SQ – Referendum, se l’energia si schiera

Il fatto che cinque associazioni dell’energia, del calibro di Confindustria Energia, Assomineraria, Assoelettrica, Wec Italia e Assorinnovabili, firmino insieme un manifesto per una campagna promozionale è già di per sé eccezionale, lo è ancora di più il fatto che questa campagna finisca per essere, anche se non lo si vuole dire apertamente, in favore del Sì al referendum del 4 dicembre sulla modifica della Costituzione italiana. Un mezzo miracolo realizzato da Claudio Velardi che infatti, in un’intervista di questa mattina su Italia Oggi, se ne attribuisce tutto il merito: un personaggio con un ragguardevole passato politico (Pci, Pds, Ds) e giornalistico, oggi partner di Reti, una società di lobbying, media e public affairs. Che sta organizzando per queste associazioni, oltre a interviste doppie a esponenti del sì e del no, un costoso tour in cinque tappe “nei luoghi dove l’energia italiana nasce, cresce e si rinnova” sulla parte della riforma relativa alla modifica del Titolo V della Costituzione (art. 31), che si concluderà a fine novembre, giusto alla vigilia del referendum, con quella che viene definita addirittura “La costituente dell’energia”: un evento nazionale con la presenza di personalità del Governo, amministratori locali ed esperti del settore. Con l’appoggio, va detto per completezza di informazione di “ottimisti&razionali”, un comitato nato nel marzo scorso in favore del No al referendum che voleva bloccare l’attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi. A cui parteciparono il 17 aprile quasi 16 milioni di elettori, schierati per l’85,84% in favore del Sì e per il 14,16% in favore del No, insufficienti comunque a raggiungere il quorum.

Una discesa in campo di quasi tutto il settore dell’energia che fa capo a Confindustria giustificata oggi dal fatto che il Titolo V, così come riformulato nel 2001, ha dato origine a quella che viene definita “una complessa dialettica Stato-Regioni, segnata da conflitti di competenze, pastoie burocratiche, sovrapposizioni e contraddizioni”, su cui a livello industriale e commerciale c’è indubbiamente un vasto schieramento a favore del cambiamento. Senonché, a differenza dei referendum sul nucleare e sulle trivelle che consentivano un approccio laico, questa volta il quesito su cui gli italiani sono chiamati a esprimersi è impacchettato in un insieme di quesiti che riguardano la modifica di molti altri articoli della Costituzione. Detto in parole più semplici: non è possibile modificare il Titolo V senza modificare insieme tutto il resto. Piaccia o non piaccia, una sorta di grimaldello e un discorso che diventa ipso facto eminentemente politico. Con tutto ciò che ne potrebbe scaturire dopo il referendum per chi si è schierato per il Sì se dovesse vincere il No.

Riflessioni che avrebbero forse consigliato di evitare un discesa in campo così diretta e così a ridosso del voto. Perché alla fine il conto dei costi e dei benefici potrebbe non tornare e complicare ancora di più quella “transizione energetica”, già di per sè complessa e difficile, che è in pieno svolgimento nel Paese e che dovrà andare avanti a prescindere dall’esito del referendum. E di cui l’aggiornamento della SEN è solo un capitolo. Una transizione che non sarà né rapida né a buon mercato e che non potrà avvenire a prescindere da questa o quella energia, vecchia o nuova, ma richiederà una forte collaborazione tra tutti gli interessi in campo e con tutte le forze politiche parlamentari, concentrandosi più che sugli aspetti politici dei problemi su quelli tecnici. Quindi, per essere ottimisti e razionali, più che di una campagna “Energie al voto” avremmo bisogno di promuovere una campagna “Energia unita”.

Pubblicato dalla Staffetta Quotidiana il 21 ottobre 2016

21/10/2016