RECOVERY PLAN – IL TESTO DEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA

Il Consiglio dei ministri ha licenziato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (consulta il testo) che è stato contestualmente inviato a Bruxelles. Il testo sarà poi sottoposto al vaglio di Commissione e Consiglio UE e, se non ci saranno obiezioni da parte delle istituzioni europee, le prime anticipazioni di risorse pari a circa 24 miliardi arriveranno in tempo per l’estate. Il Piano si inserisce all’interno del programma Next Generation EU (NGEU), il pacchetto da 750 miliardi di euro concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica. Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, lo strumento chiave del NGEU. Ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile. Il totale degli investimenti previsti è pertanto di 222,1 miliardi di euro.

Il governo ha infatti approvato anche un decreto legge recante misure urgenti relative al Fondo complementare al PNRR di euro per gli anni dal 2021 al 2026. Durante la Conferenza Unificata che si è tenuta per esaminare il nuovo decreto che istituisce il fondo complementare, le Regioni e gli enti locali hanno dato un sostanziale via libera al Fondo, chiedendo però un confronto ulteriore e tavoli settoriali, guardando nel merito dei singoli progetti. Il Fondo complementare prevede disposizioni inerenti agli interventi del Piano nazionale per gli investimenti ed è finalizzato a integrarlo con risorse nazionali. Gli interventi riguardano, tra gli altri, i seguenti ambiti di principale interesse:  Ecobonus e Sismabonus; infrastrutture e mobilità sostenibili (rinnovo flotte, bus, treni e navi verdi) per la sostenibilità ambientale dei porti e il miglioramento dell’accessibilità e della sicurezza delle strade.

Con riferimento al PNRR, per quanto di più diretto interesse:

  • La missione “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica” stanzia complessivamente 68,6 miliardi – di cui 59,3 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 9,3 miliardi dal Fondo complementare. Ad avviso di Assopetroli-Assoenergia, tale missione appare limitata laddove si concentra esclusivamente sul sostegno allo sviluppo di alcune specifiche filiere, quali quella del biometano e dell’idrogeno, trascurando completamente soluzioni e tecnologie complementari e altrettanto promettenti; un esempio su tutti: i carburanti sintetici. A destare perplessità, inoltre, è l’eccessivo affidamento del Piano sull’elettrificazione dei consumi, che a nostro giudizio richiede tempi – oltreché investimenti – non compatibili con quelli realmente a disposizione. Peraltro, prodotti e tecnologie non sono stati gli unici ad essere trascurati dal Piano. Grande assente è anche l’infrastruttura che più di altre è destinata ad avere un ruolo di ponte verso la transizione energetica: la rete distribuzione dei carburanti.
  • Il testo non scioglie il nodo del Superbonus 110%, per il quale il Parlamento e la filiera dell’edilizia hanno chiesto da tempo una proroga a tutto il 2023. La proroga è al momento prevista per le sole case popolari, così come indicato dall’ultima legge di Bilancio. Per un’estensione a tutti i tipi di abitazione occorrono altri 10 miliardi. Perciò il premier si impegnerà per la proroga generalizzata di questa misura  della prossima legge di Bilancio.
  • Il governo presenterà al Parlamento entro il 31 luglio 2021 una legge delega sulla riforma del fisco da attuarsi attraverso uno o più decreti legislativi delegati. La direzione è quella di rivedere l’Irpef, ma non solo preservando la progressività dell’imposta. E’ solo una delle riforme a cui il governo dovrà lavorare nei prossimi mesi.
  • Con riferimento alla governance, il governo ha stabilito che la supervisione politica del piano è affidata a un comitato istituito presso la presidenza del Consiglio a cui partecipano i ministri competenti. In particolare, Palazzo Chigi ha predisposto uno schema di governance del Piano, il quale prevede una struttura di coordinamento centrale presso il ministero dell’Economia che sarà unico punto di contatto con la Commissione Europea. Questa struttura supervisiona l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione Europea, invio che è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti. Accanto a questa struttura di coordinamento, agiscono una struttura di valutazione e una struttura di controllo. Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme; inviano i loro rendiconti alla struttura di coordinamento centrale, per garantire le successive richieste di pagamento alla Commissione europea. Il governo costituirà anche delle task force locali che possano aiutare le amministrazioni territoriali a migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure.

Il Governo si impegna a dare sin da subito attuazione operativa ai progetti del PNRR attraverso quattro importanti riforme di contesto da approvare in soli 7 mesi: pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza.

Si partirà da interventi di semplificazione per la concessione di permessi e autorizzazioni, nonché dalla revisione del codice degli appalti per garantire attuazione e massimo impatto agli investimenti. Sarà un decreto unico omnibus e la regia sarà del ministro per la PA, Renato Brunetta. L’obiettivo è portarlo in Consiglio dei ministri  entro la prima settimana di maggio, con una conversione in legge che dovrà avvenire entro metà luglio.

Tra i temi che dovranno essere affrontati nel provvedimento:

  • le procedure amministrative e la riforma del codice appalti funzionali all’attuazione dei progetti del PNRR con misure urgenti da approvare subito e misure a regime da approvare entro il 31 dicembre utilizzando lo strumento del disegno di legge delega e conseguenti decreti legislativi collegati da adottare entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge delega. Tra le azioni di semplificazione in lavorazione la riduzione dei documenti da presentare per partecipare a un bando, nonché l’individuazione dei casi nei quali si può ricorrere alla procedura negoziata e  all’aggiudicazione degli appalti attraverso il criterio del prezzo più basso o del massimo ribasso d’asta. Si lavora poi a modifiche sul subappalto, ampliando la quota massima oggi ferma al 30-40% come indicato dalla Corte di giustizia UE, e a misure per contenere i tempi di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti.
  • l’introduzione di più verifiche antimafia e protocolli di legalità e la limitazione della responsabilità per danno erariale ai casi in cui la produzione del danno è dolosamente voluta dal soggetto che ha agito. 
  • la revisione del Pniec con una commissione ad hoc, come già accaduto per il Pniec dal DL Semplificazioni del luglio 2020.
  • la revisione del meccanismo del Superbonus, attraverso una sburocratizzazione degli adempimenti che rendono attualmente complessa anche solo l’attivazione dell’agevolazione.
  • le norme vigenti sulla Via, la Valutazione di impatto ambientale, che allo stato attuale hanno procedure di durata troppo lunga e ostacolano la realizzazione di infrastrutture e di altri interventi sul territorio. Anche in questo caso si attende subito l’approvazione delle misure più urgenti, rinviando quelle a regime attraverso un apposito disegno di legge delega da presentare in Parlamento entro il 31 dicembre e conseguenti decreti legislativi da adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge delega.
30/04/2021

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