Riassunto politico e prossimi passi del governo

LA FIDUCIA ALLA CAMERA

Martedì 25 ottobre la Camera ha dato fiducia al governo guidato da Giorgia Meloni; i voti a favore sono stati 235, i contrari 154 e le astensioni 5. Al voto erano presenti in 394 e hanno votato in 389; erano necessari 195 voti a favore. Complessivamente i partiti di governo possono contare su una maggioranza di 236 deputati (perché il presidente della Camera Lorenzo Fontana non partecipa al voto), di cui Fdi 118, Lega 65, Fi 44, Noi moderati 9. Dunque, la fiducia è passata con un voto in meno rispetto ai deputati di cui dispone la maggioranza. I conti però tornano all’esecutivo Meloni: infatti, i voti di Fi sono stati 42 su 44 ma perché due deputati erano in missione, il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e l’ex presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci. Ha votato invece a favore Vittoria Brambilla che a titolo personale aveva annunciato in Aula il suo sì alla fiducia. 

COSA HA DETTO MELONI ALLA CAMERA?

Cosa ha detto Giorgia Meloni sull’energia nelle sue linee programmatiche? C’è bisogno di una transizione ecologica “con l’uomo dentro”, che sia sostenibile anche dal punto di vista sociale ed economico. Un ambientalismo “conservatore”, che rispetti il principio di neutralità tecnologica e che non consegni l’Italia alla dipendenza da Paesi extraeuropei. Che significa aumentare l’estrazione di gas nei mari italiani, una risorsa “che abbiamo il dovere di sfruttare appieno”, e semplificare le norme per gli impianti rinnovabili. Nell’intervento Meloni ha detto tra l’altro di voler “mantenere e rafforzare” gli interventi taglia-accise e taglia-bollette. Questi interventi, ha spiegato, dreneranno “gran parte delle risorse reperibili” nella prossima legge di Bilancio “sulla quale siamo già al lavoro”, dove, ha aggiunto, “dobbiamo riuscire ad allargare la platea dei beni primari che godono dell’Iva ridotta al 5%“. I risultati del precedente governo nelle sedi europee sono “passi avanti”, ma “ancora insufficienti”. Meloni ha lamentato l’aumento della dipendenza energetica dell’Europa, e ha chiesto di ripartire “in modo più equilibrato” gli oneri della crisi internazionale. Ha aggiunto di voler procedere nella diversificazione degli approvvigionamenti energetici. Infine, Meloni ha ricordato che il 27 ottobre ricorrerà il sessantesimo anniversario della morte di Enrico Mattei, “un grande italiano che fu tra gli artefici della ricostruzione post-bellica capace di stringere accordi di reciproca convenienza con nazioni di tutto il mondo”. Secondo Meloni, l’Italia deve farsi promotrice di un “piano Mattei” per lo sviluppo dell’Africa.

LA FIDUCIA AL SENATO

Dopo il via libera di martedì della Camera, ieri, con 115 voti favorevoli, 79 voti contrari e 5 astenuti, il Governo presieduto da Giorgia Meloni ha incassato la fiducia del Senato. Se si esclude quello del presidente Ignazio La Russa, che non vota, tutti i senatori della coalizione di centrodestra hanno votato sì, 62 di Fratelli d’Italia, 29 della Lega, 18 di Forza Italia e 6 di Noi moderati. Compatto anche il voto delle opposizioni: hanno votato contro i 9 di Azione-Italia viva, i 28 del Movimento 5 stelle, i 37 del Partito Democratico (Tatiana Rojc risulta nell’elenco dei senatori che non hanno partecipato al voto), i 3 del Gruppo Misto e i 2 del Gruppo Per le Autonomie. I cinque senatori che si sono astenuti sono Mario Monti e Elena Cattaneo e tre del gruppo Per le Autonomie. I quattro senatori a vita, Giorgio Napolitano, Carlo Rubbia, Liliana Segre e Renzo Piano non hanno risposto alla chiama così come Celestino Magni del Misto. Con il voto del Senato il Governo guidato da Giorgia Meloni ha concluso il suo iter di formazione ed è ufficialmente in carica. Entro la fine della settimana è prevista la nomina dei viceministri e dei sottosegretari, e dalla settimana prossima si formeranno le Commissioni permanenti che dovranno eleggere i nuovi Uffici a partire dai Presidenti. Una volta completati questi ultimi passaggi possiamo dire che la XIX legislatura sia definitivamente partita e pronta per rimettere tutte le attività a pieno regime.

COSA HA DETTO AL SENATO? 

Nel suo primo intervento al Senato la premier Giorgia Meloni ha meglio precisato, rispetto a quanto fatto prima la posizione del nuovo Governo sui principali temi energetici. Tra i passaggi più significativi, anche quello del Mezzogiorno “hub energetico europeo”. In primis, “il contrasto alla speculazione è la priorità assoluta”. Per cui “proseguiamo con l’azione a livello europeo” sebbene “alcune cose si possano fare anche a livello nazionale”. Meloni ha sottolineato che all’ultimo Consiglio europeo, “si è fatto qualche passo avanti, si ragiona sul price cap dinamico e sulla separazione tra i prezzi del gas e delle altre fonti. Continueremo a incalzare l’Europa ma siamo pronti a lavorare per un disaccoppiamento crescente in Italia, ovviamente sulla base delle determinazioni europee”.

Il secondo punto è la gestione dell’emergenza. Servono “interventi ben calibrati per imprese e famiglie” recuperando risorse “nelle pieghe del bilancio” ma in particolare dagli extraprofitti (però “la norma va riscritta”) e “dall’extragettito derivante dall’aumento dei costi dell’energia”. Il terzo punto riguarda le soluzioni strutturali. “Dobbiamo sbloccare procedure ferme da lustri per colpa di una burocrazia cieca e di una visione ideologica incomprensibile”, ha detto Meloni. La premier ha poi ribadito l’esigenza di rilanciare “le estrazioni di gas nazionale” nonché di “attuare la gas release”. Poi restano fermi “gli obiettivi europei sulle rinnovabili”, con un “fast track” per le Fer, e “canali concordati per l’accesso all’energia prodotta”. Meloni ha ribadito che “la sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con quella sociale ed economica”, per cui “non possiamo demolire filiere di eccellenza produttiva nazionale per assecondare obiettivi stabiliti prima della guerra in Ucraina e in un contesto completamente diverso da quello di oggi. Non ci renderemo mai disponibili a passare dalla dipendenza dal gas russo a quella dalle materie prime cinesi. In Italia occorre investire sulla produzione della componentistica”.