SQ – Frodi carburanti, l’evoluzione del fenomeno nella Nadef

Relazione economia non osservata

Le relazioni dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di finanza. Le statistiche sulle autorizzazioni ai trader e il fenomeno delle false fideiussioni

L’Agenzia delle Dogane ha recentemente creato una struttura ad hoc di coordinamento centro-periferia per “potenziare il contrasto agli illeciti nel settore dei carburanti e in particolare alle frodi Iva che si caratterizzano per importi estremamente rilevanti”. Si tratta del “Gruppo di Lavoro-Dir CP-Licenze accise”, le cui verifiche nel corso del 2020 hanno fatto emergere maggiori diritti accertati per circa 900 milioni di euro. È quanto si legge nella Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale allegata alla Nota di aggiornamento del Def approvata nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri. Nella Relazione trovano spazio il rapporto delle Dogane e della Guardia di finanza sull’evoluzione del fenomeno nel 2020.

La struttura ad hoc, si legge ancora nel capitolo relativo alle attività di controllo dell’Agenzia, “composta da personale appartenente agli uffici centrali e alle principali realtà territoriali, ha lo scopo, tra l’altro, di standardizzare le procedure di rilascio delle licenze per i depositi commerciali, a imposta assolta, nonché delle relative volture, nel settore degli oli minerali, ivi comprese le autorizzazioni allo stoccaggio o all’estrazione presso depositi di terzi, con particolare riferimento alla fase di controllo”.

Nella relazione si ricorda l’importanza della nuova normativa “promossa dall’Agenzia” introdotta con il comma 1077 dell’ultima lege di Bilancio che, in caso di variazione della titolarità o trasferimento della gestione per i depositi dioli minerali, prevede il rilascio del nulla osta da parte dell’Agenzia previa verifica, in capo al soggetto subentrante, della sussistenza del requisito dell’affidabilità economica e dei requisiti soggettivi. Uno strumento che l’Agenzia descrive come “particolarmente efficace per il contrasto preventivo alle frodi nel settore dei carburanti”.

La relazione passa quindi a descrivere le modalità di sviluppo delle frodi “che sempre più vedono interessate associazioni criminali, le quali tendono, in una sorta di circolo vizioso, ad acquisire proprio quelle attività che la loro stessa presenza rende antieconomiche dovendo competere con quelle già controllate dalla criminalità o comunque a essa collegate, che basano le loro politiche di prezzi (al ribasso) sulla loro consistente evasione, soprattutto per ciò che riguarda l’Iva e le accise connesse alla commercializzazione di prodotto agevolato”.

Il precedente regime liberalizzato, prosegue l’Agenzia, “aveva facilitato, infatti, nell’assenza di qualsivoglia filtro all’accesso, l’ingresso nella filiera distributiva dei carburanti di operatori di dubbia provenienza, che subentravano di fatto nella gestione dell’impianto ricorrendo a forme di interposizione fittizia di altri soggetti, in capo ai quali l’efficacia dell’autorizzazione permaneva senza soluzione di continuità. Le attività fraudolente hanno mostrato che, per commercializzare quantitativi elevati di carburanti, i soggetti promotori di frode hanno necessità di poter fruire, a monte, di una rete di depositi di stoccaggio per la distribuzione all’ingrosso dei carburanti ad accisa sospesa e ad accisa assolta e, a valle, di distributori stradali per la vendita al dettaglio”.

A questo punto interviene la nuova normativa sulle volture delle licenze. “Tra le modalità di penetrazione nel mercato dei prodotti energetici – si legge nella Relazione – pervengono agli uffici dell’Agenzia numerose richieste di voltura di licenza d’esercizio di deposito commerciale (art. 25, comma 1 del TUA) da parte di soggetti che intendono subentrare ai precedenti esercenti. Si tratta usualmente di soggetti con modesti redditi pregressi, nonché privi di precedente esperienza nel settore petrolifero o di un serio progetto imprenditoriale economicamente sostenibile in relazione alle condizioni normali di mercato. I depositi oggetto della richiesta sono usualmente inattivi da lungo tempo per sopraggiunta antieconomicità degli approvvigionamenti, ma diventano nuovamente appetibili quali centri di stoccaggio e di distribuzione per effetto degli illeciti guadagni conseguibili con la predetta evasione fiscale”.

In questo contesto “cruciale rilevanza assume l’effettuazione dei controlli fiscali propedeutici alle volture dei depositi, con la finalità di prevenire l’ingresso nel mercato dei prodotti petroliferi da parte di soggetti non affidabili e pericolosi, e consentire l’accesso agli operatori che rispettano i requisiti oggettivi e soggettivi previsti dalla vigente normativa”.

