SQ – Il ruolo della filiera petrolifera nella transizione

20/10/2021: L’assemblea Assopetroli. Rossetti: senza consenso il processo si incaglia. Bernardini: la transizione non è la causa della crisi ma la crisi fa capire cosa succede se la transizione non è gestita bene

La filiera petrolifera e quella delle auto a combustione devono poter partecipare alla transizione energetica nei trasporti. Il rischio, altrimenti, è che la stessa transizione vada incontro a un fallimento. È il messaggio che ha voluto lanciare Assopetroli-Assoenergia dal convegno odierno in occasione dell’assemblea annuale.

Il convegno è stato moderato dal vice direttore del Corriere della sera Federico Fubini che ha aperto i lavori paragonando la transizione energetica alla crisi dell’euro e a quella dei mutui subprime: quelle due crisi, ha detto, “sono passeggiate rispetto alla complessità della transizione energetica, la cui dimensione democratica non è stata ancora messa a fuoco. La cittadinanza si dovrà pronunciare, in un modo o nell’altro”, ha aggiunto.

Enrico Mariutti, presidente Isag, ha sottolineato gli aspetti critici della transizione, in particolare la redistribuzione globale del reddito e delle competenze per come il passaggio è impostato attualmente. “Gli scenari – ha detto – non considerano spesso l’aumento dei prezzi delle materie prime che si sta verificando. L’unica soluzione al cambiamento climatico – ha concluso – è togliere la CO2 in eccesso dall’atmosfera”, indicando della Dac (cattura diretta dall’aria) quale tecnologia su cui puntare, pronta tecnologicamente ma non ancora dal punto di vista dei costi.

La sottosegretaria Mite Vannia Gava ha sottolineato la necessità di salvaguardare l’economia e l’ambiente insieme, evitando strategie improvvisate “dalla sera alla mattina”. Il ministero dell’Ambiente, ha detto, “ha cambiato filosofia. Non so se abbia mai partecipato alle vostre assemblee. Dobbiamo dialogare per fare un lavoro di squadra. Si rischia di chiedere troppo e farsi male tutti. La tecnologia deve aiutarci a raggiungere gli obiettivi e superare l’impasse”.

Lapo Pistelli, direttore Public affairs di Eni, ha sottolineato che le compagnie come Eni “fanno investimenti con un occhio a che non siano stranded”. Quanto al caro prezzi, ha ricordato che l’Europa “è una scatola vuota di energia” e che “siamo price taker, per cui non ha senso lamentarsi di pagare troppo”. Il pacchetto Fit for 55 “è molto autocentrato dal punto di vista europeo. L’Unione europea vuole guidare il mondo con l’esempio e con l’azione. La leadership però non si misura da quanto vai avanti ma da quanti ti seguono, si misura con i follower. Quella di von der Leyen rischia di essere una leadership senza follower”. Insomma, il Fit for 55 “sta mettendo troppa fretta al sistema”. Pistelli ha quindi espresso “dubbi sull’approvazione della direttiva sulla tassazione energetica per cui serve l’unanimità. Nel pacchetto ci sono molte cose positive, come gli obiettivi sull’aviazione e sullo shipping. Ma il punto è che la transizione deve unificare e non spaccare il pianeta”.

Il presidente Andrea Rossetti ha definito quella attuale una “scarsità desiderata”, avvertendo che “se non c’è consenso il percorso della transizione si incaglierà” e definendo poi inopportuno un intervento sui sussidi dannosi e la riedizione della robin tax emersa nel dibattito parlamentare sul caro energia. Ha quindi sottolineato le difficoltà dell’extrarete che “sta fornendo un polmone di liquidità alle imprese italiane di 3,5 miliardi di euro al mese”, grazie alle dilazioni di pagamento. Tornando alla transizione, “si è mollato l’ormeggio della neutralità tecnologica con il ban alle auto benzina e diesel al 2030 e alle ibride al 2035”, ha detto. “Mentre anche l’Aie dice che molte delle tecnologie che serviranno alla decarbonizzazione ancora non esistono. E quello delle auto elettriche a zero emissioni è solo un trucco retorico”. Il rischio per la filiera petrolifera è di “non poter partecipare alla transizione dei trasporti”, mentre la “buona notizia è l’accordo di governo tra le forze politiche in Germania, in cui si parla della tutela dell’industria automobilistica e dei motori termici, considerando a zero emissioni anche le auto termiche che vanno a carburanti bio o e-fuel”.

Fabrizia Vigo di Anfia ha sottolineato che “il settore auto è uno dei più normati” e che “se le famiglie non sono supportate non cambiano l’auto”. Anfia chiede di riportare l’obiettivo di riduzione delle emissioni al -45% al 2030 e di rivedere il ban nel 2028.

Si è poi passati alla tavola rotonda politica. Secondo Luca Squeri (FI) il pacchetto Fit for 55 “non è sostenibile per come è scritto attualmente. La buona notizia è che è modificabile, la cattiva è che c’è una situazione politica in Europa in cui lo slogan tutto elettrico ha assunto una forza che non è facile contrastare. Ma è necessario far valere le ragioni, il percorso così tracciato non è sostenibili”.

Per Nicola Procaccini (Fdi), l’approvvigionamento energetico “deve essere una zona franca da appartenenze politiche e va tirato il freno di emergenza rispetto al furore ideologico che c’è in Europa”.

Per Gian Luca Benamati (PD) “il punto non sono gli obiettivi ma il percorso. Perché – si è chiesto –abbiamo abdicato all’idea del ruolo di hub del gas per l’Italia? Potevamo essere il primo anello della fornitura al Nord Europa invece dell’ultimo per il gas che viene da Nord. Il Tap ci avrà pure insegnato qualcosa”. quanto al pacchetto Fit for 55, “è discutibile e i carburanti tradizionali avranno un ruolo”.

Paolo Arrigoni (Lega) ha ricordato che il gas “non è nella tassonomia UE” ed espresso “perplessità sull’estensione dell’Ets a navi, trasporti e edilizia”, schierandosi contro la revisione dei Sad in queto momento e contro il ban dei motori a combustione nel 2035 “voluto dalle case auto tedesche”, mentre ha rilevato “spiragli sulla questione del calcolo delle emissioni sul ciclo di vita, su cui abbiamo dato indicazioni in questo senso sul Dlgs veicoli puliti”. Il problema, ha concluso, è che “con il Fit for 55 rischiamo di spostare il baricentro geopolitico mondiale verso la Cina”.

Ha chiuso i lavori Antonio Bernardini, ambasciatore presso le organizzazioni internazionali a Parigi, ponendo l’accento sul nuovo clima e la nuova disponibilità in materia di transizione manifestata da Cina e Usa rispetto a qualche anno fa. Citando il rapporto Aie “Net zero”, l’Agenzia, ha detto, “ha ritrattato l’errore sottolineando che non esiste una sola strada per raggiungere gli obiettivi. Quella che ha prodotto non è una bibbia e le evoluzioni più recenti fanno capire che il percorso è accidentato. Detto questo – ha concluso – la causa della crisi non è la transizione ma la crisi fa capire cosa può succedere se la transizione non è gestita in modo oculato”.