SQ – Frodi carburanti, i dubbi sulle ultime norme di contrasto

Articolo pubblicato il 30 marzo 2021 da Staffetta Quotidiana

L’approfondimento di Assopetroli-Assoenergia

Le norme introdotte dalla legge di Bilancio 2021 saranno efficaci nel contrastare le frodi nella distribuzione carburanti? Questa la domanda al centro dell’evento organizzato ieri da Assopetroli-Assoenergia (v. Staffetta 25/03), nell’ambito del ciclo “Un caffè con… ” (v. Staffetta 22/02). Hanno partecipato al dibattito il segretario di Assopetroli Sebastiano Gallitelli e il vicepresidente Simone Canestrelli, che hanno dialogato con l’avvocato Ettore Sbandi dello studio Santacroce & Partners.

Canestrelli ha rivendicato il ruolo dell’associazione nel lanciare l’allarme sul fenomeno delle frodi: “Abbiamo denunciato, abbiamo spiegato, abbiamo partecipato ai tavoli, non sempre abbiamo condiviso ma abbiamo sempre collaborato. Il risultato – ha detto – è quasi paradossale”. Il nuovo contesto, le norme che si sono stratificate negli anni “hanno complicato la vita agli operatori tradizionali e non hanno scoraggiato i nuovi entranti, tanto ben attrezzati finanziariamente e organizzativamente”. Le nuove regole, ha aggiunto, “hanno reso il mercato perfettamente mappato tracciato, tanto da consentire, volendo, di intervenire in tempo reale, come mai prima d’ora. Le nuove regole del gioco – ha insistito Canestrelli – hanno dato alle amministrazioni competenti una possibilità ed efficacia di intervento che prima non c’era”. Ora “il nostro posizionamento è chiaro, leale e trasparente: diciamo no a nuovi interventi normativi o di prassi che rischiano di allargare il divario tra il buono e il cattivo mercato. Dubitiamo dell’efficacia di un’eccessiva stratificazione normativa che crea nuovi costi diretti e indiretti”. Come ad esempio il “Das full digital” annunciato nell’ultimo open hearing dell’Agenzia delle Dogane che “andrebbe a impattare pesantissimamente sul settore”. Insomma, ha concluso, “la lotta alle frodi non può più essere fatta sulle spalle degli operatori. Qui non si vede la fine del percorso: non riusciamo a vedere quando finirà questo processo di continuo adeguamento normativo e non riusciamo a vedere quando ci sarà di nuovo un mercato sano ed equilibrato”. Canestrelli ha chiuso l’intervento ricordando la proposta originaria di Assopetroli, quella di applicare al settore il reverse charge, i cui eventuali effetti collaterali negativi sarebbero probabilmente stati ben minori del danno evitato.

Sbandi ha sottolineato la mole di interventi normativi intervenuti in questi ultimi anni per cercare di arginare il fenomeno delle frodi: “come studio tributario non registriamo una mole così pervasiva e quantitativa di nuove norme in un singolo settore. Non esiste ambito tributario soggettivo o oggettivo che abbia avuto questa quantità di interventi”. Sbandi ha poi descritto effetti e limiti delle norme contenute nella legge di bilancio relative al contrasto delle frodi nel settore carburanti (art. 1, commi 1075-78) e ai depositi commerciali di prodotti energetici (art. 1, commi 1128-29). Con queste norme, ha detto, “Il legislatore vuole sapere chi è che opera”. Nell’ultimo quinquennio, ha aggiunto, l’approccio di contrasto alle frodi era “oggettivo”, cioè basato sul controllo di operatori e imposte. Con la legge di bilancio – ha aggiunto – “sembra che ci sia una deriva soggettiva” che punta a controllare gli operatori in via preventiva. 

Questo approccio è particolarmente evidente per volture e trasferimenti: secondo il comma 1077 della legge di bilancio, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli deve verificare l’“affidabilità economica” del nuovo operatore, ma questo requisito “ad oggi è francamente vago” e rischia di sfociare in un eccessivo potere e discrezionalità del controllore. “Qui c’è una mancanza di convergenza tra i propositi di controllo e i requisiti di legge”, ha commentato Sbandi. Dalle prime applicazioni della norma sull’affidabilità economica emergono “operazioni curiose, sì, ma questo dovrebbe giustificare una risposta tipo ‘ci mettiamo fuori dal deposito e controlliamo autobotte per autobotte’, non che non vengono concesse le autorizzazioni estendendo in modo ingiustificato i controlli della normativa”. 

Altro punto oscuro, secondo Sbandi, è quello dei requisiti tecnico-organizzativi minimi che i proprietari dei depositi commerciali devono possedere, pena il mancato rilascio della licenza da parte delle Dogane (comma 1128). Anche qui, le prime applicazioni risultano problematiche. Mentre il sistema dell’Infoil, anche a detta di Gallitelli, produce costi diretti e indiretti molto pesanti per le aziende.

Un altro problema è quello della decadenza delle autorizzazioni per i depositi fiscali, ha detto Sbandi. Con il comma 1078 della legge di bilancio, anche situazioni finanziarie contingenti, appalti e gare, se comportano una sospensione dell’attività di sei mesi, portano alla revoca delle autorizzazioni. Una “disciplina abnorme in termini di rapporto causa-effetto”, ha commentato. Per Gallitelli, queste modifiche normative hanno “probabilmente dei profili di illegittimità che andrebbero controllati”. Il rischio, ha chiosato Sbandi, è che questi provvedimenti vengano impugnati e risolti per via giudiziaria. “Capisco e condivido l’esigenza di razionalizzazione – ha detto – ma si sarebbero potute introdurre delle misure più morbide per questi depositi dormienti”.

Sbandi è tornato sull’evasione Iva. “Se assumiamo che l’Iva si evada molto più delle accise, ci si chiede perché abbiamo una norma sull’Iva a fronte di sette sulle accise”. Per limitare l’evasione dell’Iva, ha proposto di creare una task force: “va bene il lavoro dell’Agenzia delle dogane, ma poi è necessario che qualcuno stia su strada a contrastare questa marea che monta”. Gallitelli ha concordato sulla necessità di coinvolgere tutte istituzioni ma anche le associazioni di categoria. Sbandi ha poi lanciato il monito: “basta un anno di attività illecite per accumulare fortune che possono rendere per generazioni”.

30/03/2021

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