L’attenzione dell’Agenzia “è stata focalizzata prevalentemente sulla figura, numericamente più rilevante, di depositante presso depositi fiscali e destinatari registrati” (articolo 1, comma 945, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, che ha previsto il regime abilitativo dell’autorizzazione allo stoccaggio di prodotti energetici presso depositi terzi – trader). Le attività di verifica “hanno consentito di ridurre drasticamente, nel corso dell’anno 2021, il numero di autorizzazioni rilasciate dagli Uffici Adm per tale tipologia di operatori e, conseguentemente, di non far accedere al mercato società che, pur in assenza di specifiche autorizzazioni o licenze nel settore, si erano già resi responsabili di violazioni gravi e ripetute nel settore Iva”. Il picco delle domande, come si evince dal grafico a pagina 77 della Relazione, si è registrato nel 2020 con quasi 120 richieste, delle quali poco più della metà autorizzate. Nel 2021 a fronte di una settantina di istanze sono state rilasciate meno di dieci autorizzazioni.

Nel complesso, conclude l’Agenzia, “le attività del Gruppo di Lavoro, favorendo il coordinamento centro-periferia, hanno consentito di istituzionalizzare i controlli che devono essere svolti dalle diverse articolazioni dell’Agenzia, consentendo di bloccare l’accesso a soggetti potenzialmente pericolosi. Lo scambio di informazioni all’interno del medesimo Gruppo e con l’Agenzia delle entrate ha altresì fatto emergere numerose correlazioni soggettive tra le Società che hanno richiesto licenze o autorizzazioni ai differenti Uffici Adm sul territorio nazionale, consentendo di delineare un quadro più generale dei soggetti attivi nel settore e di rafforzare i provvedimenti emessi dall’Agenzia”.

Sempre per contrastare i fenomeni illeciti nel settore dei carburanti, l’Agenzia ha promosso nel corso del 2020 ulteriori iniziative di prevenzione, tra cui la revoca delle autorizzazioni/licenze di depositi fiscali e commerciali per prolungata inoperatività (sei mesi); l’introduzione di un sistema informatizzato di controllo per la gestione della detenzione di benzina e di gasolio presso i depositi commerciali di capacità non inferiore a 3.000 mc; l’introduzione di requisiti soggettivi per il rilascio della licenza di esercizio dei depositi commerciali e, inoltre, di requisiti tecnico-organizzativi per quelli che movimentano benzina e gasolio usato come carburante. Infine, l’Agenzia mantiene un costante monitoraggio sul deposito e sulla circolazione nazionale di biocarburanti al fine di evitare abusi relativamente all’obbligo di immissione in consumo previsto.

Nel capitolo relativo all’attività della Guardia di Finanza, troviamo la descrizione del Piano Operativo “Frodi Iva”, con un focus particolare proprio sul settore dei carburanti e sulle ultime evoluzioni del fenomeno. “Le condotte illecite rilevate nel 2020 – si legge – si sono sostanziate nella violazione diretta delle misure antifrode introdotte dal legislatore, con il coinvolgimento dei depositi di stoccaggio nei meccanismi evasivi. In particolare, sono stati scoperti sistemi di frode che prevedono l’utilizzo strumentale di una cartiera nazionale, in veste di intermediario, nell’effettuazione di acquisti di prodotti petroliferi da fornitori ubicati in altri Stati membri dell’Unione europea e nella successiva cessione, in regime di imponibilità, del prodotto ancora custodito nel deposito fiscale al titolare del deposito stesso. Quest’ultimo rivende il prodotto, anche tramite aziende filtro, agli effettivi destinatari finali, estraendolo senza il contestuale versamento dell’Iva, sebbene non in possesso dei requisiti previsti per operare in deroga2.

In alcune indagini, prosegue la Relazione, “è emerso l’intervento di un deposito fiscale in veste di acquirente diretto di prodotti petroliferi di provenienza unionale, successivamente ceduti, in regime di sospensione, ad un altro deposito fiscale ovvero a un destinatario registrato, che estrae il prodotto senza effettuare il previsto versamento dell’Iva e lo rivende, anche mediante società filtro, ai destinatari finali, in aperta violazione della normativa di settore”.

Sono stati registrati, infine, “numerosi casi di acquisto, da parte di una cartiera, di prodotti provenienti da operatori unionali, custoditi in regime di sospensione all’interno di un deposito fiscale/destinatario registrato. A differenza dei sistemi fraudolenti precedentemente descritti, dove l’obbligo di versare anticipatamente l’Iva è in capo al titolare del deposito, quale proprietario della merce immessa in consumo, in questo caso l’obbligo grava sulla cartiera, per conto della quale si verifica l’estrazione della merce. La cartiera – sottolinea la Gdf – si avvale illegittimamente della deroga prevista dal comma 941, ultimo periodo, dell’art. 1 della Legge 205/2017 che consente l’immissione in consumo da un deposito fiscale avente capacità non inferiore a 10.000 metri cubi, senza il pagamento anticipato dell’Iva, mediante la sola prestazione della garanzia patrimoniale. La cartiera, quindi, dietro presentazione di una falsa fideiussione, estrae in deroga il prodotto dal deposito di un destinatario registrato ovvero lo immette in consumo da un deposito fiscale privo dei predetti requisiti dimensionali”.

01/10/2021

ARTICOLI CORRELATI