SQ – Cingolani su transizione auto, sussidi e upstream

Articolo di Staffetta Quotidiana

Prima eliminare le euro 0-2. Su Sad evitare scompensi sociali. Gas, valutare uso giacimenti italiani. Ultimata revisione Pniec. Dlgs Fer, c’è ok delle Regioni. Affondo sulle Soprintendenze

Per quanto riguarda la mobilità sostenibile bisogna innanzitutto promuovere la sostituzione delle auto più inquinanti, piuttosto che puntare solo sull’elettrico. Inoltre l’Europa deve prendere delle decisioni coerenti, perché non si può promuovere la nuova normativa per i motori Euro 7 e, contemporaneamente, chiedere agli Stati membri di passare integralmente all’alimentazione elettrica entro il 2035. È il monito lanciato dal ministro della Transizione ecologica Cingolani che è stato ascoltato oggi dalle commissioni Ambiente di Camera e Senato sul “Piano per la transizione ecologica”. Nel corso dell’audizione, Cingolani ha anche parlato dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad), concentrandosi in particolare sulla filiera dell’automotive. Non è mancato poi un passaggio sul rincaro del costo dell’energia, rispetto al quale il ministro ha suggerito di sfruttare maggiormente i giacimenti di gas italiani. Infine Cingolani ha annunciato di aver ultimato la revisione del Pniec e di aver incassato (ieri) l’ok della Conferenza Unificata sul decreto legislativo di recepimento della direttiva Red II.

Partendo dalla mobilità, il ministro ha spiegato che questo comparto è responsabile di circa “un terzo del totale nazionale delle nostre emissioni. In Italia – ha aggiunto – abbiamo all’incirca 40 milioni di automobili e ce n’è una larga fetta, circa 12 milioni, che sono euro 0-1-2-3 e 4”. Secondo il ministro bisogna quindi accelerare verso la transizione elettrica, considerando tuttavia che la sostituzione delle auto più inquinanti può rappresentare un costo rilevante per le famiglie a reddito più basso. “Faccio notare – ha puntualizzato Cingolani – che caricare automobili elettriche con energia che è ancora prodotta con sistemi a gas, certamente decarbonizza rispetto a una macchina inquinante, ma non molto. Quindi la vera transizione della mobilità la avremo quando riusciremo a ricaricare tutte le batterie con energia verde”. Cingolani ha pertanto ribadito che “la transizione dell’automotive deve favorire in questo momento il passaggio delle auto euro 0-1-2 quantomeno a dei modelli ibridi, che vadano davvero ad abbattere le emissioni. Non possiamo aspettare nove anni – ha proseguito – per cambiare queste macchine e non abbiamo modo di far acquistare adesso delle auto elettriche a chi possiede dei mezzi euro 0 o 1”. Il ministro ha anche detto di essersi confrontato con i commissari Ue Timmermans e Simson, auspicando una posizione chiara dell’Europa. “Da un lato – ha dichiarato Cingolani – l’Europa sta spingendo per fare la normativa Euro 7, facendo pensare che se si investono centinaia di miliardi nel settore dell’automotive non lo si fa per togliere dopo pochi anni il motore a combustione interna. Allo stesso tempo l’Europa sta spingendo in un’altra direzione, ossia sul full electric. Su questo – ha ribadito – siamo tutti d’accordo, ma solo quando avrò l’energia verde per caricare le batterie”.

Per quanto riguarda invece i Sad, Cingolani ha ricordato che “secondo la normativa europea vanno rimossi. È altrettanto ovvio – ha evidenziato – che la rimozione dei Sad ha un impatto su numerose fasce strategiche, come il trasporto o il comparto agricolo”. Per questo il ministro ha confermato di non voler dare “segnali ambigui” sulla rimozione dei Sad, introducendo tuttavia degli strumenti di “redistribuzione” per evitare “scompensi sociali”. Nello specifico, il ministro ha fatto l’esempio della cancellazione dei Sad “per certi carburanti fossili” che potrebbero andare a “compensare i costi del lavoro”. L’idea, che il ministro sta discutendo nell’ambito del Cite, sarebbe quella di riconoscere all’imprenditore dei trasporti che paga di più il carburante un vantaggio di “tipo fiscale o sulla dichiarazione dei redditi”.

Il ministro ha poi concordato sul fatto che il “Piano per la transizione ecologica” deve essere coordinato con tutti gli altri strumenti di pianificazione in materia di energia e ambiente. A tal proposito, Cingolani ha annunciato che la revisione del Pniec “in questo momento è ultimata, ha ricevuto gli ultimi valori, gli ultimi dati e quindi ci stiamo lavorando”. La Conferenza Stato-Regioni ha inoltre dato ieri il via libera allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva Red II. “Sono molto contento di questo”, è stato il commento del ministro.

Rispetto al tema del rincaro delle bollette, per Cingolani “ci saranno ulteriori aumenti del costo del gas”. Sul punto, il ministro ha ricordato che l’Italia “consuma 73 miliardi di metri cubi di gas ogni anno e ne produce 4,6”. Una soluzione per far scendere i prezzi dell’energia potrebbe quindi essere quella di estrarre più gas in Italia “dai giacimenti che già ci sono”, non da nuovi. “È una cosa che ancora non ho studiato – ha puntualizzato Cingolani – ma ci sto facendo una riflessione”. L’idea del ministro, in sintesi, è di mantenere il consumo di gas costante, sfruttando al meglio le riserve presenti in Italia al posto di comprare l’energia dall’estero. I soldi risparmiati dall’Iva, trasporto e stoccaggio, ha fatto notare Cingolani, “li potremmo investire in mitigazione di bolletta”.

Infine non è mancata una stoccata alle Soprintendenze che stanno bloccando le istallazioni di nuovi impianti rinnovabili. “Il passaggio alle rinnovabili, quindi questo formidabile incremento che ci deve portare ad installare fra 60 e 70 GW di centrali elettriche rinnovabili entro il 2030, è la cosa più inderogabile e più improcrastinabile. Solo se riusciremo a mantenere il cronoprogramma su queste installazioni – ha detto Cingolani – sarà possibile contestualmente far partire le altre grandi iniziative di decarbonizzazione”. Il problema è che “in questo momento abbiamo 3 GW di impianti eolici e solari che sono bloccati dalle Soprintendenze. Si tratta della metà di quello che dobbiamo fare nel primo anno di Pnrr, perché le soprintendenze dicono che l’impatto paesaggistico non è accettabile. Purtroppo tutte le richieste sono bloccate – ha continuato – non ce n’è nessuna che passa, quindi sono tutte sbagliate, anche se hanno l’approvazione Via”. Per questo il ministro ha chiesto “di portare al Consiglio dei ministri la decisione. Se dopo un po’ le cose non vanno avanti – ha concluso – si procede con i poteri sostituivi dello Stato. Spero di non dover fare questo per ogni benedetto impianto. Spero che ci sia un intendimento comune, perché altrimenti è chiaro che stiamo parlando due lingue diverse”.