonabile”. Secondo Rossetti si tratta di una decisione che potrebbe “mettere fuori gioco intere filiere” (dalla distribuzione all’automotive) e che non considera le emissioni sull’intero ciclo di vita del veicolo. Per cui il motore termico alimentato da biocarburanti andrebbe valutato come quello elettrico, secondo il principio della neutralità tecnologica.



Il presidente ha poi puntualizzato che per le imprese c’è bisogno “di un contesto regolativo più certo e affidabile” per non scoraggiare gli investimenti nella riconversione industriale, tenendo sempre presente l’aspetto degli impatti sociali. “La transizione – ha concluso – è un percorso destinato ad incagliarsi senza il consenso della popolazione”.



Una posizione simile sul punto è stata espressa anche dalla sottosegretaria Mite ed esponente della Lega, Vannia Gava: “Non possiamo spingere troppo sull’acceleratore, altrimenti ci schiantiamo, bisogna pure salvaguardare l’economia” ha affermato. Va in questa direzione, secondo Gava, il fondo per aiutare le aziende proprio nei processi di riconversione industriale proposto dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, per la prossima manovra economica, annunciato ieri in Parlamento dallo stesso Giorgetti (QE 19/10). Quanto a Fit for 55, l’obiettivo, ha concluso Gava, è “batterci in Europa” per tutelare le filiere nazionali. 



Gli interventi di Eni e Anfia 



Dopo l’intervento del Presidente dell’Istituto Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliari, Enrico Mariutti, che ha mostrato come la transizione avvantaggi soprattutto la Cina evidenziando la centralità della Ccs, è stata la volta del Director Public Affairs di Eni, Lapo Pistelli. Per quest’ultimo l’Europa è una “scatola vuota” di energia rispetto all’Asia e rinuncia a produrre “dalle poche fonti” che ha a disposizione. Quanto al caro energia ci sarà una “distensione dei prezzi”, ma bisogna ragionare “su dove va la domanda” mondiale e non solo su come modificare l’offerta. 



Sulla transizione infatti, precisa Pistelli, la Ue pensa di avere un ruolo di leadership, ma non ha “follower”. A ciò si aggiunge che solo l’8% delle emissioni di CO2 del pianeta provengono dal Vecchio Continente. Altri Paesi sono più riluttanti a sottoporsi a vincoli ambientali. 



“Fit for 55 – ha concluso – sta mettendo troppa fretta al sistema. Servirebbe un respiro più ampio, considerando che” sulle scelte ambientali “l’Europa è troppo avanti e non troppo indietro rispetto al resto del mondo”. Per la decarbonizzazione della mobilità sarebbe utile guardare ai biocarburanti, che sono più accessibili economicamente e rappresenterebbero “un’opportunità” di sviluppo per l’Italia.



La responsabile dell’Area Relazioni Istituzionali di Anfia, Fabrizia Vigo, si è concentrata proprio sul settore automotive. Il 58% del parco mezzi circolante ha più di dieci anni, ed è lì che bisogna lavorare per abbattere le emissioni. Per favorire un ricambio sarebbero necessari incentivi anche per le auto a motore termico, in modo da valorizzare gli sforzi fatti dalle industrie sull’Euro 7. 



“La politica deve sapere – ha dichiarato – che ci saranno impatti sociali forti, con 60.000-70.000 posti di lavoro in meno” se si proseguirà soltanto sulla strada dell’elettrificazione. In particolare il comparto della componentistica sarebbe tra i più colpiti. Da qui la proposta di allungare i tempi previsti da Fit for 55, spostando al 45% la diminuzione delle emissioni di CO2 al 2030 (nel pacchetto è al 55%), e prevedendone l’azzeramento entro il 2040. Nel 2028, quando ci sarà un quadro più chiaro sulle ultime evoluzioni della tecnologia, si potrebbe poi capire come proseguire e che percorso intraprendere per raggiungere gli obiettivi.



Il punto di vista della politica 



Nella parte finale del dibattito si è assistito ad un confronto tra diversi esponenti politici e tutti hanno concordato sulla necessità di negoziare in sede europea le misure di Fit for 55. 



Per il responsabile energia di FI, Luca Squeri, i criteri da rispettare per la transizione sono due: sostenibilità e neutralità tecnologica. Nel pacchetto europeo sono invece entrambi assenti, con una spinta “forte” sull’elettrificazione. La “buona notizia” è che tutto è ancora “modificabile”. 



Un concetto simile viene espresso pure dal responsabile energia di Fdi, Nicola Procaccini, per il quale è opportuno che le discussioni sull’approvvigionamento energetico “non soffrano di condizionamenti ideologici”. 



Il parlamentare del Pd, Gianluca Benamati, ha evidenziato come la proposta della Commissione si possa discutere e che comunque, probabilmente, ci sarà un periodo interlocutorio in cui i carburanti, sia quelli tradizionali che quelli bio, conviveranno con le e-car. Serve però ricordare che “l’elettrificazione può non piacere, ma è un trend seguito dal mercato”. 



Il responsabile energia della Lega, Paolo Arrigoni, ha espresso “perplessità sul pacchetto Fit for 55”, a cominciare dall’estensione dell’Ets (ai trasporti e all’edilizia) per arrivare alla “messa al bando” delle auto a combustione interna. Il vero nemico, per Arrigoni, è “l’anidride carbonica”, per cui bisogna calcolare le emissioni dei veicoli sull’intero ciclo di vita dei mezzi. Tra i rischi evidenziati c’è inoltre “lo spostamento della geopolitica mondiale verso la Cina”, Paese molto avanti nella disponibilità di materie prime come litio e terre rare. 



In conclusione è intervenuto il Rappresentante Permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Parigi, l’ambasciatore Antonio Bernardini. Per lui il dibattito sul cambiamento climatico è “meno divisivo” rispetto al passato, con una nuova sensibilità sul tema da parte di Usa e Cina. La Cop26 non mostrerà “un’inversione di tendenza”, ma sarà importante “per definire la dimensione degli obiettivi”. Per limitare la crescita delle temperature è però necessario “accelerare il processo”, anche se, come riconosciuto pure dall’Aie, i percorsi per raggiungere la meta possono essere diversi.

20/10/2021

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