SQ – Auto elettrica, Cingolani: tra luglio e settembre Pnire e Pun

Articolo di Staffetta Quotidiana del 22 giugno 2021

L’intervento all’evento Rcs Academy: al lavoro su piano per le colonnine e piattaforma informativa unica

Il ministero della Transizione ecologica punta a ultimare tra luglio e settembre i due principali pilastri della politica sulle ricariche elettriche, il Pnire e Pun, cioè il Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici e la Piattaforma unica nazionale su cui dovranno convergere le informazioni sulle colonnine in tutto il territorio nazionale. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso di un’intervista a “Mobilità Elettrica per un Futuro Sostenibile”, evento organizzato da Rcs Academy. “Entro settembre finiamo, speriamo entro luglio di presentare uno dei due, in questo momento stiamo lavorando sotto sforzo sotto tutti i fronti. Luglio-settembre credo sia un impegno sufficientemente caratterizzante”, ha detto Cingolani. In un tweet il Mite sottolinea inoltre: “Stiamo mettendo a punto una rivoluzione della rete di distribuzione elettrica. I distributori saranno un luogo multifunzionale”.

“Solo nel Pnrr – ha detto il ministro – ci sono 29mila nuove colonnine a carica veloci tra statali e città e questo prevedendo una penetrazione dell’auto elettrica molto più forte. È evidente che questo è il trend mondiale e non si torna indietro ma è anche vero che va proiettato sulla base economica dei diversi paesi”. In questo momento, ha aggiunto, “sappiamo che l’auto elettrica ha un impatto di costo piuttosto elevato rispetto all’equivalente modello a combustione interna, quindi bisognerà trovare il modo di far crescere la domanda di ricariche e anche l’offerta di questi mezzi che al momento sono abbastanza costosi. La transizione si chiama così per questo motivo. Ci vorrà tempo per creare le condizioni e i prossimi anni saranno cruciali per arrivare ad una penetrazione molto elevata. Qui si sta giocando in un periodo compreso tra il 2030 e 2040 in cui la mobilità sarà elettrica o prevalentemente elettrica”, ha concluso.

L’energia verde potrà “alimentare idrolizzatori per l’idrogeno verde per i settori industriali difficili da abbattere, come cementifici, acciaierie cartiere”, come pure servirà a “produrre idrogeno per future soluzioni di mobilità” e ad alimentare la futura rete di ricariche per l’auto elettrica.

Tornando ai documenti strategici, “noi – ha detto il ministro – stiamo aggiornando questi documenti corposi e già abbastanza strutturati e tra luglio e settembre la nostra idea sarebbe di concludere l’iter. Non sono gli unici due strumenti che abbiamo, abbiamo anche il Pniec, il Piano energetico nazionale che stiamo aggiornando e il motivo dell’aggiornamento è che rispetto al vecchio Pniec sono cambiate le sfide europee, come pure sono cambiati anche gli investimenti, ora di mezzo c’è il Next Generation Eu e quindi qualunque programma di grande visione come il Pnrr va inquadrato in una strategia nazionale che deve recepire i grandi traguardi nazionali”.

Cingolani ha parlato del via libera della Commissione europea al Pnrr che sarà ufficializzato oggi: “più della metà degli investimenti del Pnrr andrà in questioni energetiche. L’esigenza primaria è decarbonizzare, mentre elettrificare è la parola d’ordine. Elettrificare ovviamente con energia rinnovabile. Quello che conta è il giudizio dell’Unione europea, che è l’ente finanziante. Noi eravamo convinti di aver fatto la cosa giusta, e questa è la dimostrazione. Il resto sono chiacchiere”.

Detto questo, il Pnrr “non può ridursi ad acquistare tecnologia da altri paesi e portarla a casa nostra. Dobbiamo approfittare di questa possibilità per potenziare la nostra supply chain. Dobbiamo ancorare la produzione delle batterie, nel settore automotive per esempio, alla filiera delle gigafactory europee. È una strada da seguire con molta attenzione, che crea lavoro e sviluppo”.

Più in generale, Cingolani ha espresso dubbi sull’efficacia delle poiltiche sul clima in assenza di un coinvolgimento dei grandi emettitori mondiali. Quello dell’Europa “potrebbe essere uno sforzo vano se non convinceremo gli altri a condividerlo. Ci faremo in quattro per annullare questo 9%, pero è altrettanto evidente che se Paesi più grandi dell’Europa non condivideranno la sfida, rischieranno di fare loro quel 9% che noi abbiamo con tanto sforzo cancellato”, ha detto. Un mancato allineamento che ha anche “delle implicazioni enormi ad esempio sul costo finale dei prodotti”, con i nostri prodotti “più costosi perché saranno verdi” a fronte di “prodotti come i nostri ma non verdi, che costeranno di meno e quindi bisognerà anche essere intelligenti sul mercato a calmierare a bilanciare queste operazioni”. Insomma, “è una trasformazione estremamente complessa, epocale, ed è inutile nascondere il fatto che non sia facile dal punto di vista nazionale e internazionale, dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione”.

22/06/2021

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