QUOTIDIANO ENERGIA – Stop motori endotermici al 2035, “servono chiarimenti”

Unem chiede “percorsi condivisi e neutralità tecnologica”, Assopetroli non esclude “mobilitazione”

“Improvvisa, poco chiara, contradditoria, sconcertante, in contrasto con le posizioni del Senato e dello stesso Governo”. Assopetroli-Assoenergia e Unem non risparmiano critiche alla decisione del Cite di vietare la vendita di nuove automobili con motore a combustione interna entro il 2035, dopo quelle formulate da Confindustria e sindacati.

In una lettera inviata oggi al presidente del Consiglio e del Cite Mario Draghi e ai ministri della Transizione Cingolani, dello sviluppo economico Giorgetti, delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili Giovannini e dell’Economia Franco, il presidente di Assopetroli-Assoenergia Andrea Rossetti scrive che la decisione “ci ha colto di sorpresa, destando sconcerto e allarme negli operatori”, poiché “in netto contrasto con le numerose dichiarazioni rese pubblicamente dal Governo”. La nota Cite, inoltre, “lancia messaggi in contraddizione tra loro, sui quali è doveroso e urgente che il Governo faccia chiarezza”.

Da un lato, spiega l’associazione, “si dichiara la volontà di mettere al bando il motore endotermico, dall’altro, citando peraltro il concetto della ‘neutralità tecnologica’, viene ribadita la necessità di ‘mettere in campo tutte le soluzioni funzionali alla decarbonizzazione dei trasporti’, riconoscendo anche il ‘ruolo imprescindibile’ dei biocarburanti”.

Ma per lo sviluppo dei biocarburanti e carburanti sintetici, sottolinea Assopetroli-Assoenergia, “servono ingenti investimenti, la cui sostenibilità economica è strettamente correlata alla possibilità di impiegare i suddetti prodotti su larga scala e in tutti i settori”. E con una data di fine vita per i motori endotermici “verrà meno la spinta agli investimenti in ricerca e sviluppo”.

Non solo. La decisione del Comitato precluderebbe “ogni prospettiva funzionale alla modernizzazione e alla razionalizzazione della rete distributiva, spingendo gli operatori (soprattutto i piccoli) a disinvestire, generando problematiche di sicurezza e di tenuta in esercizio dell’intero comparto nella delicata fase della transizione energetica”.

Rossetti, che ribadisce la necessità di “uscire dall’equivoco metodologico del calcolo delle emissioni allo scarico”, prevede anche “ineluttabili effetti negativi sul gettito fiscale provocati dallo spostamento dei consumi verso altri vettori energetici, che beneficiano di una tassazione agevolata”. In questo senso, ricorda la lettera, l’Iva e le accise sugli oli minerali hanno fruttato all’erario 32 mld € nel 2020 e oltre 39 mld € negli anni pre-pandemia e non è chiaro come potrà essere recuperato questo gettito visto che il D.Lgs 257/2016 Dafi non prevede maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Assopetroli-Assoenergia chiede perciò al Mite di “indire il già annunciato e mai convocato tavolo tecnico della filiera distributiva” per un confronto con le parti interessate. “In difetto, le stesse valuteranno ogni forma di azione e mobilitazione a propria tutela”.

Sulla necessità di “percorsi condivisi con i settori interessati” insiste anche Unem, che in una nota esorta Cite e Governo a “chiarire al più presto il proprio intendimento” e a “sostenere un vero processo di decarbonizzazione che valorizzi le vocazioni tecnologiche esistenti e preservi l’integrità industriale di intere filiere strategiche per il Paese, sia in termini economici che occupazionali”.

La decarbonizzazione dei trasporti, secondo l’associazione, “si raggiungerà solo sviluppando fino al massimo potenziale le diverse tecnologie disponibili con un approccio tecnologicamente neutrale, in un quadro normativo e regolamentare inclusivo, chiaro e stabile che permetta agli operatori di programmare i necessari investimenti”. Di contro, “annunciare, per altro in modo poco chiaro e contradditorio”, il phase-out delle “endotermiche” al 2035 “crea incertezza e appare non in linea con gli indirizzi contenuti nel Piano per la transizione energetica, anche alla luce del parere recentemente espresso dalla commissione Ambiente del Senato, nel quale, tra l’altro, si chiede il rispetto del principio della neutralità tecnologica”.

La stessa XIII commissione, rimarca Unem, ha raccomandato l’adozione del “life cycle assessment” per la valutazione degli impatti reali del trasporto su strada, nonché l’emanazione di norme attuative per favorire lo sviluppo dei carburanti low-carbon.

17/12/2021

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