SQ – Come nasce il rapporto Aie “Net zero” (e come è stato recepito)

Articolo pubblicato da Staffetta Quotidiana il 10 giugno 2021

Il dibattito al webinar Assopetroli con Cozzi, Bernardini, Rossetti, Gallitelli e Stagnaro

Il rapporto Aie sulle modalità per raggiungere le emissioni nette zero al 2050 è stato probabilmente il più ripreso, commentato e strumentalizzato tra i lavori dell’Agenzia da diversi anni a questa parte. Anche per questo è stato interessante il confronto sulla sua genesi e sulla sua ricezione svoltosi questa mattina all’evento in videoconferenza organizzato da Assopetroli-Assoenergia, con la partecipazione di Laura Cozzi, chief energy modeller dell’Aie, l’ambasciatore Antonio Bernardini, rappresentante permanente d’Italia nelle organizzazioni internazionali a Parigi, Carlo Stagnaro (Istituto Bruno Leoni), Andrea Rossetti (presidente Assopetroli) e Sebastiano Gallitelli (segretario generale). Un evento che si inserisce nello sforzo della rappresentanza d’Italia presso le organizzazioni internazionali a Parigi per fari “incontrare” le realtà italiane con l’Aie (v. Staffetta 05/05).

Partiamo dalla fine. Nel chiudere i lavori, Bernardini ha riassunto il senso del rapporto, commissionato dal governo del Regno Unito in vista della Cop26: “nella comunità internazionale – ha detto – i grandi player stanno convergendo sull’obiettivo net zero al 2050, e questo è un dato nuovo. Non dobbiamo cercare di relativizzare i rapporti o i percorsi indicati, perché il consenso politico si sta rafforzando, come è successo con la digital tax e sulla tassa per le multinazionali”. Quello della transizione e del cambiamento del clima “è diventato il tema politico più importante a livello internazionale. Ora c’è un consenso forte anche da parte americana: la novità è che gli Stati Uniti sono entrati in campo rafforzando questa agenda, e così stanno facendo anche i cinesi. Fino a pochi anni fa gli europei facevano i loro programmi, li portavano in contesti internazionali e Stati Uniti e Cina guardavano da un’altra parte. Oggi questo non c’è più: la direzione è chiara”.

Bernardini ha poi citato il recente “ritratto” che il Financial Times ha dedicato al ministro del petrolio saudita Abdulaziz bin Salman (v. Staffetta 07/06) che, commentando il rapporto Aie, ha detto che “chi lo ha fatto non è in contatto con la realtà. È evidente – ha detto Bernardini – che non è musica per le orecchie di chi produce petrolio. Però è un giudizio sbagliato, la direzione è quella”.

La neutralità climatica, ha detto Gallitelli in apertura, è un obiettivo ambizioso e per questo “è necessario dare la possibilità a tutti i vettori e le energie di competere. Altrimenti si rischia di fare scelte basate sulla tecnologia attuale che in futuro potrebbero essere subottimali dal punto di vista economico o ambientale”. Gallitelli ha ricordato che Assopetroli ha di recente firmato con altri 223 tra associazioni, imprese e accademici, una lettera all’Unione europea per sostenere l’obiettivo della neutralità al 2050, sottolineando “le proposte di sostegno e di sforzo ulteriore per gli investimenti in ricerca e sviluppo”. Un cammino, questo della transizione, “difficile e duro, che lascerà sul campo morti e feriti”, ha concluso Gallitelli.

Bernardini ha sottolineato che l’Aie è “una piccola organizzazione che nasce nel 74 dall’Ocse per occuparsi del tema della sicurezza energetica”. Un’organizzazione che “ha saputo conquistarsi grande considerazione internazionale per la qualità del lavoro ed è ormai un punto di riferimento per l’attività economica e politica globale”. L’Aie, ha aggiunto, “sta mutando un po’ pelle negli ultimi anni, è sempre più un luogo di confronto tra Paesi produttori e consumatori e oggi concentra la propria attenzione sui temi della transizione energetica”. E dal momento che i governi si pongono l’obiettivo “zero netto al 2050”, è essenziale un “focus sul settore energetico che rappresenta i tre quarti delle emissioni di gas serra”. Un’operazione “complessa e piena di rischi”, da cui discende “la mia idea di organizzare questa conversazione” per alimentare un “dibattito fondamentale per chi investe in questo settore”, ha concluso.

