SQ – Gas: Pistelli (Eni) su acquisti UE, prezzi e transizione

A margine del convegno per l’assemblea annuale Assopetroli

“Il problema non è la carenza di energia ma li prezzo”. Così Lapo Pistelli, direttore Public affairs Eni, ha risposto a una domanda della Staffetta sulle forniture di gas nel prossimo inverno, a margine del suo intervento al convegno in occasione dell’assemblea annuale Assopetroli.

Bisogna tornare a fare contratti di lungo termine sul gas?

Noi abbiamo dei contratti di lungo termine. Il mercato del gas ormai è strutturato su un doppio livello, lungo termine e spot. Ogni soggetto economico ha misurato le sue capacità imprenditoriali sull’esistenza di questo doppio livello. Mi pare che la proposta europea di avere acquisti centralizzati di gas non abbia futuro, non mi sembra una cosa fattibile nell’Europa del mercato, e infatti nel toolbox presentato dalla Commissione europea non c’è. Probabilmente proporranno o faciliteranno l’iniziativa di qualche Paese nel caso in cui voglia creare stoccaggi strategici da mettere in comune, che è una cosa del tutto diversa.

Possiamo stare tranquilli per il prossimo inverno, quanto alle forniture di gas?

L’Italia ha il vantaggio di avere stoccaggi più alti e una flessibilità più alta di altri. I tedeschi, dal canto loro, hanno dimostrato in questi anni di poter utilizzare anche lo switch to coal: in caso di necessità tornano al carbone e quindi non hanno problemi. Quanto alla disponibilità, non c’è un problema di carenza di energia ma di prezzo. È plausibile che nell’arco dell’inverno ci sia una pressione minore rispetto a quella attuale. L’ingresso del Nord Stream 2 alleggerisce la tensione, noi abbiamo i nostri elementi flessibilità – Algeria, Libia, Tap, capacità di stoccaggio e stoccaggi maggiori di altri.

C’è anche Damietta, il liquefattore egiziano.

Damietta è una flessibilità di mercato non pipe ma liquido. Ma il problema è strutturale: se è disincentivato per lungo tempo gli investimenti ma, dal momento che non c’è offerta alternativa, la domanda industriale e di generazione arriva sulle fonti disponibili e non su quelle che immaginiamo ci siano domani. Così è ovvio che c’è il balzo. Il problema è che ci si innamora di una narrativa ma questa non produce una disponibilità concreta, effettiva e immediata di ciò di cui parla. Per alcune tecnologie e fonti non c’è questa disponibilità oggi. La narrazione è tutta concentrata su quale offerta ci sarà domani. Ma nel frattempo la domanda è un’altra.