Cozzi, dopo aver ricordato che Bernardini è “uno dei membri più attivi del governing board dell’Agenzia”, ha ricostruito la genesi del documento: “il direttore Fatih Birol a settembre chiamò me e un collega dicendoci ‘c’è un numero crescente di Paesi che si sta ponendo l’ambizione di arrivare a zero emissioni nette al 2050. Non abbiamo analizzato cosa vuol dire per il settore energetico. Abbiamo gli strumenti per farlo?’ A settembre dell’anno scorso – ha proseguito Cozzi – non avevamo gli strumenti. Ci volevano modelli che non avevamo. Per cui abbiamo passato quattro mesi a costruire l’ingegneria, con l’ambizione di tradurre in concreto cosa vuol dire arrivare a zero emissioni al 2050 a livello mondiale”. Detto che “non c’è una sola traiettoria ma tante possibili”, il lavoro si è snodato su tre assi. Il primo è “evitare di avere stranded asset, per esempio le reti gas ma anche centrali fossili o reti di distribuzione. Il secondo è la transizione giusta: ci sono winner e loser, sia tra Paesi che tra diverse classi nello stesso Paese. Il terzo è l’utilizzo di tutte le tecnologie”. Il risultato è che il sentiero è “stretto ma fattibile”, soprattutto considerando che “i governi di Paesi che rappresentano il 70% delle emissioni globali hanno detto che vogliono raggiungere lo zero al 2050”.

Cozzi ha quindi elencato alcuni punti cardine del rapporto: l’elettricità coprirà il 50% del fabbisogno energetico globale, con il resto affidato ai combustibili che dovranno evolversi con Ccs, biocarburanti, biomasse, e-fuel e idrogeno; la necessità di minimizzare l’impatto sul lavoro, visto che il settore energetico occupa 40 milioni di addetti e la transizione creerà 14 milioni di posti di lavoro addizionali ma ne distruggerà 5, soprattutto nei settori del carbone, del petrolio e del gas.

Detto questo, “non può esserci transizione senza sicurezza degli approvvigionamenti”, e il primo punto qui resta “la sicurezza degli approvvigionamenti petroliferi”. Il rapporto Net zero “non prevede che la domanda oil arrivi a zero nel 2050. Alcuni comparti più ambientalisti – ha sottolineato Cozzi – fanno l’equazione ‘zero emissioni uguale zero combustibili fossili’. Per noi non è il caso. Al 2050, anche nello scenario Net zero, ci sono ancora 25 mln b/g e il 50% del gas naturale consumato oggi. Ci sarà poi una concentrazione fortissima della produzione petrolifera, tra in Medio Oriente e Paesi Opec, perché il costo è più basso e perché sono economie dipendenti dalla commodity, per cui cercheranno di aumentare la propria base di mercato. E per noi – ha chiosato – questa è un’area di riflessione”. Del tema sicurezza fanno parte anche gli approvvigionamenti di minerali per la transizione e la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico, vista anche la crescente centralità del vettore.

Cozzi ha infine definito “frustrante” il fatto che “molti giornali, nel parlare del rapporto Aie, si sono concentrati sullo stop ai nuovi pozzi di petrolio e gas e alle centrali a fonti fossili”.

Una riflessione cui ha risposto Stagnaro ricordando che i temi “erano gli unici citati nel comunicato, e molto in alto” e che il “fraintendimento è nelle cose, è inevitabile in una certa misura”, che sul fatto che il rapporto non è prescrittivo ma descrittivo. Stagnaro ha infine invitato a “rendere periodico questo lavoro, con un’attenzione a scendere nel dettaglio del ventaglio delle opzioni possibili”.

Cozzi ha risposto assicurando che l’Aie “continua a lavorare sul rapporto Net zero”, che il lavoro sarà “più centrato sulle differenze regionali” e ha specificato che il rapporto non parla di “phase out delle caldaie a gas, che l’indicazione non riguarda le caldaie esistenti ma delle nuove installazioni. E – ha aggiunto – se sono hydrogen ready si possono continuare a vendere”.

Rossetti ha raccolto l’invito a un “appuntamento periodico” per “creare consapevolezza su quella che è la sfida più grande che l’umanità è chiamata a affrontare, per tempi e dimensione”. In Italia le Pmi “sono l’attore principale nel mondo produttivo” e noi “non vogliamo giocare una battaglia di retroguardia o di difesa di rendite di posizione” ma piuttosto “giocare un ruolo attivo”, coniugando la necessaria transizione dall’alto riempiendo gli spazi di quella dal basso, “lavorando per connettersi con le comunità locali, per superare le resistenze al cambiamento e alle nuove infrastrutture energetiche”, sapendo che “non esistono pasti gratis e che bisogna cercare i trade off”. Quanto alla rete carburanti, “da tempo non ragioniamo più sulla base di carburanti fossili o meno ma su carburante liquido, gassoso, elettrico. E nessun luogo è più attrezzato della stazione di servizio per le ricariche super veloci”. Ma le Pmi di Assopetroli-Assoenergia possono giocare un ruolo importante anche sulla generazione elettrica da rinnovabili: “le nostre imprese, sia individualmente che aggregate, sono in grado di approcciare questi investimenti, anche integrandoli con la vendita di energia elettrica sui punti vendita”. Insomma, ha concluso Rossetti, la rete carburanti “ha la possibilità di non diventare uno stranded asset ma di riconvertirsi e avere una funzione essenziale per il Paese, passando attraverso una ristrutturazione che non sarà banale, diventando, come ha detto il ministro Cingolani, un supermercato del pieno”.

11/06/2021

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